Burocrazia e consigli pratici, ecco il primo manuale di sopravvivenza per italiani a Berlino

29 October 2012

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[© A-Kha / Flickr / CC BY 2.0]

A-Kha / Flickr / CC BY 2.0]

di Oriana Poeta

Una valigia di cartone; un maneggevole trolley a quattro ruote. Un foglio spiegazzato con un indirizzo, un punto di riferimento; un cellulare con navigatore installato e internet a portata di touch. Il viaggio per la selva oscura è iniziato anni or sono, ma l’evolversi della tecnologia ha contribuito ad accendere luci e lumini per schiarir meandri della foresta.

“Nel mezzo del cammin” – a vent’anni o qualcuno in più – sono gli italiani che hanno deciso di intraprendere un viaggio (qualche ora di aereo per intenderci) con una meta ben precisa: il “Paradiso” degli ultimi anni. È quello che abbiamo letto, quello che abbiamo sentito, l’esempio brillante più spesso riportato. Berlino, la capitale di quella terra fredda e non molto lontana dalla nostra, sembra esser la soluzione a tutti gli italici problemi.

Possibile che Berlino sia, davvero, quello che ci vogliono far credere? Chi l’ha vissuta da un po’ si è scontrato, di certo, con la realtà (traendo le dovute conseguenze), ma… non sarebbe opportuno avvisare gli altri? A questa domanda e a tante altre, soprattutto, di natura burocratica e meno, risponde una guida, un vademecum pubblicato da Quodlibet.

Tutti a Berlino, questo il titolo del libro, è stato presentato l’1 ed il 2 novembre 2012 presso la Libreria Mondolibro di Torstraße. A scriverlo due Virgili: Gabriella Di Cagno e Simone Buttazzi che, gentilmente, rispondono alle nostre curiosità.

Zuerst… com’è nata l’idea?

G: Da quando sono arrivata, circa sei anni fa, ho sempre risposto a domande e chiarito dubbi ai nostri connazionali approdati a Berlino. Inizialmente erano amici, poi amici di amici finché il mio contatto è diventato così “gettonato” da dover rispondere a una massa ingestibile di persone. Le richieste erano tante, così progressivamente ho raccolto una serie di dati, stilato delle liste sino a creare un pdf che aggiornavo continuamente. Cercavo, quindi, negli ultimi tempi di “liberarmi” da tutte le domande e curiosità facendo circolare il mio file. Parlando con Simone di questo abbiamo pensato di raccontare la nostra esperienza berlinese, di scrivere una guida da redigere, magari, girando la città in bicicletta.

S: L’idea di scrivere un libricino in tandem era nell’aria da tempo. Inizialmente avevamo pensato a qualcosa di narrativo, fondato su esperienze vere (Gabriella ha scritto dei bellissimi raccontini prussiani). Poi Berlino, l’aspetto esperienziale e la volontà di realizzare qualcosa di utile si sono incrociati ed è nato il progetto di questa guida. Alla fiera di Torino di quest’anno mi sono imbattuto nello stand della Quodlibet e nella loro collana Vademecum, ed è stato amore a prima vista. Ricambiato, addirittura.

Come siete riusciti a lavorare insieme? Una prima esperienza di scrittura a quattro mani, com’è andata? 

G: Abbiamo costruito insieme l’indice, titolato i sette capitoli e creato una cartella di condivisione a distanza. Durante il lavoro di scrittura Skype era sempre acceso per le comunicazioni in tempo reale. Ma prima ancora di scrivere, ci siamo divisi la ricerca delle informazioni, controllando tutte quelle in nostro possesso e intervistando persone.

S: Già al momento di “palleggiarci” il progetto della guida e una prima bozza dell’introduzione abbiamo capito che i nostri stili erano compatibili e che potevamo correggerci l’un l’altra senza venire alle mani. Poi, quando si è trattato di scrivere il libro a tamburo battente, Dropbox si è rivelato lo strumento ideale per lavorare insieme anche a distanza. Ovviamente all’inizio c’è stato qualche problema di coordinamento, ma non sono mai volati i piatti.

La burocrazia tedesca e il modo per affrontarla fa da protagonista alla vostra guida: da come ci si “anmelda” a come si ottiene la cittadinanza tedesca. Presente, in appendice, anche la vera modulistica per facilitare queste pratiche. Qui è, davvero, così complicata la burocrazia?

G: Complicata in assoluto non direi, ma per chi non padroneggia la lingua ed è la prima volta che ci s’imbatte non è certo una passeggiata. Noi ci lamentiamo delle scartoffie italiane, di dover passare le forche caudine… qui è tutto più automatizzato, più semplice. Anche gli uomini addetti sono delle macchine. Ma se s’inceppa il meccanismo nessuno dei tuoi interlocutori è in grado di improvvisare e, quindi, di risolvere il problema, come a volte accade in Italia.

Come introduzione a tutti i capitoli ci sono dei post “mutuati” da alcuni blog per italiani a Berlino. Siti e blog sono senz’altro utili, ma l’istituzione libro è come se volesse aiutare ad approfondirli ed integrarli? Essere più obiettiva e guidare senza leggere centinaia di commenti, spesso molto soggettivi. 

S: Sì, è il motivo per cui l’oggetto libro è ben lungi dal tirare le cuoia. La rete pullula di informazioni, commenti e consigli, ha dalla sua un’estrema fluidità e la possibilità dell’aggiornamento in tempo reale. Ma non è sempre possibile distinguere il grano dal loglio. Il nostro vademecum nasce con l’intenzione di raccogliere e riordinare una serie di informazioni importanti, alcune delle quali non intuitive o snaturatesi in leggende metropolitane. E’ una guida da tenere in tasca per affrontare la quotidianità. Poi, col passare dei mesi, “rilasceremo” gli aggiornamenti mediante il sito del libro.

Nella vostra guida c’è anche un capitolo dedicato al mondo immobiliare: come stipulare un contratto d’affitto, consigli per comprar casa, eventuale accesso al credito, eccetera. Non temete che con questa pubblicazione e queste spiegazioni Berlino accolga una comunità italiana ancor più grande?

G: Non si tratta di temere l’arrivo degli italiani o di chi per loro, quanto di evitare che tutti arrivino ad occhi chiusi, magari fidandosi del fatto che “siamo in Germania” e tutti sono geneticamente onesti (niente di più falso), oppure di liquidare un investimento importante come l’acquisto di un immobile senza essersi informati in precedenza su “come funziona”. Invece bisogna sapere anche come funzionerà il dopo, ovvero la gestione di una proprietà. E, lo dico subito, non è affatto semplice.

S: Siamo in Europa, nella UE, vige la libera circolazione delle persone. Oggi si parla ossessivamente della Germania e di Berlino, domani si parlerà di un altro posto. Il problema non sono certo i flussi “migratori”, ma come ci si rapporta al Paese in cui ci si trova in un determinato momento. La guida serve a questo, a dare una mano per questioni di burocrazia berlinese e tedesca ritenute poco simpatiche o barbose – poi ognuno ci mette del suo: iniziativa, creatività, brio… gli stessi ingredienti che abbiamo inserito nel libro per renderlo anche una lettura divertente.

A distrarre la lettura dalla noiosa burocrazia ci sono, infatti, anche dei box linguistici: sarcastici ed esplicativi. Un manuale per capire cosa sia l’Hartz IV e, allo stesso tempo, un modo per guardare con occhi diversi sia il popolo tedesco che quello italiano.

G: I box raccolgono informazioni secondarie e sommarie, come se fossero delle note al testo. Sono la parte più libera e narrativa del libro, un compendio spesso ironico delle virtù e dei vizi che contraddistinguono le culture che ci hanno reso, almeno me, già schizofrenici. Ora io guardo gli italiani con gli occhi dei tedeschi e i tedeschi con lo sguardo italiano. Solo così mi tengo a debita distanza dagli uni e dagli altri!

La “deutsche vita” grazie alla guida lineare e dettagliata può iniziare. Si avrà pur bisogno di una Beatrice per raggiunger il “Paradiso”, cioè, per integrarsi davvero? 

G: Secondo me, sì. Per integrarsi, davvero, in un posto bisognerebbe: partire giovani, trovare un lavoro, sposarsi con una persona originaria di quel posto, fare figli e viverci almeno vent’anni. Questa, tuttavia, è una mia opinione personale. Io a Berlino mi sono ambientata, ma integrarsi non era il mio obiettivo, io ho sempre avuto ben chiaro che avrei vissuto solo una parentesi temporale, un’esperienza circoscritta. Nei prossimi anni alternerò, più volentieri, la mia vita tra Berlino e il Salento. E poi… chissà dove altro. Non sono una stanziale.

S: Mah, il Paradiso. L’Inferno, si sa, è molto più spassoso, anche in compagnia di quel trombone di Virgilio. Datemi cieli plumbei e umori prussiani e mi sentirò sempre a casa.

ps. nell’appendice del libro, all’interno della sitografia, viene citato anche Il Mitte. Grazie mille!

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