I confini non esistono: intervista a Fabio Stassi, scrittore italiano molto apprezzato anche in Germania

23 April 2017

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Fabio Stassi
di Alessandro Campaiola

La bellezza delle arti, dalla musica alla scrittura, senza mancare di sporcarsi un po’ con i colori della pittura, risiede nell’influenza che queste subiscono da ogni cultura diversa, nell’arricchimento che le trasforma, talvolta le completa, spesso scoppiando in una nuova natura, un nuovo senso d’esistere e di esprimersi.
È un gioco di contaminazioni, di furti innocenti, di assemblaggi creativi che genera, nella maggior parte dei casi, un prodotto affascinante, un viaggio tra mondi apparentemente lontani, eppure, improvvisamente necessari.

La cultura italiana e quella tedesca non sono certamente esenti da questo mescolarsi di idee. Tanti, tantissimi scrittori, dell’una e dell’altra nazione, hanno infatti inciso sulla letteratura di entrambi i Paesi, molti sono gli artisti teutonici apprezzati nel “Bel Paese” e viceversa.
Tra questi, autore contemporaneo dalle origini siciliane, c’è Fabio Stassi.

Stassi lavora a Roma, presso la Biblioteca di Studi Orientali dell’Università “La Sapienza”, ed è forse anche a causa del suo impiego che instaura un rapporto di assoluta passione e necessità con i libri. Per la casa editrice Minimum Fax cura un ritratto dei principali protagonisti della letteratura mondiale, “Il libro dei personaggi letterari“, poi, nel 2013, per Sellerio, l’edizione italiana di “Curarsi con i libri, Rimedi letterari per ogni malanno“. Vive a Viterbo, ed è proprio sulla tratta ferroviaria che percorre ogni giorno che nascono le storie e i personaggi con cui appassiona migliaia di lettori in tutta Italia e non solo.

Dopo aver riscosso un importante successo tra i confini nazionali con il suo romanzo d’esordio “Fumisteria” (Premio Vittorini opera prima 2007) e con i primi due volumi di quella che lo scrittore ama definire la trilogia delle Americhe, vale a dire “È finito il nostro carnevale” (2007) e “La rivincita di Capablanca” (2008), Stassi diventa uno scrittore internazionale e i suoi romanzi vengono tradotti proprio in lingua tedesca. È infatti in Germania che l’autore trova un primo e importante pubblico estero.

Lo abbiamo raggiunto per chiedergli qualcosa in più in merito al suo legame con i lettori d’oltralpe.

Fabio Stassi, qual è il tuo rapporto con la Germania e Berlino?

Sono stato a Berlino qualche anno fa, insieme alla mia famiglia, e la città mi ha impressionato e affascinato: mi è parsa un modello di vivibilità e di equilibrio.

Tu sei un amante della letteratura in generale, che sentimento ti lega a quella tedesca?

Nella mia piccola biblioteca privata, ho diviso i libri per aree geografiche e il palchetto dedicato alla letteratura in lingua tedesca è piuttosto nutrito, dai classici al Novecento. Ho avuto in particolare una grande passione per Heinrich Böll. “Opinioni di un clown”, naturalmente, ma anche “E non disse nemmeno una parola”. E per Uwe Johnson e per Sebald, di cui ho amato “Austerlitz”.

Come mai i tuoi primi romanzi, “È finito il nostro Carnevale” e “La rivincita di Capablanca”, sono stati tradotti da subito proprio in tedesco?

È stata la prima lingua in cui è stato tradotto un mio libro, e per questo sono molto grato ai lettori tedeschi. Il primo è stato “La rivincita di Capablanca”. Credo sia stato per l’argomento: gli scacchi. L’editore che lo ha tradotto è di Zurigo (Kein und Aber), dove a scacchi si gioca anche nei parchi pubblici.

Quale di questi è stato più apprezzato?

Proprio “La rivincita di Capablanca”. Ha avuto addirittura una seconda edizione economica.

Ho letto che hai scritto anche un racconto in lingua, “Der Mann meines lebens”. Ce lo descrivi?

È un racconto che in Italia non è mai uscito. Era dedicato a uno degli uomini più importanti della mia vita, uno zio che visse quasi sempre dentro una cucina e che dopo, in altra forma, è finito anche dentro un romanzo.

Futuri progetti che potranno coinvolgere anche i tuoi lettori in Germania?

Dal 2013 collaboro stabilmente a una rivista tedesca, “Lettre International”, nella quale sono usciti diversi articoli, prevalentemente di critica letteraria. Ho stretto un bel rapporto con la traduttrice tedesca di “L’ultimo ballo di Charlot” (tradotto in 19 lingue e vincitore di diversi premi – n.d.r.), che si chiama Monika Lustig. Lei legge i miei pezzi e li sottopone al direttore della rivista. Sono anche andato a trovarla, a Karlsruhe. Mia figlia, inoltre, a Zurigo è andata a vivere e il tedesco lo ha imparato. Mi auguro davvero di poter continuare a dialogare con i lettori di lingua tedesca, nella consapevolezza di abitare un territorio comune che si chiama Europa e nel quale io continuo a credere molto.

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