“Fotografi, fate valere i vostri diritti!”: la rivoluzione di PhotoClaim

10 November 2016

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Non è infrequente che un fotografo, amatoriale o professionista, scopra prima o poi che le sue foto sono state scaricate e usate senza permesso, a volte anche a fini commerciali. In questi casi reagirà probabilmente nel modo più comune, vale a dire scrivendo una mail e chiedendo la rimozione della foto o che venga citato il proprio nome. Quello che la maggior parte dei fotografi ignora, però, è quanto possa costare cara la violazione del copyright sulle fotografie e quanto sempre più efficacemente questo obiettivo venga perseguito da nuove compagnie formate a questo scopo in tutta Europa.
Una di queste è PhotoClaim, una startup nata a Berlino nel 2014 e fondata da Nico e Daria Trinkhaus. In soli due anni la compagnia ha acquisito uno status internazionale e collaborazioni con legali di diversi Paesi del mondo. Attraverso un attento monitoraggio e l’uso di differenti software, per il team della start-up non è difficile scoprire eventuali violazioni del copyright relativo a foto indebitamente usate. A quel punto viene attivato un supporto legale senza costi al fine di ottenere un adeguato risarcimento.
Il lavoro di PhotoClaim si concentra soprattutto su situazioni in cui le immagini illecitamente usate vengano usate a fini commerciali e in cui sia ragionevole prevedere un successo dell’operazione. Non sono poche le grandi realtá commerciali contro le quali la compagnia ha giá archiviato dei successi e fatto ottenere ai fotografi somme anche consistenti.
L’efficacia del suo operato si accompagna a una filosofia che vuole riportare il fotografo al centro di una realtá che, da un lato, non è mai stata così “visuale”, mentre dall’altro, invece, lo vede subire uno sfruttamento costante senza che lui possa opporsi in alcun modo. “Il lavoro dei fotografi è sfruttato senza consenso e senza che loro ottengano un centesimo”, ribadiscono i responsabili della start-up. “La brutta situazione in cui si trovano i fotografi” aggiungono “non deriva dal fatto che il loro lavoro non interessi, ma dal fatto che le loro foto vengano usate, a volte dozzine di volte, su siti commerciali che ne traggono profitto e li derubano sistematicamente“. Non hanno paura di usare le parole, gli ispiratori e i creatori di PhotoClaim e per questo abbiamo deciso di saperne di più e di intervistare Nico Trinkhaus, il fondatore della compagnia, anche lui fotografo.

Foto e copyright: quanto spesso sono violati in rete, i diritti dei fotografi?

Molto più spesso di quanto si possa pensare. Quasi ogni fotografia che vedi su Facebook viene usata violando il relativo copyright, se vogliamo parlare di stretta applicazione della legge. Internet ha definitivamente cambiato il modo in cui l’arte viene rappresentata nel mondo. Questo in sé potrebbe non essere un problema, visto che le fotografie e le altre forme d’arte esistono affinché chi guarda ne possa godere. Il problema, peró, è che le compagnie che usano le foto a fini commerciali contribuiscono a un sistema che impedisce ai fotografi di essere pagati. Per alcuni fotografi, troviamo 100 violazioni del copyright per ogni licenza effettivamente venduta.

Molti pensano che menzionare il nome del fotografo che ha scattato la foto valga quanto un’autorizzazione. È vero?

No, non è sufficiente. Per rendere la condivisione della fotografia più facile, alcuni fotografi applicano una licenza Creative Commons alla loro foto. Quanto a me, in genere autorizzo ogni uso non commerciale delle mie fotografie, se è citato il mio nome e ottengo un link al mio sito. Questo peró non è una garanzia del fatto che ogni fotografo faccia lo stesso e per questo motivo si dovrebbe sempre effettuare una ricerca sulla foto che si sceglie di usare, per verificare che abbia una licenza Creative Commons.

Chi vi chiede aiuto, normalmente, e in quanti Paesi operate?

Il problema del furto delle immagini è particolarmente diffuso soprattutto tra i fotografi di paesaggi, architettura, viaggi e vedute cittadine. Ci sono davvero tante agenzie di viaggi, hotel e compagnie aeree che hanno bisogno di immagini accattivanti per promuovere i loro servizi, ma al tempo stesso scelgono di non pagare, per questo. Tuttavia riceviamo anche richieste da still life photographers, che lamentano il fatto che i clienti abbiano usato l’immagine dopo lo shooting, senza pagare.
Cerchiamo di operare in tutto il mondo, non importa dove vivano i fotografi, possono comunque ricevere il nostro aiuto. In termini di riscossione dei danni, diciamo che al momento possiamo agire con piena efficacia soprattutto nell’ambito dell’Unione Europea, ma stiamo anche cercando di estenderci altrove. Con un adeguato supporto legale, ovviamente.

PhotoClaim

Nico Trinkhaus, PhotoClaim

Qual è il caso più singolare che avete affrontato fino ad ora e qual è il successo di cui siete più orgogliosi?

Quello che mi sconvolge di più è quando scopro una violazione da parte di chi dovrebbe avere un approccio più che mai “etico”, per esempio la polizia o le chiese.
Quello che ha fatto davvero crescere PhotoClaim è che possiamo fare la differenza, per il fotografo. Quello che intendo è che la concreta riscossione del danno causato dal furto delle foto apre una strada che permette a un hobby di diventare una professione. Quello che ottengono attraverso di noi alcuni clienti è esattamente ciò di cui prima lamentavano la carenza, vale a dire la possibilitá di potersi dare alla fotografia a tempo pieno. Questo ci mostra che esisterebbe tanta bellissima arte in più, se molti iniziassero a pagare quello che usano.

Perché è così comune pensare che si possano facilmente scaricare foto dalla rete, senza verificare se il loro uso sia autorizzato o no?

Perché finora nessuno ha mai detto chiaramente il contrario. Per molte compagnie, invece, è un rischio calcolato, piuttosto che una mancanza di consapevolezza. In Germania, chiunque conosce la legislazione relativa al copyright e le conseguenze che derivano dall’atto di rubare delle foto. Questo accade perché i fotografi stanno lottando per i loro diritti su internet giá da dieci anni. In altri Paesi, invece, i fotografi spesso rinunciano a lottare. I costi legali sono troppo elevati e anche quando si procede possono volerci tempi biblici. Cosí le compagnie che rubano le immagini si sentono al sicuro e visto che non é così comune fare qualcosa contro questa abitudine, la decisione di cambiarla certamente non è una loro priorità.

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