URBAB – Un esperimento estetico di ecologia urbana: Schöneberger Südgelände

18 March 2013

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Sempre più spesso nelle discipline che si occupano di trasformazione dello spazio, come l’architettura, l’urbanistica e l’architettura del paesaggio, ecologia e natura – come pure la concettualizzazione di esse – vengono messe al centro del dibattito. Emerge chiaramente l’esigenza di cercare un nuovo tipo di estetica e di sensibilità nella produzione e trasformazione dello spazio urbano, capace di rispondere ad esigenze contemporanee.  Particolarmente degno di attenzione è la rilevanza, acquisita dal paesaggio e delle aree verdi nelle città cosiddette città “postindustriali”, in alcuni noti casi, come conseguenza del processo di restringimento delle città appaiono nuove dimensioni di spazi urbani. 

Gli urbanisti e i paesaggisti devono trovare soluzioni per questi “buchi” lasciati nel tessuto urbano e sono necessarie nuove visioni per spazi aperti.

Dagli anni ‘90 proprio per far fronte al “riempimento” di zone dismesse e a lungo abbandonate, l’ecologia diventa uno dei capisaldi della nuova dimensione spaziale. Il termine ecologia si riferisce all’interazione tra fattori umani e non, e l’ambiente circostante. Con la parola greca oikos, dalla quale deriva ecologia, si descrive “casa, organizzazione domestica, ambiente naturale, habitat”, indicando il luogo in cui le interazioni e gli incontri avvengono.

Die Kunst ist der Nächste Nachbar der Wildnis. Con questa frase dell’urbanista Karl Ganser si svela Schöneberger Südgelände.

L’arte è il vicino più prossimo degli spazi incolti (selvaggi). Questa frase esemplifica come l’incertezza propria del terrain vague si possa associare ad arte.

© Stafania Facco

© Stefania Facco

Per wild o wildness (Wildnis in tedesco) non s’intende un territorio vergine e intatto, ma si riferisce ai processi che avvengono oltre l’essere umano, procurati da tutte le creature che compongono un ecosistema sano.

Il parco Südgelände è un esperimento rappresentativo di trasformazione del paesaggio urbano a Berlino, il vuoto lasciato dalla grande infrastruttura trasformato in parco corrisponde all’identità specifica del paesaggio nella capitale tedesca.

Il parco si sviluppa su uno snodo ferroviario in disuso per decenni accanto all’ex aeroporto di Tempelhof. Come altre ferrovie abbandonate nel territorio berlinese, l’area su cui ora sorge il parco era una spontanea riserva naturale. Chiuso al pubblico per diversi decenni dopo la guerra, questo parco, come altri simili come il Gleisdreieck a Kreuzberg, ha sviluppato un eccezionale laboratorio di ecologia urbana.

© Stefania Facco

© Stefania Facco

Nessun disegno o modello si considerava accettabile o necessario per questa area, fragile e preziosa. La natura avrebbe proseguito  il suo corso senza alcun tipo di intervento esterno, diventando così terreno di osservazione per esperti.

Gli innumerevoli treni che transitavano attraverso l’area trasportavano e depositavano semi e insetti provenienti dall’esterno, di conseguenza i ricercatori, invece di trovare l’atteso Urwald del Brandeburgo, si sono trovati di fronte ad una cartolina ecologica d’Europa.

I binari che si svelano tra la fitta vegetazione spontanea  raccontano un paesaggio denso di connotazioni del passato e del presente. La combinazione di natura spontanea con i binari abbandonati della ferrovia è tutt’altro che neutra, è un luogo con forti specificità e non può essere confuso o falsamente interpretato come un normale esercizio di ecologia urbana.

Questo intervento non-designed ha gradualmente acquisito una forza e una propria, chiara identità.  Nel 1990  il Senato di Berlino ha deciso di aprire al pubblico questo straordinario laboratorio ecologico. La volontà civica era chiara fin dall’inizio: conservare l’ecologica straordinaria che si era sviluppata in trent’anni di abbandono. Così il Südgelände è il primo parco a Berlino in cui viene imposta una quota d’ingresso (1 Euro) in modo da limitare e controllare l’accesso.

Secondo la catalogazione del paesaggista e ingegnere agronomo Gilles Clément in “Manifesto del Terzo Paesaggio” – Insiemi primari e riserve, Residui, Spazi gestiti dall’uomo – il parco Schöneberger Südgelände è da interpretare come un residuo:  la flora dei residui non è limitata alle associazioni vegetali indigene. Accoglie tutte le flore esotiche pioniere compatibili con l’ambiente.

I vincoli ecologici hanno determinato e generato delle direttive formali di distribuzione spaziale e d’uso, ad esempio tutti i percorsi dovevano essere sollevati dal suolo. Il gruppo di artisti berlinesi, Odious, ha disegnato i percorsi rialzati. Sono ponti minimalisti che si appoggiano leggeri sul terreno naturale.

© Stefania Facco

© Stefania Facco

La giustapposizione di percorsi e natura restituisce uno dei paesaggi più interessanti progettati del decennio: Schöneberger Südgelände è un luogo altamente estetico.

Il parco Südgelände è tornato a far parte del circuito stabile della città con tutta la lentezza e la pazienza del tempo dell’ecologia. Il parco Südgelände ha ancora il profumo e il fascino un poco spettrale di una zona di risulta.  Il vuoto era una bolla del tempo che ha espresso il suo tesoro solo dopo diversi decenni di gestazione.

© Stefania Facco

© Stefania Facco

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