La scena queer della Berlino anni ’20: quando la trasgressione ci accomuna

31 August 2016

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di Sara Bolognini

I grandiosi anni ’20, i lustrini, i balli sfrenati, le notti folli, i libertini… quella della Repubblica di Weimar era una società aperta e la voglia di sperimentare scorreva nelle vene delle nuove generazioni. Che Berlino sia la città delle mille possibilità e trasgressioni non è una novità del nostro secolo, anzi, già all’inizio del ‘900 veniva citata come prova della “degenerazione” della modernità e della vita urbana. Cabaret, balli arditi di ragazze che mostravano le gambe, foto di nudo: questa era la realtà della Berlino della repubblica di Weimar, prima che i nazisti tornassero ad imporre come ideale l’icona della famiglia tradizionale.
La scena queer, in particolare, ha sempre avuto una grande vitalitá e una voce propria. Per gli omosessuali dell’epoca Berlino rappresentava la speranza, un luogo in cui essere se stessi. La città offriva club per tutti i gusti e categorie: cabaret per le classi alte, bar per i ceti più poveri, circoli esclusivamente per lesbiche e molto altro. In questi contesti si poteva ballare senza problemi e a stretto contatto fisico con partner dello stesso sesso. L’atmosfera era solitamente festosa, animata da pianisti e cantanti, anche se alcuni locali per le classi lavoratrici, in cui i soldati si prostituivano per arrotondare, scadevano spesso nello squallore.

Quello che caratterizzava la scena era comunque il fatto che la natura di ognuno avesse la possibilità di esprimersi e gli omosessuali più effeminati, in particolare, amavano dare pieno risalto e radicalizzare questo aspetto della loro personalità. C’è da dire che la scena queer anni ’20 a Berlino proponeva in generale un mondo capovolto, con uomini truccati e imbellettati e ragazze dai capelli corti, in smoking. Erano i locali per travestiti ad attirare il maggior numero visitatori e iniziarono presto ad essere un ritrovo non solo per gli omosessuali, ma anche per intellettuali e artisti di ogni orientamento. Molti scrittori hanno descritto quella che veniva considerata la “parte decadente” di Berlino, le storie più famose sono forse quelle di Christopher Isherwood, che hanno ispirato il famoso film Cabaret.
La cosa più interessante è che i club per omosessuali significavano non solo notti di trasgressione, ma erano soprattutto l’unica occasione in cui classi sociali completamente diverse si incontravano. In questi locali le persone entravano in contatto con la loro identità e riflettevano sulla propria natura sessuale, a prescindere da ceto, genere e cultura. Non è forse la prova che siamo tutti accomunati dalle stesse passioni, dalla stessa voglia di comprendere noi stessi e dalla stessa voglia di sperimentare e godere appieno la vita? In fondo questo accade oggi, come nei lontani giorni di Weimar.

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