Peppr, a Berlino l’app che mette in contatto escort e clienti

10 April 2015

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© Sascha Kohlmann / CC BY 2.0

© Sascha Kohlmann / CC BY 2.0

di Mirea Cartabbia

Cosa succede se si uniscono erotismo e startup? Si crea Peppr.it, una piattaforma lanciata a Berlino con lo scopo di unire domanda ed offerta nel mercato del sesso.

Nata un anno fa nella capitale tedesca, Peppr si rivolge ad escort e gigolò: indistintamente donne e uomini, che si possono iscrivere gratuitamente e creare un proprio profilo completo in pochi click.

Dare qualche informazione di sé contribuisce alla ricerca di nuovi clienti. Per questo le richieste dell’app possono sembrare peculiari: dall’età all’orientamento sessuale (ovviamente), dagli interessi personali al tipo di profumo utilizzato.

È sufficiente poi inserire gli orari di lavoro, le prestazioni offerte e i prezzi (che in media si aggirano intorno ai 200€ all’ora) ed il gioco è fatto: bisogna soltanto aspettare che le notifiche arrivino.

Il servizio garantisce il completo anonimato ai clienti, che devono però pagare una quota che va dai 5 ai 10€ a Peppr.it per poterne usufruire.

L’idea del progetto nasce dalla mente di Pia Poppenreiter, giovane laureata in Etica Economica, che racconta un aneddoto: «Una sera, mentre stavo passeggiando nella centralissima Oranienburger Straße, vidi delle prostitute in cerca di clienti esposte alle condizioni climatiche peggiori possibili», ha spiegato.

«Così pensai di creare un’app che permettesse loro di stare al caldo e di uscire solo nel caso in cui avessero effettivamente trovato un lavoro». Infatti, sebbene la prostituzione sia legale in Germania, non tutte le prostitute vogliono o hanno la possibilità di lavorare nei bordelli e, scegliendo di esercitare il mestiere come freelance, sono spesso costrette a stare in mezzo alla strada.

Peppr dichiara di garantire sicurezza sia al cliente, tutelando come si è detto la sua privacy, sia alle prostitute. Tutti i lavoratori che si iscrivono vengono contattati direttamente dal managment della startup per sostenere un colloquio, il cui scopo principale è quello di accertarsi che l’iscritto eserciti di propria volontà la professione.

Se si vuole parlare di numeri la prostituzione legale porta nelle casse dello Stato 14,5 miliardi di euro ogni anno, almeno stando alle statistiche offerte dai Verdi.

Le polemiche sorte dopo l’esordio di Peppr sono le stesse che si erano già sollevate dopo l’emanazione della legge che legalizzava la prostituzione nel 2002: si può davvero credere che qualcuno eserciti questo mestiere di propria spontanea volontà? Oppure, banalizzando: dov’è finita la morale?

Secondo Poppenreiter, non si tratta di una questione etica perché la prostituzione è un mestiere come un altro, quindi è giusto che venga tutelato nel migliore dei modi possibili, e la legge tedesca – che dal 2002 non considera più la prostituzione un’attività immorale – sembra darle ragione su questo punto.

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