La cucina berlinese tipica non esiste: ve lo confermeranno gli altri tedeschi!

9 April 2017

Share Button

di Axel Jürs

Le vittime preferite della cosiddetta “cucina tipica berlinese” sono purtroppo gli italiani (oltre ai giapponesi e ai cinesi).
Alla loro domanda di poter degustare un piatto tipico, normalmente nel berlinese che lavora nella gastronomia si risvegliano antichi ricordi e sapori (un pezzo di carne grassissima e quasi immangiabile e di conseguenza mai più provato) o curiosità interculturali (“chissà se anche oggi i clienti sopraviveranno  al nostro cibo tipico?”).
La “regina” tra le pietanze che i berlinesi definiscono tipiche è senza dubbio la zampa di maiale in versione cotta (Eisbein) o fritta (Schweinshaxe), con un contorno che è un vero e proprio colpo di grazia: il famoso Erbspürree, vale a dire puré di piselli. Quando mi sento particolarmente cattivo dico che i piselli sono presentati come puré per nascondere la scarsa qualità dei legumi utilizzati o allo scopo di aggiungere di soppiatto altri ingredienti, normalmente non destinati agli esseri umani.
Già questo dovrebbe allontanare ogni turista che possieda un palato sano e anche un buon senso estetico. Se però la mera vista o il profumo di questi cibi non dovesse bastare, provate a chiedere consiglio ad altri tedeschi, rigorosamente non berlinesi.
Quasi sicuramente, infatti, vi diranno che la cucina berlinese non esiste proprio, anzi, quasi rappresenta una contraddizione in sé.
E forse è anche per questo che i tedeschi del resto della Germania, quando vanno a Berlino, amano portare una buona dose di Proviant (provviste) o approfittano della permanenza in città per provare altre cucine internazionali, magari non disponibili nelle loro città di provenienza. Dall’altra parte l’assenza di una vera cucina locale è un grande vantaggio proprio da questo punto di vista: a Berlino infatti si mangiano spesso e si provano volentieri le delizie delle cucine tipiche di altri Paesi, importate dagli immigrati.
C’è da dire comunque che i berlinesi non hanno bisogno di sforzarsi troppo quando si tratta di provare cose nuove, a volte anche indipendentemente dal gusto o dalla qualità dei cibi. Basta anche solo una vaga apparenza di commestibilità e i berlinesi si ingozzano con qualunque cosa, magari con l’ausilio di una marea di salsa fredda e non meglio identificata.
Possiamo a questo punto toglierci il pensiero e parlare di un’altra colonna portante della mitologia culinaria della capitale, vale a dire il “currywurst originale di Berlino“.
Recuperate i turisti tedeschi non berlinesi a cui avete chiesto consiglio prima e ancora una volta sfateranno un mito alimentato senza motivo. La storia del currywurst è complessa e la sua diffusione in Germania offre una carrellata decisamente interessante di varianti locali. Ogni metropoli e regione nella quale viene servito, infatti, non solo ha una sua ricetta per la salsa, ma esprime una vera e propria filosofia per rendere il risultato finale “fedele alla tradizione” e gustoso. Non si può non menzionare, a questo proposito, la città di Dortmund, dove da sempre il currywurst viene servito con salsa calda, un tempo addirittura preparata con speciali pomodori coltivati apposta.
Un sola cosa però è certa: il currywurst non ha origini berlinesi.
Più che altro a Berlino il currywurst ha raccontato la storia di una divisione. Sia all’est che all’ovest della città, infatti, si scontravano, ai tempi del Muro diverse fazioni convinte che la loro ricetta fosse quella “vera” e originale. Negli anni ’80 l’unificazione della Berlino divisa non portò pace tra le fazioni, che continuarono a mantenere le loro posizioni mentre il resto della Germania contestava e contesta il concetto di fondo.
Parlare di cucina berlinese significa anche raccontare una storia cominciata con l’immigrazione lavorativa e finita con la mania dei tedeschi in generale di “rielaborare” piatti tipici di altre tradizioni culinarie.
Le prime pizzerie italiane in Germania furono ovviamente aperte in città di migrazione come Monaco, Stoccarda (sede della BMW e della Mercedes), nelle città del carbone e acciaio, nel bacino del Ruhr, come Dortmund, Bochumed Essen, oppure in quelle legate alla produzione di macchine come Wolfsburg (VW), Colonia (Ford) o Rüsselsheim (Opel).
E naturalmente i berlinesi, come sempre, non riuscirono a resistere alla tentazione di cambiare le ricette originali per poi definire i risultati, spesso inquietanti, “cibo berlinese tipico”.
Negli anni settanta questo accadde con l’agghiacciante “Pizza Hawai”, una cosa con l’ananas sopra che né gli italiani né gli hawaiiani di quel tempo conoscevano.
E le ricette con la pasta o le variazioni del caffè? Parliamone pure, sempre che non siate impressionabili.
I berlinesi degli anni sessanta, con grande sicurezza, insegnavano infatti agli altri tedeschi non solo come tagliare gli spaghetti, ma anche come fare fare il cappuccino con un bel po’ di panna grassa sopra il caffè tedesco.
E non solo. Anche oggi, infatti, non pochi berlinesi sono disposti a spiegare ai vicini italiani che il sugo si può fare molto più facilmente e, ancora più importante, in modo molto più veloce. Alla fine chi ha il tempo per tenere un sugo per ore e ore sul fuoco? Essendo la loro vita vissuta quasi sempre di fretta, ai berlinesi servono ricette da preparare in non più di dieci minuti. Sarà anche per questo che a Berlino, diversamente da Dortmund, il currywurst viene servito con salsa fredda. Tra l’altro la salsa viene spesso spruzzata da bottiglie di plastica che, quando sono quasi vuote, emettono un rumore che solo i berlinesi sopportano, mentre mangiano.

Ma non si può dire niente di positivo della “cucina berlinese”? E proprio inesistente? Sì e no.
Berlino, come città di immigrazione, ha sempre metabolizzato e adottare il meglio (e non solo il meglio, purtroppo) di tutte le culture presenti nei suoi confini.

Negli anni ’20 a Berlino si diceva che i “veri berlinesi” provenivano dalla Pomerania o dalla Slesia, oggi si può dire che i “veri berlinesi” vengono da tutto il mondo o, come si direbbe nel dialetto locale, von irjendwo anders (da altri posti) o, più breve ancora, aus jwd (che sta per janz weit draußen, da molto lontano). I berlinesi amano le abbreviazioni, le amavano già decenni prima di twitter e degli sms e sono di fretta non solo quando mangiano, ma anche quando parlano. Ricordatevi allora che per diventare berlinesi “doc” dovrete imparare a essere sempre di fretta… o almeno a far finta.
Concludendo, in questo senso e per non urtare i berlinesi, si potrebbe dire della cucina della capitale che esiste davvero, ma nella forma più internazionale che si possa immaginare. Se la polpetta berlinese, la famosa bulette, ha infatti “cugini” di altre regioni, il Döner, prodotto culturale dell’integrazione, è indubbiamente berlinese al 100%.
E visto che i berlinesi amano, in cucina, combinazioni incredibili e un misto di ingredienti impensabile in altre città, normalmente lo ordinano mit allet! (con tutto, in gergo). E magari aggiungono anche una buttata in dialetto locale:Döna macht schöna! (il döner fa diventare più belli).
Magari…
Share Button