Morto a Berlino il cineoperatore Michael Ballhaus. Aveva lavorato con Fassbinder, Scorsese e Nichols

19 April 2017

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di Axel Jürs

Michael Ballhaus ha vissuto i suoi ultimi anni a Berlino, la sua città di origine. Era tedesco di nascita, ma per il cinema è stato una figura decisamente internazionale, non solo un cineoperatore, ma un inventore di nuovi modi di “vedere” attraverso la camera.
In realtà Ballhaus preferiva essere chiamato “direttore della fotografia” e in questa veste non ha solo filmato, ma proprio creato dal nulla scene mai viste prima dagli spettatori e dagli amanti del cinema.
Famosissimi ad esempio i suoi “caroselli”, quando girava velocemente con la camera attorno a una persona o a una coppia, conferendo in questo modo una leggerezza sconosciuta a scene sentimentali che altri costruivano soprattutto con l’impiego di dialoghi elaborati.
Registi come Martin Scorsese, Wolfgang Petersen e, più tardi, Paul Newman e Robert Redford, avevano una fiducia quasi infinita nel suo modo di rendere visivamente sentimenti e atmosfere troppo difficili da evocare a parole.
Hollywood l’ha conosciuto in un primo momento con i film di Rainer-Werner Faßbinder, visti come capolavori di fotografia anche da coloro che non amavano o non capivano le storie del controverso regista bavarese. Il suo peso è sempre stato tale, che registi di grande reputazione internazionale non hanno mai avuto problemi nel sentire i loro film descritti, a volte, come “film di Ballhaus”. E Scorsese gli ha fatto forse il più grande complimento possibile, da regista a direttore della fotografia e, in seguito, amico: “Mi ha insegnato nuovi modi di vedere!”.

Alla fine della sua vita Ballhaus stesso non vedeva più bene, ma non si lamentava. “Quello che resta sono colori, luci, facce…” ha infatti detto, descrivendo l’offuscamento progressivo della sua vista e facendo riferimento proprio a quegli elementi che sempre gli erano stati indispensabili per raccontare storie e far emergere, con invenzioni e metodi nuovi, dettagli della realtà normalmente invisibili. È proprio questa, forse, la sua più grande e interessante particolarità e anche il senso della sua eredità artistica.
Con la sua carriera internazionale Ballhaus ha infatti sostanzialmente insegnato a nuove generazioni di operatori a vedere e far vedere quello che gli altri normalmente non percepiscono.
L’artista si è spento serenamente a 81 anni, a Berlino, come comunicato dalla famiglia.
E si può certo scommettere che in questo ultimo passaggio avrebbe voluto portarsi dietro anche la sua fedele camera, per riprendere, in un posto sconosciuto a tutti, immagini mai viste da nessuno.

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