Come si pronunciano i nomi dei quartieri di Berlino?

28 March 2013

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di Miriam Franchina

Per quelli de Il Mitte, si sa, la lingua tedesca è un po’ un pallino, perché volenti o nolenti agli italiani di Berlino (e non solo), il tedesco tocca masticarlo. Insieme a “ja”, “nein”, “danke”, il nome dei quartieri della città sono forse fra le prime parole che ci tocca pronunciare. Così abbiamo chiesto ad un generoso quanto anonimo prestavoce madrelingua di far luce sull’esatta dizione dei Bezirke di Berlino, affinché tutti i nostri lettori possano mettersi la coscienza in pace quando chiedono indicazioni o danno il loro personale voto al loro quartiere del cuore.

Giocando in casa partiamo da uno dei quartieri forse meno problematici, linguisticamente parlando: “Mitte“. Gli unici accorgimenti sono la “i” non troppo lunga e la doppia che si fa sentire poco. Salendo un po’ di livello, ci imbattiamo in “Spandau”, che come sola trappola ha la S + consonante, che va pronunciata come la nostra SC di “sciarpa”. Della stessa risma anche l’universitario “Steglitz”.

Per rimanere su suoni scivolosi, ma tutto sommato non troppo ostici, facciamo un salto nel signorile “Charlottenburg”, dove il CH è letto alla francese. Fa coppia, ad esser precisi, con “Wilmersdorf“, che lo rende lungo, ma ancora piuttosto agilmente pronunciabile. Anche “Schöneberg” comincia con una “sc”, ma per cominciare a dare qualche grattacapo a noi italici parlanti, ci aggiunge una dieresi per stringere la O. Con lui c’è, giusto prima del trattino, “Tempelhof“, con la O ben chiusa. Stando in tema di chiusure di O, si fa un giro fuori Ringbahn a “Köpenick“. Anche questo è un binomio, Treptow-Köpenick.

Saltellando fra una dieresi e l’altra, è d’obbligo spostarsi in uno dei quartieri più dinamici, “Neukölln“. E qui il dittongo EU che tocca imparare a leggere “oi”, ma che si impara presto perché alla cassa si paga in “oiro” e non in “euro”. Così si legge anche il vicino “Kreuzberg“. Spostandoci un po’ più a nord, in un’area chic, incontriamo “Prenzlauer Berg“, dove possiamo esibirci in una doppia R teutone. Con lui sta “Pankow“, che per rimare con “Treptow“, la W ce l’ha muta. Lassù a nord capita di trovare anche “Reinickendorf“, che potrebbe impensierire chi non sa che “ei” si pronuncia “ai”, ma non serve essere degli Einstein per aver sentito almeno una volta il pezzo “eins, zwei, polizei”.

Fra i quartieri un po’ periferici, salutiamo “Marzahn” che, nonostante la grafia possa ricordare la turgida pummarola, è un labirinto di Plattenbauen poco ridenti. In coppia è d’uopo menzionare il vicino “Lichtenberg“, che impegna nell’ostico “CH” gutturale.

Ma quanto a suoni duri, la palma del quartiere meno italian-friendly spetta, forse, al popolare e beneamato “Friedrichshain“. Eh sí, perché anche se fa rima con Berghain, ha quell’infilata CH + S, la IE che si legge come una I di media durata, e la H aspirata prima della fine. Insomma, per gironzolare fra i bar di Simon Dach (a proposito di aspirate) e i mercatini di Boxhagener, tocca fare un minimo di esercizio di lingua. E, naturalmente, sapere che ogni “straße” è una “sc-tra-sse”, e che a Berlino spesso basta cambiare quartiere per cambiare completamente paesaggio ed atmosfera. Forse questo val bene un “ch”.

 

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