La birra Rollberg e l’estinzione di Neukölln – REPORTAGE

30 May 2016

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Questo articolo è stato realizzato nell’ambito del Laboratorio di Reportage organizzato da Le Balene Possono Volare, in collaborazione con Il Mitte

di Michele Galasso e Martina Hell

Scendendo alla fermata della metro di Rathaus Neukölln, tra le foto pubblicitarie esposte sui muri del tunnel, si ritrova un’immagine della birreria Berliner Kindl, monumentale simbolo del progresso raggiunto attraverso la rivoluzione industriale. Sembra di tornare a un modernismo del primo Novecento, in cui tutto sembrava cambiare, pur restando irrimediabilmente legato al passato.

Uscendo dalla metro basta percorrere pochi isolati in salita, fino a Werbellin Strasse numero 50, per raggiungere la fabbrica. L’imponente struttura in mattoni e vetrate, con una massiccia torre, forata alla base da un grande arco acuto, è un immediato tuffo dentro un’epoca lontana. Proprio davanti all’entrata un gruppo di persone è impegnato ad ascoltare il racconto di una guida. Ogni sabato è infatti possibile partecipare ad un tour che conduce attraverso le cantine e le sale di produzione ed è organizzato dall’associazione Berlin Unterwelten.

La fabbrica di Neukölln, originariamente sede della Berliner Kindle, fu costruita fra il 1926 ed il 1930. Danneggiata durante la seconda guerra mondiale e ricostruita solo in parte nel 1950, è stata poi, nel tempo, progressivamente abbandonata. Ad oggi la più grande sede di produzione della Kindl si trova a Alt-Hohenschönhausen, in Indira-Gandhi-Straße. Dove una volta si sviluppava un’ala della birreria originale, adesso sorge un ricco e affollato supermercato Rewe. L’antica struttura di Neukölln, dichiarata patrimonio culturale, è stata invece destinata a sede di numerosi progetti culturali e infine, nel 2009, una parte è stata acquistata dagli appassionati Wilko Bereit e Nils Heins, nati e cresciuti nel quartiere, che hanno fondato la Privatbrauerei am Rollberg, ovvero la principale sede produttiva della birra più famosa di Neukölln: la Rollberg, appunto.

Dentro la fabbrica dimora una piccola Kneipe, sospesa tra il fumo delle sigarette e l’aroma della birra: è aperta solamente il giovedì, dalle 17.00 alle 23.00 e il venerdì ed il sabato, fino alle 24.00. Situata proprio all’interno dello stabilimento birraio, dalla Kneipe è possibile gettare uno sguardo concreto ai macchinari per la produzione della birra. Una grande vetrata divide il bar dalla sala macchine, sembra quasi di esserci dentro. La birra viene servita nelle sue diverse qualità: Helle, Roten e Weizen. A queste fermentazioni, tutte rigorosamente bio, si aggiunge la Spezialbier, la cui produzione varia a seconda delle stagioni. Il locale, sospeso tra il vecchio e il nuovo, sembra immerso nelle contraddizioni. Una scritta sul bancone recita “Vietato fumare oppio” ed è tradotta in cinese nella riga sottostante.
Uscendo dalla kneipe, di notte, tutto cambia. Accanto alla fabbrica, tra la torre e il supermercato, emerge un vuoto immenso, segno caratteristico, sino a pochi anni fa, di Berlino: un vuoto da riempire, spazio fisico e creativo per le nuove idee.

L’idea che si tratti di una bevanda biologica, fabbricata a pochi chilometri da qui, è proprio ciò che spinge anche i nuovi arrivati a scegliere la birra Rollberg. Il bar Alaska, ad esempio, ha aperto da poco più di un anno a Reuterstrasse 85, tra Boddinstrasse e Rathaus Neukolln. Un caffè vegano che unisce l’amore per la cucina tradizionale spagnola ad un impegno certosino nel diffondere la cultura vegana, esplicitato nella proposta di Tapas e Tortillas interamente liberate da prodotti animali. “La scelta è ricaduta sulla Rollberg proprio perché si tratta di una birra del quartiere, biologica e fornita direttamente dal produttore”, spiegano i proprietari.

Accanto al nuovo, resta anche l’antico. Ad esempio la Heidelberger Krug, la Kneipe più antica dove poter bere la birra di Neukölln, situata in Arndtstrasse 15, a pochi passi da Chamiossoplatz, già parte del quartiere di Kreuzberg. Durante questi anni la Heidelberger Krug si è conquistata la fama di Kneipe più antica ancora esistente in città ed è divenuta un punto d’incontro fondamentale nel Chamiossokiez. Aperta nel 1910, è stata presa in gestione nel 2012 da Meike e Jaqueline. Sebbene le proprietarie si vantino di aver mantenuto il nome storico e le vecchie tradizioni, un po’ di sapore antico è andato perduto. La piccola sala principale conserva due pareti originali, lasciate scrostate e con pezzi di mattoni a vista in ricordo di quello che la Kneipe era alla sua origine, incorniciate da una nuova pittura che ricopre il resto della sala. Anche qui, ancora una volta, Berlino sembra confermare il detto popolare che la ritiene “una città destinata a diventare sempre e mai ad essere”. Il fascino di Heidelberger Krug è il suo essere sospeso nel tempo, tra l’antico e il moderno, così come sembrano essere sospese le persone che lo frequentano. I tavoli di legno, illuminati dalla luce delle candele, si riempiono di gente di ogni età e condizione sociale. Si mischiano così birre e caffè, allo stesso tavolo. Tra gli avventori, i vecchi signori della birra da pomeriggio e un operaio che dorme davanti al suo boccale, ma anche signore a sorseggiare un tè o una coppia di anziani con cane e cappuccino a leggere un libro, in un mix che contribuisce a creare un’atmosfera distesa e accogliente. Chi entra in questa Kneipe cerca ancora di scambiare due chiacchiere con la locandiera, per passare il tempo, conversando del più e del meno, nell’attesa di accapigliarsi in una discussione qualunque. Su un vecchio pianoforte a muro una catasta di giochi da tavolo. Fra questi, anche l’Original Rummikub, che porta sulla scatola scolorita la dicitura Spiel des Jahr, 1980. “Qui la Rollberg è sempre stata servita”, spiega la proprietaria Jaqueline, “siamo stati una delle prime kneipe ad averla in tutta Berlino”. La Rollberg è un vanto per le titolari, una tradizione che le due donne non hanno intenzione di abbandonare. La servono chiara o rossa, categoricamente alla spina. Nonostante il restauro e il nuovo arredamento, l’antico sapore della locanda si rivive soprattutto nelle relazioni, nelle facce che si riconoscono entrando, nei modi di stare sul trespolo col boccale in mano e di parlarsi da un tavolo all’altro. Durante la settimana Heidelberger Krug apre le porte a partire dalle 16.00, mentre il sabato si comincia alle ore 12.00. Spesso i tavoli sono tutti prenotati già all’orario di apertura.

C’è un altro posto nel quale servono la Rollberg, un locale simbolo di quello che era Neukölln sino a pochissimi anni fa: il Syndikat. La Kollektiv Kneipe, come viene chiamata, è sulla Weisestrasse 56 ed accompagna con la sua musica alternativa la vita dello Schillerkiez da ben trentuno anni. Molto attivo sulla scena sociale, il locale è completamente tappezzato di poster e volantini di manifestazioni e associazioni culturali: su una parete un poster raffigurante un contadino dice “Wer Bier trinkt hilft der Landwirtschaft – Chi beve birra aiuta l’agricoltura”. Sulla parete opposta, invece, sventola il teschio della squadra di calcio del Sankt Pauli e la scritta “refugees welcome”. L’atmosfera è rilassata e poco pretenziosa. La Rollberg qui è molto più economica che in altri bar, solo 2.90 euro per la grande. La ragazza che lavora dietro il bancone, approfittando di un attimo di quiete, fuma una sigaretta. Spiega che la Rollberg, per loro, è quasi una novità: ne hanno introdotto la vendita da appena cinque anni e solo della qualità più scura.
Neukölln oggi è amato da molti per il suo spirito di rinnovamento, mentre altrettanti si lamentano per la sua perdita d’identità. Molti locali storici sono infatti costretti a chiudere per l’aumento esponenziale degli affitti, come il celebre Freies Neukölln, del quale in tanti rimpiangono la perdita. I proprietari hanno lanciato da tempo un video di protesta che è diventato virale e sui muri del quartiere attaccano: “Neukölln is one of the poorer working class districts in Berlin. By now it has, however, become attractive for investors who see a speculative potential […] don’t let yourselves become a part of those inhuman speculation and money-making processes that take away our living space! Talk to your neighbours, inform yourself about proper prices before you move in […]. Be creative and active against gentrification”.

In questo contesto la scelta di molti nuovi locali di servire una birra come la Rollberg, prodotta solo dal 2009, sembra allora voler dare peso, almeno in apparenza, a questa ricerca di tradizioni perdute. Perché se da un lato è certamente vero che il quartiere cambia e si snatura, ciò porta anche all’esaltazione di quelli che restano i suoi cardini e punti di riferimento. Sarà allora meglio fare un ultimo giro nelle vecchie piccole kneipe, disseminate un po’ ovunque, almeno finché sono ancora lì, prima che chiudano o si trasformino solo in musei per turisti. Meglio affrettarsi se si vuole ritrovare, almeno tra quattro mura, il sapore di una buona birra e di quella Berlino che sembra oggi irrimediabilmente destinata a scomparire per sempre.

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