Sputnik Kino: un’utopia spaziale a Kreuzberg – REPORTAGE

23 May 2016

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Questo articolo è stato realizzato nell’ambito del Laboratorio di Reportage organizzato da Le Balene Possono Volare, in collaborazione con Il Mitte

British Shorts 2013

British Shorts 2013 © Sputnik Kino

di Anna Foieni e Gianluca Cedolin

“Chi deve vedere Im Spinnwebhaus mi segua”.
Una decina di persone si alzano e percorrono il corridoio che porta alla sala 2, non quella con le sedie scavate nel muro di mattoni, ma quella piccolina, con 20 posti (di cui sette da due persone) e un’atmosfera simile a quella che si vive quando si guarda un film in salotto con gli amici. Mentre fuori il sole brilla rosso sui tetti di Kreuzberg, ascoltiamo così il racconto di Andrea Stosiek, all’inizio proiezionista e poi, dal 2008, direttrice dello Sputnik Kino.

Se riescono a superare la fatica e la superstizione di scalare 113 gradini, gli appassionati di cinema potranno godere di un’esperienza unica nel “cinema più alto di Berlino”. Le vetrate e le tre terrazze, che lasciano intravedere una vista mozzafiato della capitale tedesca e i posti a sedere incastonati in un muro di mattoni, sono solo due delle tante prerogative di questo piccolo cinema d’essai, oggi nascosto in un cortile dalle parti di Südstern, nel quartiere di Kreuzberg, e fondato dallo Sputnik Kollektiv nel 1984.
Il cinema prende il nome dalla leggendaria navicella Sputnik 1, il primo satellite artificiale lanciato in orbita il 4 ottobre del 1957 da parte dell’Unione Sovietica.
“Sputnik” in russo significa compagno di viaggio e rappresenta appieno l’aria che si respirava in quegli anni. La navicella, dalla forma ellittica e dotata di quattro antenne radio, diede il via a quelle che sarebbero poi state tutte le missioni spaziali future, dal lancio in orbita della cagnolina Laika sino al viaggio di Jurij Gagarin e alle nuove missioni su Marte.

Un grande nome, quindi, per un piccolo cinema indipendente: una macchina che ha cambiato le sorti del mondo e, allo stesso tempo, un simbolo di unione della forza di più persone. Il primo Sputnik viene fondato nel 1984, in piena Guerra Fredda, a Wedding, nella Berlino Ovest, ma a pochi passi dal confine orientale della città.
La sede si trovava nella ReinickendorferStrasse ed era nata grazie all’opera di alcuni ragazzi appartenenti al gruppo Sputnik Kollektiv. Non era solo un cinema nel senso stretto del termine, ma un vero e proprio centro artistico e di promozione di nuovi talenti, magari anche “scomodi” per la comunità del tempo: venivano proiettate pellicole di artisti emergenti, si svolgevano incontri pubblici nei quali si discuteva di omosessualità, si organizzavano eventi poi divenuti storici come il primo concerto berlinese dei Sonic Youth, nel 1986.

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OLYMPUS DIGITAL CAMERA © Sputnik Kino

Tra i membri fondatori dello Sputnik troviamo Stefan Arndt, oggi affermato produttore cinematografico e tra i creatori della X-Filme, casa che ha dato vita a film del calibro di Lola Corre (1998), Good Bye Lenin(2003), Mein Führer (2007).
L’idea di spostare il cinema a Kreuzberg nella sua location odierna è proprio di Arndt, che inizialmente prese in affitto l’attuale cinema per installarvisi insieme ad altri ragazzi del collettivo. Al tempo l’area non si presentava come l’elegante complesso che vediamo oggi, ma comprendeva una vecchia fabbrica e dei locali punk-rock spesso illegali o occupati da membri dei centri sociali, sull’onda di quello che sarebbe divenuto un marchio di fabbrica di Berlino, il famoso fenomeno dello squatting.
Arndt, tra una dormita nell’attuale bar del cinema e una doccia in quello che sarebbe poi diventato il bagno degli uomini, capì che la maggior parte del pubblico dello Sputnik proveniva proprio da Kreuzberg. Per molti il tragitto fino a Wedding si rivelava pesante e rischioso, tra posti di blocco e le difficoltà ambientali di una Berlino ancora divisa dal Muro. Nella sede di Hasenhaide il cinema trovò invece terreno molto fertile e, nonostante i continui problemi di budget, riscosse consensi crescenti.

Oggi, ad oltre 30 anni dalla sua fondazione, lo Sputnik ha mantenuto intatto il suo fascino. Nel panorama di una Kreuzberg travolta da un’incredibile trasformazione sociale ed urbana, Sputnik rappresenta un avamposto culturale da salvaguardare, un luogo nel quale è possibile assistere a dibattiti cinematografici e culturali, alla proiezione di piccoli documentari, ad incontri con i protagonisti dei film in programma. Tutto ciò non esclude l’accesso alle sale dello Sputnik per i film della grande distribuzione, che sono anzi un’importante fonte di sostentamento per il piccolo cinema. Semplicemente, accanto a colossi come “The Revenant” e “Spotlight”, trovano spazio anche i lavori di giovani registi emergenti.
Ad esempio, ogni terzo mercoledì del mese viene data a chiunque, dai cineasti alle prime armi ai professionisti, la chance di presentare un proprio film e di stupire il pubblico durante un open screening night. Le pellicole proiettate non devono essere approvate o visionate da nessuno, l’unica regola da rispettare riguarda i 25 minuti massimi di proiezione, pensati in modo da lasciare spazio a più proiezioni possibili. Al termine il regista si confronta con il pubblico attraverso il classico Q&A.

Andrea Stosiek ha iniziato a promuovere questa iniziativa negli anni ’90 in una casa occupata di Prenzlauer Berg, anche se, una volta alla direzione dello Sputnik, ha deciso di organizzare l’open screening su base regolare, investendo anche tempo e risorse nella diffusione dell’evento.
È così che gli sparuti spettatori delle prime serate sono cresciuti sino a diventare quella folla di persone che oggi riempie l’accogliente bar del cinema ogni terzo mercoledì del mese. E se per molti registi si tratta di un’occasione unica per misurarsi con un’audience e per poter proiettare su un vero schermo cinematografico il proprio lavoro, per qualche talento l’open screening diventa addirittura un trampolino di lancio per una carriera di successo.
Andrea Stosiek guarda in media una trentina di film al mese. La sua è una passione incondizionata per il cinema, un impegno che esprime nella determinazione con cui prova a portare avanti l’utopia di un cinema d’essai al tempo dei multisala e dello streaming online.
Almeno fino al 2022, anno in cui scadrà il contratto d’affitto ed in cui i proprietari dell’immobile (e di tutto il complesso nei cortili di Hasenheide 54) potranno disporre a proprio piacimento dell’area. Con la speranza che tra sei anni, in fondo a quei 113 gradini, non ci sia un loft ad aspettarci, ma un gruppo di giovani registi con tanti sogni nel cassetto.

 

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