Rischia di essere giustiziata la sedicenne tedesca che l’anno scorso si è unita all’Isis

9 August 2017

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Rischia la pena di morte Linda Wenzel, la sedicenne tedesca scappata di casa per unirsi all’Isis e recentemente catturata dalle milizie dell’antiterrorismo iracheno a Mosul.
Al momento dell’arresto era ferita, spaventata e con una sciarpa al collo, usata anche per coprirsi il capo.

Originaria di Pulsnitz, in Sassonia, la ragazza si era radicalizzata ed era stata reclutata l’estate scorsa, in rete. Aveva quindi deciso di partire e diventare una “sposa” del Jihad.
Falsificando la firma dei genitori, richiesta al fine di autorizzare i minori a viaggiare all’estero, era quindi arrivata in Siria via Istanbul, per poi finire, non è ancora chiaro secondo quale itinerario, proprio a Mosul.

Nel frattempo aveva cambiato nome, da Linda a Meriem o Dania, e sposato un miliziano ceceno, ucciso poco dopo le nozze. In base alle dichiarazioni di alcune fonti, la coppia potrebbe avere anche un figlio.
Della ragazza si dicono diverse cose, che sia addirittura diventata una cecchina dell’Isis o addirittura che abbia fatto parte dell’Al Khansaa Brigade, polizia femminile usata dall’Isis per torturare altre donne. Le responsabilità della Wenzel, tuttavia, non sono ancora del tutto chiare.

Nel video dell’arresto, così come diffuso dai media, si vedono dei soldati iracheni scortare questa giovane dai capelli chiari, che grida e in generale si mostra molto provata.
Di sicuro Linda Wenzel, che nel frattempo si è detta pentita delle sue azioni, non si trova in una bella situazione e rischia la pena di morte.
Per questo il governo di Berlino sta già provando ad avviare delle trattative per riportare in Germania la ragazza, i genitori della quale sono disperati.

Non è la prima volta che dalla Germania si arruolano nelle milizie dell’Isis dei foreign fighter. Nel 2015, ad esempio, un raid americano uccise in Siria un rapper berlinese relativamente noto, Deso Dogg, partito per la Siria dopo una crisi personale legata a un brutto incidente d’auto e al successivo incontro con un predicatore salafita.

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