In ricordo di Egon Bahr

9 September 2015

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© Carol Becker

Qualche settimana fa si è spento, all’età di 93 anni, Egon Bahr. Il suo nome, per molti italiani, non ricorderà probabilmente nulla, mentre in Germania e tra gli storici la sua figura è ricordata per essere stato, tra la fine degli anni sessanta e i primi anni del decennio successivo, l’architetto della cosiddetta “politica della distensione”.

Facciamo un breve passo all’indietro nel tempo, all’epoca della guerra fredda e del muro che divideva in due la Germania. Il muro fu edificato nel 1961 per volontà di Walter Ulbricht, capo di Stato della Germania orientale (DDR) e Segretario del Partito Socialista Unitario della Germania, preoccupato per la continua fuga di tedeschi orientali verso la parte occidentale del paese. Frutto della paura e della debolezza, il muro spezzò in pochi giorni di agosto famiglie, amicizie e rapporti di qualsiasi genere tra le due parti della città, diventando il simbolo plastico della divisione tedesca, dell’Europa e del mondo intero. Per anni i tedeschi non si parlarono tra di loro: i comunisti dell’est incolpavano gli occidentali di neo-fascismo; gli occidentali applicavano la cosiddetta dottrina Hallstein, in base alla quale qualunque relazione diplomatica intrattenuta da un paese terzo con la DDR era da considerarsi un atto ostile contro la Germania occidentale (BRD) e avrebbe portato all’immediata interruzione delle relazioni diplomatiche. Questa sorda contrapposizione continuò, nella sostanza, fino al 1966, quando, all’interno di un governo di grande coalizione, divenne ministro degli esteri Willy Brandt che poi, nel 1969, vinse le elezioni diventando Cancelliere della BRD. Il pensiero di Brandt partiva da un presupposto essenziale: entrambi gli Stati della Germania hanno il diritto di esistere, e pur non concordando per nulla con quanto fatto nell’altra metà del paese, occorreva fare il possibile per avvicinare i due governi, farli dialogare e stringere accordi per far alleviare le sofferenze dei due popoli che la separazione aveva creato. Questa politica portò nel 1971 alla sottoscrizione del Trattato su Berlino, con il quale, tra le altre cose, la DDR garantì  una serie di provvedimenti per il miglioramento delle condizioni di vita e di mobilità delle persone all’interno della città e, nel 1971, all’Accordo sui transiti, nel quale la DDR riconobbe, per la prima volta, il diritto ai propri cittadini di visitare i parenti nella BRD in caso di grave emergenza familiare (in precedenza, con Brandt sindaco di Berlino, tra le due parti della città era stato sottoscritto il Passierscheinabkommen, prolungato anche in anni successivi, che consentì ai tedeschi di Berlino Ovest di visitare i parenti della parte orientale della città).

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© Picture Alliance

Se Willy Brandt fu il protagonista degli accordi tra le due Germanie e, in generale, di tutta la Ostpolitik dell’epoca (che prese il suo nome), Egon Bahr fu il suo indiscusso uomo di fiducia (tra i due si instaurò uno straordinario rapporto, cha ha certamente pochi uguali nella storia della politica occidentale degli ultimi decenni); egli fu chiamato a svolgere le missioni più articolate e complesse, inviato in avanscoperta nei paesi dell’Est (l’URSS in primo luogo) alla ricerca di qualche spiraglio di trattativa. Fu lui a coniare il motto, che divenne una linea politica, del “Cambiamento attraverso l’avvicinamento” (Wandel durch Annäherung) che nel 1963, quando fu proposto, espresse la decisa opposizione alla politica dell’immobile fermezza propugnata dall’allora Cancelliere Adenauer. I trattati, cuore della Ostpolitik, che la Germania occidentale sottoscrisse oltre che con la DDR con l’Unione sovietica, la Polonia e gli altri stati del blocco comunista furono opera sua e, nella sostanza, regolarono fino alla caduta del muro di Berlino le relazioni tra la BRD e il blocco orientale. La cortina di ferro, grazie a lui, divenne più permeabile, e fu lui che rese possibile, con la sua tenacia, la sua intelligenza e la capacità di capire le esigenze dei propri avversari, a rendere possibile ciò che all’epoca pareva impossibile: il dialogo tra democrazie e comunismo.Germany_Bahr_Obit-0a265

Bildnummer: 51957910  Datum: 19.04.1982  Copyright: imago/Sommer Egon Bahr (GER/SPD) raucht Pfeife während des Bundesparteitages der SPD in München, Personen; 1982, München, sw, Politiker, Bundesparteitag, Bundesparteitage, Parteitag, Parteitage, Raucher, rauchen, Pfeifen; , quer, Kbneg, Einzelbild, close, Parteien, Politik, Deutschland, Randbild, People

© imago/Sommer

Con la fine del governo Brandt nel 1972 inizia per Bahr il lento declino politico; diventa successivamente ministro per lo sviluppo e segretario generale della SPD, ma la sua vera passione rimane la politica estera, di difesa e di sicurezza.

Egon Bahr, anche in età molto avanzata, ha continuato la propria attività, e gli attuali leader socialdemocratici hanno sempre cercato ispirazione da lui in merito alle problematiche di politica internazionale; recentemente, alla fine di luglio, aveva incontrato Gorbačëv a Mosca, con il quale aveva condiviso l’auspicio a un miglioramento delle attuali relazioni russo-tedesche.

Questo articolo è stato originariamente pubblicato sul blog di pavel chute.

PAVEL CHUTE è nato a Milano nel 1970. È laureato in Scienze Politiche e in Lingue e Letterature Straniere e ha vissuto a lungo in Inghilterra e in Germania (Berlino, Costanza, Colonia) dove ha studiato Africanologia. Lavora come traduttore e ha iniziato recentemente a scrivere racconti e brevi romanzi.

UNA FINESTRA SU BERLINO è una rubrica rivolta agli italiani che vivono in Germania e a coloro che sono interessati a questo paese, raccontato in modo oggettivo, senza schieramenti, riconoscendone per quanto possibile pregi e difetti. Il tutto con un linguaggio semplice, ma diretto.

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