Unconventional Berlin Diary: la settimana santa

10 April 2015

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di Lucia Conti*

La settimana scorsa ha nevicato. E siamo ad aprile. Il vento scuote i nostri passi e le cime degli alberi con la stessa intensità, fa freddo. Questo inverno è stato pieno di prove, contrattempi e fatica e arrivati alla stagione in cui il sole dovrebbe riattivare la serotonina il gelo mi ricopre come una seconda pelle e mi fa venire voglia di dormire. Finita la neve ha cominciato a piovere e la cosa mi dà anche più fastidio.

Avevamo fatto un patto, Berlino. Non mi aspettavo che nevicasse anche in primavera, ma ti avevo detto che avrei comunque accettato il freddo se avessi lasciato tutta la pioggia al Regno Unito, dagli acquazzoni all’acquerugiola. Ti voglio bene lo stesso, ma non te ne approfittare.

La giornata di venerdì è stata caratterizzata da una certa presenza del “sacro” nelle forme più paradossali e improbabili.

Intanto sono stata dall’estetista e sulla parete giganteggiava una frase di Santa Teresa d’Avila, “Tu deinem Leib etwas gutes, damit deine Seele Lust hat, darin zu wohnen” (tratta bene il tuo corpo, affinché la tua anima abbia voglia di viverci dentro). La cosa, a pensarci bene, è allucinante. Conoscete la storia di Santa Teresa? Era una mistica famosa per le sue estasi, a mio avviso para-erotiche, che la portavano a vedere angeli pronti ad assalirla con lunghi dardi infuocati e demoni da cui si difendeva spargendo compulsivamente a terra acqua benedetta. Personalmente vedo in tutto questo qualcosa di poco compatibile con cerette, french manicure e trucco definitivo, ma a quanto pare la signora dalle unghie decorate che mi ha ritoccato le sopracciglia non è dello stesso avviso.IMG_20150331_084823

Inseguita dalla pioggia mi sono riparata sotto una pensilina del tram, a Pankow, e alzando gli occhi ho letto sull’edificio di fronte “Der Herr ist mein Hirte” (il signore è il mio pastore).Sembrava di essere in un film di Dreyer, ma a colori. In quel momento stavo ascoltando “L’ultima luna”, uno dei brani “apocalittici” di Dalla, e ho pensato che fosse una colonna sonora perfetta.

Infine una simpatica signora di confessione pentecostale mi ha invitato a messa senza altro motivo che l’obbligo morale di fare del proselitismo. Le ho detto che non vado in chiesa e mi limito a supportare chi mi è caro e a non fare del male a chi non lo merita e lei mi ha risposto che non basta e che dobbiamo amare soprattutto Dio. Le ho comunicato che non ci credo e lei mi ha fissata con contenuta costernazione. Non ho aggiunto di essere ufficialmente uscita dalla chiesa cattolica e dunque scomunicata perché probabilmente avrebbe avuto l’impulso di torturarmi per poi consegnarmi al braccio secolare, circoscrizione di Charlottenburg.

Il “sacro” per me è questo, un’incursione di simboli astrusi nella realtà, un quadro surrealista, un’assurdità esotica.

Niente che mi aiuti a trovare un senso al dolore o alla gioia, in ogni caso.

Colonna sonora: “L’ultima luna”– Lucio Dalla

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=4LTchwDb9ng]

 

Lucia Conti

lucoLucia Conti ha collaborato con diverse webzines, curando rubriche di arte, cinema, musica, letteratura e interviste. Per “Il Mitte” ha già intervistato, tra gli altri, due sopravvissuti ad Auschwitz-Birkenau e Buchenwald e ha curato un approfondimento sull’era della DDR, raccogliendo testimonianze di scrittori, giornalisti, operatori radiofonici e musicisti. Ama visitare mostre e chiese in tutta Europa, con una particolare predilezione per Bruegel, Van Gogh e Caravaggio e per l’architettura gotica. Tra i registi apprezza in modo particolare Bergman, Wiene, Kitano, Fellini e Lars von Trier e adora l’ultimo Polanski. Per quanto riguarda la letteratura ha una vera ossessione per Kafka e in particolare per “La metamorfosi”, che ama rileggere a cadenza regolare e che produce su di lei uno stranissimo effetto calmante. Privatamente scrive cose che poi distrugge. Con il nome d’arte di Lucia Rehab è frontwoman della band Betty Poison, di cui a volte ha documentato i tour negli USA, in Europa e in Giappone. Attualmente vive e resiste a Berlino.

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