Quando la mafia è percepita come folklore: il caso Germania

15 October 2012

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Dal film “Allein gegen die Mafia”

di Luca Rinaldi

Lo scorso 23 e 25 settembre, la Commissione Parlamentare Antimafia italiana con una sua delegazione è stata in Germania in missione. Nella tre giorni della visita la commissione ha incontrato i Sottosegretari alla Giustizia e agli Interni, la Lka di Berlino, le Commissioni Giustizia e Difesa del Bundestag e il Bka, cioè l’organismo che nel caso di indagini sulla criminalità organizzata funge da coordinamento, più o meno come la Direzione Nazionale Antimafia in Italia.

La Germania è territorio di conquista per le mafie, in particolare per la ‘ndrangheta, che già alla caduta del muro di Berlino si muoveva da quelle parti, come testimoniano le intercettazioni di un’indagine di quel periodo, al motto di “compra tutto a Berlino est”.

Territorio di conquista macchiato di sangue dalla strage di Duisburg del ferragosto 2007, quel caldo giorno d’estate in cui la Germania e i tedeschi si accorsero di avere un problema. Salvo poi ricadere nel sonno, ma non totalmente, perchè nel frattempo si sviluppa la consapevolezza, in alcuni ambienti, che quei sei morti fuori dal ristorante Da Bruno è qualcosa in più di una sparatoria tra criminali comuni. Per altri invece quella faida tra i Pelle-Vottari e i Nirta-Strangio rimane un episodio storto nel folklore di chi si dà gerarchie bruciando santini e facendo pizze

È interessante infatti, per ricostruire il sentire dei tedeschi e le falle legislative di un sistema di cooperazione internazionale ancora troppo debole, andarsi a leggere l’audizione in Commissione Parlamentare Antimafia del sostituto procuratore nazionale antimafia in Italia, Carlo Caponcello, delegato al servizio di cooperazione internazionale con la Germania.

Caponcello non ha mezzi termini, e dipinge un quadro da vedere, da leggere, ma che dovrebbe essere preso a paradigma da quella tanto sbandierata commissione parlamentare antimafia europea di cui l’italiana Sonia Alfano è presidente.

Caponcello, che è si uomo di legge, e che quella legge applica, non può però esonerarsi dal fare un quadro più “psicologico” di quel che accade in Germania sul tema mafia: «Nei due anni e mezzo in cui mi sono occupato dei rapporti con l’autorità giudiziaria tedesca e con il BKA ho avuto la netta impressione che in Germania non si ha la piena consapevolezza dell’avvenuta instaurazione di un meccanismo di distorsione delle istituzioni e delle possibili e pericolose infiltrazioni che possono esservi. Potremmo dire che il momento cruciale è costituito, come ben sapete e come taluno ha scritto in pregevoli libri, dalla strage di Duisburg, che finisce con l’essere un crocevia, uno schiaffo. Come dissi al presidente del BKA: avete avuto un pugno nello stomaco».

Eppure, dice Caponcello «sappiate che la stampa tedesca, nei giorni successivi, di questa strage di sei persone a Duisburg ha colto soprattutto gli aspetti folcloristici: da un lato, vi era questo binomio di modernità e ritualità, dall’altro, i tedeschi, in ragione delle perquisizioni che avvennero, del ritrovamento del “santino” di Sant’Arcangelo e del tavolo in cui avveniva il giuramento, hanno vissuto e percepito la vicenda di Duisburg ancora in termini folcloristici. Peraltro ciò costituisce non un unicum rispetto alla situazione tedesca, ma un leitmotiv che si ha in molti Paesi». Ma si sa, le mafie italiane nel mondo con quella facciata da “pizza, mandolino e mafia” ci hanno sempre fatto grossi affari in silenzio.

Duisburg è però un “pugno nello stomaco” che si fa sentire anche tra gli organi europei che si convincono sia il caso di dare una risposta a queste organizzazioni criminali. Organizzazioni come la ‘ndrangheta, che nel frattempo ha trovato in Germani l’humus ideale per la costituzione delle ‘locali’, cioè di cellule criminali strutturate all’interno del territorio. Si hanno tracce della presenza di locali di ‘ndrangheta ad Amburgo, Baden Baden, Berlino, Bonn, Colonia, Dortmund, Duisburg, Düsseldorf, Erfurt, Hessen, Francoforte, Hannover e Monaco. Però «la ‘ndrangheta – specifica Caponcello – viene guardata con un sorriso sulla bocca perché c’è questo aspetto folcloristico». La prima organizzazioe criminale guardata a vista dai tedeschi è invece quella turca.

Spiega Caponcello «in Germania esistono locali di ‘ndrangheta che non costituiscono, come in Lombardia, una sorta di colonizzazione, ma il trasportare, il riportare in un Paese straniero, di cultura e tradizioni del tutto diverse, distinte e distanti dalle nostre». E questo, chiosa il sostituto procuratore nazionale antimafia, «è un dato certo».

Ma la mafia in Germania, in particolare la ‘ndrangheta calabrese, come a Milano, non è una scoperta di due o tre anni fa, ma va retrodatata almeno agli anni ’70, con due differenze sostanziali tra Milano e Berlino, nota Caponcello «Se a Milano hanno trovato una sorta di accoglienza, in Germania hanno dovuto mimetizzarsi […] accade che la ‘ndrangheta in Germania, così come in talune parti d’Italia, anche se la situazione è in forte mutamento, finisce con il non utilizzare il sistema mafioso: non fa uso della violenza e del clima di intimidazione da cui scaturisce l’omertà e tutto il resto; finisce con l’adeguarsi al sistema, controllare il territorio e fare profitti. Questi sono i due punti cardinali per un’organizzazione mafiosa: controllare il territorio e ricavare un profitto dalle attività».

A che punto è la legislazione tedesca sul tema? Caponcello a questa domanda dedica un lungo excursus «v’è da dire che in Germania, sotto l’aspetto legislativo, di certo non hanno gli strumenti di cui avrebbero bisogno e di cui avrebbe bisogno ciascun Paese europeo perché si possa realizzare su tutto il territorio europeo una seria lotta alla mafia». Per Caponcello sono “mezzi spuntati”, anche perchè la task force creata nel 2007 per le indagini di Duisburg ha una operatività oggi che è praticamente nulla. In più l’articolo che regola “l’associazione criminale” nel codice tedesco è, nota di nuovo Caponcello, una misura ampiamente insufficiente «bisognerà rivisitare – consiglia il magistrato – la nozione di associazione per delinquere, staccandola da quella semplice di associazione, molto simile al nostro concorso di persona nel reato»

In particolare un’altra falla delle indagini antimafia in Germania è costituita dalle intercettazioni telefoniche «Vi è sì un catalogo variegato di reati (tra cui la pedofilia), però è evidente che le intercettazioni ambientali e telefoniche, rispetto alle indagini contro le organizzazioni criminali e mafiose, assumono un’importanza notevole, oserei dire fondamentale. Ma i tedeschi – dice Caponcello – hanno una cultura e un retaggio particolare, dalla DDR al regime nazista, quindi è evidente che hanno delle resistenze. La Corte costituzionale tedesca nel 2004 ha eliso, cassato ed eliminato dal mondo del diritto delle norme che prevedevano delle intercettazioni ambientali, sostenendo che una loro grundnorm è quella della riservatezza e della assoluta impossibilità di dar luogo all’intromissione nella sfera dei privati. Tutti principi che rispetto e che certamente sono meritevoli, atteso anche il rango costituzionale che hanno nel nostro Paese, ma che non tengono conto di una realtà effettuale e di una realtà criminosa che certamente meritano di essere affrontate in maniera diversa».

Vi è poi ovviamente il tema del traffico di stupefacenti, dove i narcobroker calabresi sono anche in terra tedesca i leader con la loro ragnatela di rapporti e uomini dalla Calabria al Perù, al Messico, passando per Colombia e Argentina.

«Ma ridurre a questo è ben poco – puntualizza il sostituto della DNA – perché c’è anche il ciclo dei rifiuti, compresi quelli tossici, per il quale la Germania si impone oggi come un momento importante rispetto agli interessi della camorra organizzata in questo campo. Ragioni di segretezza e di ufficio mi impongono di essere generico in ordine a un salto di qualità fatto da ultimo nell’ambito delle indagini su tutto il territorio nazionale. Stiamo indagando su patrimoni, su conti correnti, su banche, su depositi di denaro da parte di calabresi e non solo. Sono indagini che vengono condotte dalla DDA di Bologna, dalla DDA di Trento, dalla DDA di Reggio Calabria». In questo senso sono già state portate avanti indagini piuttosto importanti sul settore dell’eolico, che alle mafie fa gola fin dagli albori.

La prima parte dell’audizione, Caponcello la chiude con qualche sottolineatura «Necessariamente bisognerà far comprendere ai tedeschi che il pericolo non è astratto, ma concreto. Senza sopravvalutare, perché per la presenza della ‘ndrangheta potremmo far riferimento allo stesso modo anche alla Svizzera e al Belgio, ma bisogna che si rendano conto che la Germania è luogo eletto dalla ‘ndrangheta».

La seconda parte dell’audizione Caponcello la dedica alle indagini che si stanno svolgendo e un dato appare subito incontestabile «la presenza della ‘ndrangheta di cui parliamo costituisce l’occasio oggi, ma la Germania era anche terra degli stiddari e dei gelesi, era la terra in cui hanno trovato rifugio organizzazioni criminali quale quella degli Emanuello e vissuto in stato di latitanza i suoi componenti. Dal 2000 al 2012 in Germania sono stati arrestati 44 latitanti facenti parte di organizzazioni governate dagli italiani».

Eppure quando si tratta di rogatorie i ‘lenti’ della situazione siamo noi, ma, evidenzia Caponcello, è un problema tutto legislativo che andrebbe risolto dove le leggi si fanno. Un problema che potrebbe essere risolto a costo zero cambiando semplicemente la procedura di chi si occupa delle rogatorie, cioè la Corte d’Appello «Il procuratore generale la trasmette alla Corte d’appello che, a sua volta, la trasmette a un giudice che può non avere l’esperienza investigativa necessaria o che non conosce i fatti dell’indagine; poi trasmettiamo la risposta all’autorità giudiziaria tedesca. Siamo noi ad avere un deficit rispetto alla Germania».

Un altro dei grossi deficit per la cooperazione alle indagini in materia di criminalità organizzata si ha nel momento in cui si tocca l’aspetto economico, finanziario e bancario. «Se si fa notare loro (ai tedeschi, ndr) che un tale individuo ha trasferito una determinata somma di denaro sospetta, rispondono con il seguente tono: il soggetto ha contratto dei mutui, paga bene, è puntuale, è tempestivo, è adempiente e non verrà indagato in mancanza di una ragione evidente». Tema che apre una falla nel codice tedesco dal punto di vista delle misure preventive, vero fronte su cui si contrasta la criminalità organizzata, in Italia e nel mondo».

Insomma, la Germania, si nota, non ha grande percezione del problema della criminalità organizzata, nonostante in passato sia stata una delle potenze più attente e con le indagini più approfondite sul tema terrorismo. Sulla mafia si è all’anno zero, tanto è che gli studi fatti da una giovane studentessa che ha avuto rapporti con l’associazione «Mafia? Nein Danke!», elaborando dei dati ottenuti intervistando soggetti di diversa provenienza, dimostrano come la percezione del fenomeno mafioso e della sua invasività in Germania sia limitata.

Tuttavia vi sono state negli ulitmi tempi una serie di iniziative prese anche dal mondo imprenditoriale tedesco, in particolare dalla Camera di Commercio di Berlino, per sensibilizzare e discutere del problema, che con pizzo e racket coinvolge anche gli esercenti tedeschi. Basti pensare che nel giro di due settimane, ricorda il responsabile della polizia tedesca nel corso di un incontro a Berlino, con l’associazione “Mafia, nein Danke!” sono arrivate 50 denunce per le estorsioni ai commercianti.

LEGGI LA TRASCRIZIONE INTEGRALE DELL’AUDIZIONE DEL SOSTITUTO PROCURATORE NAZIONALE ANTIMAFIA CARLO CAPONCELLO, DELEGATO AL SERVIZIO DI COOPERAZIONE INTERNAZIONALE CON LA GERMANIA

 (articolo pubblicato originariamente sul blog di Luca Rinaldi su Linkiesta.it, Pizza Connection)

 

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