Dove si trova il vero Checkpoint Charlie?

20 March 2014

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di Dario J. Laganà*

Dopo aver parlato dei “piccoli musei” riguardanti prevalentemente il lato DDR e Sovietico della Guerra Fredda, ci dirigiamo ad Ovest, un territorio in parte meno esplorato e andiamo a visitare il Museo degli Alleati (Alliierten Museum) che si trova a Dahlem in quello che era territorio degli Stati Uniti, che qui in zona conservano ancora qualche base militare in uso.

L’uso smodato della propaganda è stato, fin dall’inizio, l’arma più forte della Guerra Fredda. Tra slogan, diversità di vedute e sgarbi reiterati per porre in cattiva luce l’avversario, non sempre la battaglia era rivolta con attacchi diretti. Il museo illustra passo passo il percorso dal ‘45 al ‘94 dal punto di vista degli Alleati con ricostruzioni, aneddoti, giornali e vari oggetti che in parte sono stati donati al museo dai veterani.

Nel museo, realizzato nell’ex Outpost Theater e nell’area circostante, trovano posto un aereo britannico usato durante il Ponte Aereo chiamato col nomignolo di “Candy Bomber”, la carrozza ristorante di un treno militare francese, un immancabile pezzo del muro con annessa torre di guardia e l’ultimo dei Checkpoint Charlie andato in pensione nel 1990.

Il Checkpoint che si trova oggi al confine tra Kreuzberg e Mitte, protagonista ogni anno delle fotografie di migliaia di turisti, è di fatto una replica; il suo valore è più simbolico che propriamente storico. Nel Museo degli Alleati viene conservato quello che veniva usato dai cittadini inglesi, francesi e americani per passare il confine, con tre diversi sportelli divisi per nazione che conservano ancora il fascino retrò degli interni anni ‘80.

Nell’esibizione permanente, quasi tutti gli oggetti sono ripetuti tre volte, una per ogni alleato. Le tre divise dei comandanti, ad esempio. È inoltre presente una teca che racconta della visita di Kennedy nel ‘63, alcune mappe interattive di Berlino che mostrano la disposizione dei vari centri di comando militare e una serie di oggetti per raccontare la strategia del Ponte Aereo nella distribuzione di beni per la popolazione durante quel periodo.

Una curiosità si trova all’entrata del Teatro, dove vengono esposte le quattro bandiere degli Alleati alla fine della Seconda Guerra Mondiale, comprendente anche l’Unione Sovietica che formalmente non aveva mai abbandonato il posto di quarta potenza alleata nella lotta al Nazifascismo, posto che conservava in maniera solo formale anche nella Kommandantur (Uffici del Comando) a Berlino Ovest.

Poco distante dal museo si trova una scultura che simboleggia la caduta del muro di Berlino, “The Day the Wall Came Down” dell’artista Veryl Goodnight specializzata in sculture di animali. Sebbene poco conosciuta, questa scultura riesce in qualche modo a restituirci il senso del momento del cambiamento, della grande gabbia di cemento che per anni ha tenuto chiusi i Berlinesi dell’Ovest anche se di fatto conteneva e costringeva i Berlinesi dell’Est.

*Dario J. Laganà è un fotografo professionista specializzato in documentazione storico-sociale della città e dei suoi cambiamenti. Il suo sito è Norte.it.

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