Schloßplatz, storia di una piazza dalle tante vite

12 June 2013

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il Berliner Stadtschloss nel 1900

il Berliner Stadtschloss nel 1900

di Davide Rosa

Berlino, dicembre 1950. Ha inizio una vicenda dagli sviluppi insoliti, motivo di un acceso dibattito di natura multidisciplinare ancora oggi aperto. Nella Repubblica Democratica Tedesca, tra le proteste dei cittadini, vengono demolite le rovine del Berliner Schloss sulla Spreeinsel.

L’edificio, eretto nel 1443, è residenza principale dei Margravi di Brandeburgo ed in seguito dei Re di Prussia. Oggetto nel corso dei secoli di continui ampliamenti e radicali modifiche stilistiche, subisce gravi danni a seguito dei bombardamenti del febbraio 1945.

Nello scenario del dopoguerra di una Berlino devastata e divisa in zone di occupazione, la presenza dei resti del castello nel settore sovietico si colloca come una pesante eredità simbolica in controtedenenza alle idee socialiste della neonata DDR. L’ipotesi della ricostruzione è lontanissima nonché onerosa, nel nuovo pensiero politico non c’è alcun spazio per un castello prussiano.

Si opta quindi per la demolizione totale. L’area è liberata dall’ingombro della residenza nobiliare di cui non resta più nulla ad eccezione del portale da cui Liebknecht annunciò nel 1918 la nascita della Repubblica Socialista, integrato nella facciata della sede del Consiglio di Stato come mastodontico feticcio.

Il vuoto lasciato, oltre che essere di carattere storico, ha anche dimensioni considerevoli. Provvisoriamente trasformato nella Marx-Engels Platz, vedrà nel 1976 la costruzione del Palast der Republik, edificio polifunzionale e Parlamento della DDR dal volume monolitico e dalle facciate in vetro arancione riflettente.

Palast der Republik, 1977

Palast der Republik, 1977

Anche quest’ultimo avrà vita breve: svuotato della sua principale funzione a seguito della caduta del Muro ed utilizzato esclusivamente per ospitare eventi culturali, viene demolito tra il 2006 ed il 2008 a causa dell’alta presenza di amianto nella costruzione. Anche in questa occasione, il disappunto della cittadinanza conterà poco.

Il destino di quest’area, d’altronde, è già stato pianificato nel 2003. Un bando di concorso prevede la ricostruzione del Castello degli Hohenzollern, o meglio di qualcosa del genere. Non si tratta infatti di una fedele riproduzione dell’originale, ma di un nuovo polo chiamato Humboldtforum, che del castello avrà solo lo stile delle facciate e della cupola.

Anche la funzione sarà decisamente differente da quella precedente: di carattere espositivo, conterrà prevalentemente la collezione del Museo Etnografico oggi situato nel quartiere di Dahlem, una libreria, spazi destinati alla Humboldt Universität ed un’area di ben 11.000 metri quadri adibita a shopping mall.

Per la decorazione delle facciate sono previste otto nuove sculture, tredici capitelli, fregi, bassorilievi, trentuno aquile, settantuno metope ed altri centoquarantaquattro elementi sculturei. Il già citato portale verrà accuratamente duplicato.

Per finanziare la realizzazione del progetto vincitore dell’architetto italiano Franco Stella, saranno necessari ben 590 milioni di euro. L’inizio effettivo dell’opera è previsto nei prossimi mesi, l’inaugurazione nel 2019. A programma stabilito però, i dubbi restano ancora tanti e la polemica che ne segue è aspra.

Se ciò che viene giustificato come il tentativo di restiture alla città un pezzo di storia mancante fosse invece una barbara riscrittura storicista? Se ci trovassimo in realtà di fronte ad un evidente paradosso, ad un’enorme ed ovvia contraddizione in termini? Se erigere ex novo l’imitazione di un edificio del passato equivalesse a creare un falso storico?

Mai come in questo caso si ha l’impressione di assistere ad un approccio poco critico e cosciente della stratificazione storica di una città, ad una vera e propria negazione della contemporaneità, alla fine del nuovo.

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