L’ADI recensisce gli Stati Generali della Lingua Italiana nel Mondo

1 November 2016

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lingua italiana

In passato abbiamo giá avuto modo di parlare dell’importanza dell’insegnamento della lingua italiana e della sua crisi all’estero e l’acceso dibattito che ne è conseguito ci ha confermato quello che avevamo giá notato: l’interesse per l’argomento è sempre altissimo.
Vi abbiamo anche informati sulla prima edizione degli Stati Generali della Lingua Italiana in Germania (Monaco, 2016), organizzati a due anni di distanza dagli Stati Generali della Lingua Italiana nel Mondo (SGLI), ospitati nel 2014 dalla città di Firenze.
La seconda edizione di quest’ultimo, importante appuntamento, si è recentemente tenuta, sempre a Firenze, e l’Associazione dei Docenti di Italiano in Germania (ADI) l’ha recensita per punti, in quanto istituzione attiva nel Paese che detiene il primato assoluto dei corsi di italiano all’estero.
In questa direzione l’ADI si è resa inoltre disponibile a fornire il suo contributo qualificato per rendere le buone intenzioni espresse a Firenze una felice realtà. A questo fine si augura di continuare ad avere, sia nel ministero degli esteri che nelle autorità diplomatiche, interlocutori interessati e disposti a un lavoro tanto ambizioso quanto necessario.
Ma torniamo all’analisi dettagliata dell’importante incontro fiorentino.

L’attenzione delle istituzioni
Importanti sono stati gli ospiti che si sono avvicendati nel corso di questi due giorni fiorentini. Sono infatti intervenuti il Presidente della Repubblica, il Presidente del Consiglio, la Presidente della Rai, ministri ed esponenti di primo piano dell’accademia, della cultura italiana e del made in Italy. È forse la prima volta che il tema della diffusione della lingua italiana all’estero registra una tale attenzione sul piano politico e istituzionale. Un buon segnale, in un quadro generale di crisi del settore e di pressioni esterne legate ad altre emergenze. Per questa ragione l’ADI ritiene importantissimo sfruttare questo momento di pubblica attenzione per rilanciare il dibattito sul tema.

I dati
A proposito del fatto che l’italiano sia stata più volte definito la quarta lingua più studiata al mondo, l’ADI ritiene importante ribadire che i numeri presentati sono da intendersi come indicativi. Non esistono infatti sondaggi “scientifici”, né basi di dati empirici su cui poter costruire classifiche di questo tipo. Questo vale ovviamente sia per l’italiano che per le altre lingue. La strada da percorrere per recuperare il ritardo rispetto alle altre lingue è infatti ancora molto lunga.

Cosa è già stato fatto
Importanti sono gli interventi operati sulla scia dei primi Stati Generali del 2014, tra cui finalmente la creazione della classe di abilitazione all’insegnamento per l’italiano come lingua seconda, l’istituzione di un Ente per il coordinamento delle certificazioni di italiano (CLIQ) e il lancio di un portale telematico presentato proprio in occasione della manifestazione di Firenze appena conclusa. Il viceministro Giro ha anche parlato di una ristrutturazione della legislazione che regola la materia dell’insegnamento dell’italiano all’estero (vecchia di decenni), senza però specificarne i dettagli.

Valutazione critica
L’ADI ritiene tuttavia che il lavoro non sia finito e che questi primi, importanti passi debbano essere integrati in un progetto di lungo respiro, rendendo oggettivamente più forte il ruolo della lingua italiana all’estero calibrando in modo opportuno gli strumenti e le strutture di intervento.
L’italiano viene ad esempio promosso dalle istituzioni italiane soprattutto come lingua di migrazione e da quelle estere come lingua di cultura, senza creare una sinergia che agevoli la diffusione e la sostenibilità dei corsi di lingua italiana all’estero. L’ADI ritiene che a questo proposito sia necessario muoversi concretamente per superare la visione dell’italiano come lingua per i figli dei migranti, al fine di arrivare ad un’offerta di italiano come lingua di mercato, aperta a tutti i possibili interessati.
A tal fine è indispensabile una riorganizzazione che preveda anche una rappresentanza per le realtà che sono esterne alla rete diplomatica italiana e non legate al ministero degli esteri e che siano invece fortemente radicate sul territorio estero, inserite strutturalmente nelle società in cui operano.
Dando per scontato che i dati forniti dal ministero per la Germania siano corretti, infatti, al momento abbiamo una politica di promozione culturale dal lato italiano affidata a chi gestisce il 5% dei corsisti. Appare dunque evidente che includere il restante 95% non possa che rafforzare questo lavoro di promozione, ottimizzando le risorse.
Stesso principio dovrebbe inoltre ispirare la formazione del personale docente da parte del ministero: i bisogni del mercato tedesco sono infatti diversi da quelli dei mercati emergenti e “ricette” generalizzate rischiano di consolidare solo un sistema che si limita a distrivuire fondi a pioggia, senza riuscire a incidere sulla qualità.
Un discorso analogo riguarda il portale, la cui creazione sicuramente rappresenta un lodevole primo passo, ma che deve ora riuscire a rilevare e a strutturare i dati e le informazioni in modo tale da diventare per tutti i visitatori delle varie aree geografiche uno strumento “utile, esaustivo, differenziato e sempre aggiornato”.

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