Mildred Gillars, la “cagna di Berlino”. La speaker americana al servizio della propaganda di Hitler

8 May 2017

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Il suo nome all’anagrafe era Mildred Gillars, ma i soldati americani che combattevano contro i nazifascisti in Europa la chiamavano con disprezzo in altri modi: “la cagna di Berlino“, “Berlin babe“, ma soprattutto “Axis Sally“, Sally dell’asse.

Nata a Portland, nel Maine, nel 1900, la Gillars (nata Sisk) svolse diverse attività prima della guerra: studiò arte drammatica all’accademia (senza però completare gli studi) e intraprese una serie di lavori non qualificati per potersi pagare in seguito lezioni di arte drammatica. Si unì quindi a una serie di compagnie teatrali e di vaudeville, ma la sua carriera non decollò mai veramente. A quel punto si trasferì in Europa, dove fece la modella per un pittore in Francia e dopo una parentesi trascorsa ad Algeri, dove fu per un breve periodo l’assistente di un sarto, si spostò in Germania, a Dresda, dove nel 1940 divenne speaker radiofonica per la Reichs-Rundfunk-Gesellschaft (RRG), la radio di Stato.


Mildred Gillars arriva a Washington, D.C., sotto custodia militare, per affrontare il suo processo per alto tradimento

La guerra la colse alla sprovvista. Americana in territorio tedesco, la Gillard non raccolse l’invito a tornare in patria diramato dal dipartimento di Stato degli USA e diretto a tutti i cittadini americani residenti in Germania. Scelse di non tornare negli Stati Uniti perché il suo fidanzato dichiarò che non l’avrebbe sposata ove l’avesse fatto. Tuttavia, anche quando l’uomo morì, combattendo sul fronte orientale, la Gillard rimase dov’era e continuò a lavorare per la radio tedesca come annunciatrice.

Quando si verificò l’attacco di Pearl Harbour, ebbe una crisi isterica davanti ai colleghi, attaccando il Giappone pubblicamente e dicendo ai tedeschi che presto avrebbero scoperto di che pasta erano fatti i loro alleati.
A quel punto, terrorizzata dalla possibilità di divenire oggetto di indagine o addirittura di finire in un campo di concentramento o in prigione, produsse una dichiarazione scritta di fedeltà alla Germania e a partire dal 1942 e con l’aiuto del direttore della programmazione della RRG nella “USA zone”, Max Otto Koischwitz, divenne la protagonista di una serie di programmi radiofonici che fecero infuriare gli alleati.

In alcuni di loro (in particolare durante “Home Sweet Home Hour“), infatti, la Gillard cercava di stimolare negli americani al fronte la nostalgia di casa e di minare la loro motivazione. A volte dileggiava le moglie dei soldati, insinuando che si stessero “divertendo” in patria. Altre volte divulgava dettagli sulle condizioni cliniche dei feriti, allo scopo di preoccupare le famiglie a casa (soprattutto in “GI’s Letter-box” e “Medical Reports“). Altre ancora intervistava i prigionieri di guerra americani in Germania e le interviste venivano in seguito editate allo scopo di presentare i nazisti come persone rispettabili e i prigionieri come inclini a comprendere, in ultima istanza, il valore della “causa” dei loro nemici. Il programma “Midge-at-the-Mike“, invece, alternava canzoni americane, retorica antisemita e attacchi al presidente Franklin D. Roosevelt.

Alla fine della guerra la Gillard fu processata negli Stati Uniti da un tribunale che la ritenne responsabile di alto tradimento e propaganda attiva contro il suo Paese, nonostante il tentativo del suo difensore di sostenere che fosse in qualche modo plagiata da Koischwitz. Fu condannata a un periodo di detenzione “tra i dieci e i trent’anni” e uscì in libertà vigilata dopo undici. Subì quindi una conversione religiosa al cattolicesimo che la portò a vivere per un periodo di tempo presso il convento “Nostra Signora di Betlemme”, nell’Ohio, mentre insegnava musica, francese e tedesco alla St. Joseph Academy.
Morì nel 1988.

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