Parigi in fiamme: L’Europa nel terrore

14 November 2015

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di Mattia Grigolo

Il Mitte è il quotidiano degli italiani a Berlino, lo dice il nome stesso. Dovremmo informare riguardo la città in cui ha sede la nostra redazione, in modo più esteso anche riguardo la Germania, ma oggi – più precisamente ieri sera e stanotte – facciamo uno strappo alla regola, abbandoniamo le nostre consuetudini per dedicarci ad un’altra città e ad un’altra nazione: Parigi e la Francia.

Parigi in Fiamme

‘Parigi in fiamme’ proclama il Dabiq France, la rivista francese dello Stato Islamico che ha rivendicato dei sette attentati. È il peggiore attacco terroristico in Europa. Non ci sono precedenti. I morti contati fino ad ora dovrebbero essere intorno ai 127. Gli attentati sono stati consumati nei punti nevralgici della città: lo stadio, un concerto, un ristorante, e altri siti popolati della capitale francese. Il Presidente Hollande chiude le frontiere e annuncia lo stato di emergenza, l’Alpha Rouge (Alfa Rosso), livello di allerta mai raggiunto prima in Francia. La paura cresce nella capitale, la gente si chiude in casa, sbarra le finestre. I terroristi stanno compiendo un raid, uccidono a tappeto, hanno degli obbiettivi precisi. Hanno studiato, pianificato questa cosa per mesi e mesi. Forse addirittura per anni. Forse ciò che è accaduto alla redazione di Charlie Hebdo è stata la miccia che ha innescato una serie di esplosioni più ampie. Letali.

L’11 settembre della Francia

Sette attentati, una strage. Un carneficina. Parigi si trasforma in un inferno di esplosioni e sangue. Vittime che vengono lasciate in mezzo alla strada, coperte con lenzuola che i civili hanno lanciato dai balconi al fine di dare dignità ai cadaveri. Non è una sommossa, è un’esecuzione. Sommaria, talvolta, oppure con un obbiettivo ben preciso. Come all’interno del Teatro Bataclan, all’interno del quale si stava svolgendo il concerto degli Eagles of Death Metal, band americana. È sold out. È morte e distruzione. I militanti incappucciati entrano armati di fucili a pallettoni, sparano sul pubblico, qualcuno riesce a fuggire, gli altri vengono tenuti in ostaggio. Il tempo passa e i rapitori cominciano ad uccidere una dopo l’altra le persone. Vengono mandati messaggi alle famiglie, oppure su Twitter e Facebook: “Ci stanno ammazzando uno per volta.” La conta dei morti all’interno del sala da ballo è impressionante.

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il Teatro Bataclan

Allo Stade de France, a Saint Denis, si sta disputando la partita amichevole Francia – Germania. Alcune esplosioni si odono distintamente fino sul campo di gioco. La partita si ferma, i giocatori sono attoniti, la gente anche, qualcuno si spaventa. La partita riprende. Fuori, nelle vicinanze, due kamikaze fanno esplodere bombe cariche di polvere da sparo mista a chiodi all’interno di una Brasserie e altri due obbiettivi vicino allo stadio. I morti sono 30. Il Presidente Hollande viene evacuato dallo stadio, la gente, ora consapevole e allarmata, si riversa sul campo da gioco. Nessuno viene fatto uscire per ragioni di sicurezza.

Ci sono sparatorie isolate, i terroristi si spostano tra il X e l’XI arrondissement di Parigi. Alcuni uomini entrano, armati di kalashnikov, in un ristorante kosher, fanno fuoco, uccidono e se ne vanno indisturbati, cambiano zona, forse ci sono più “squadre d’assalto”, sono addestrati. Qualcuno dice che uno dei terroristi è caduto sotto il fuoco della Polizia. Uno. Un’altra sparatoria a Rue de Charonne, una a Boulevard Beaumarchais e a Faidherbe, nei pressi della Bastille. Siamo nella zona della redazione di Charlie Hebdo.

Twitter e Facebook

Come abbiamo detto, sembra che l’operazione fosse stata studiata nei minimi dettagli. Non c’è stata confusione nelle azioni. La milizia armata è stata fredda, veloce, decisa. Nessuna pietà. Sui social network si parla di 11 settembre della Francia, di vendetta, di nuovi obbiettivi, fra i quali Roma, Londra e Washington. Si usano gli hashtag. Il terrorismo nel web. Le notizie trapelate da questa tragedia che rimane, nonostante le molte tristi verità, ancora piuttosto confusa, riportano di un gruppo di hacker affiliati all’ISIS che avrebbero manomesso centinaia di account twitter al fine di veicolare l’operazione, per poi dichiararla, quasi in concomitanza con i primi momenti dell’attacco. Dall’altra parte i social network sono serviti anche per aiutare le vittime e l’hashtag #porteOuvert (porte aperte) è stato usato dai cittadini al fine di di accogliere la gente che si trovava per strada in quei tragici momenti. Gli stranieri residenti in Francia, come moltissimi nostri connazionali, hanno potuto avvisare le famiglie e gli amici tramite messaggi e status di Facebook.

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La guerra è a Parigi

L’ISIS ha mirato bene e ha sparato senza nessuna pietà. Parigi è in ginocchio e con lei l’Europa intera. ‘Un nuovo Charlie Hebdo’ pesa sulla capitale francese che non è più scossa, non è arrabbiata. È terrorizzata, ciò che volevano gli attentatori. Volevano tutto ciò che hanno ottenuto: le frontiere chiuse, il terrore per le strade, dentro casa, lontano da quelle terre che gli occidentali guardano solo attraverso le immagini dei telegiornali. Lo è, un nuovo ’11 settembre’. Anche questo è ciò che desideravano coloro che hanno attaccato e hanno ucciso. “La Francia non se la dimenticherà mai questa notte” è solo una delle frasi pubblicate dagli account Twitter hackerati. La politica del terrore.

Questo è il momento che l’Europa si alzi, è il momento di contrastare, di non farsi uccidere dalla paura prima che dalle armi. Questo è il momento in cui ci si abbraccia, per chi è morto, ma anche per chi è sopravvissuto. Ciò che risulta chiaro è che il male non sta nella religione, non sta nella cultura, nelle differenze razziali. Il male sta nell’uomo e nel mondo che quest’uomo ha costruito, purtroppo.

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