In fuga dal sud verso la Germania, e non per cercare lavoro

4 July 2012

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In Fuga dal Sud. Migranti qualificati e poteri locali nel Mezzogiorno, questo il titolo del libro presentato ieri dall’autore e sociologo Francesco Maria Pezzulli, presso la Società Dante Alighieri di Berlino.

La sala della Società, riscaldata da tende di color rosso, accoglie un pubblico numeroso ed eterogeneo in un tardo e fresco pomeriggio di luglio. Un pubblico che sa mostrare grande interesse durante il dibattito proposto dal sociologo Pezzulli.
Il tema dell’incontro è quello della fuga, della migrazione, che permette al pubblico presente di sentirsi protagonista in prima persona, con la propria scelta di vita: la fuga dall’Italia che, negli ultimi decenni, è in notevole crescita.

Dopo il saluto della Presidente del Comites di Berlino-Brandeburgo, l’Avvocato Simonetta Donà, a prendere la parola è Edith Pichler, studiosa del fenomeno delle migrazioni italiane in Germania e curatrice della prefazione del libro, rivelando il numero degli italiani a Berlino: 18.000, 10.000 in più di quelli presenti negli anni ’80. Le cifre sono quelle ufficiali, ma si stima un numero più elevato.

I giovani e meno giovani che fuggono provengono dal sud, “il sud dopo il Brennero”. Le motivazioni che spingono a lasciare la propria terra sono cambiate e non sono più quelle di qualche decennio fa. In Germania non giungono più i Gastarbeiter, ma giovani laureati, spinti da diverse motivazioni.

Pezzulli, durante il suo lavoro di ricerca, ha riscontrato come non sia più l’esigenza di trovare un lavoro ciò che spinge alla fuga, né l’elevato tasso di disoccupazione in Italia, bensì altre ragioni.
La ricerca del sociologo è iniziata in Calabria, sua terra natale. L’autore ha censito il numero dei laureati in informatica, che proprio in Calabria rappresentano il numero maggiore a livello nazionale. Secondo l’autore, dalla sua regione vengono “prodotti e consumati”. Sette informatici su dieci, infatti, lasciano la Calabria. Perché?
Il desiderio di vivere in un altro contesto sociale e un rifiuto del rapporto clientelare, ben radicato in Italia, sono le motivazioni che spingono gli informatici calabresi a lasciare l’Italia.

La fuga, che potrebbe essere letta come sinonimo di sconfitta, inizia così ad avere un’altra accezione. Il Professor Enrico Fava, Presidente della Dante Alighieri di Berlino e moderatore della presentazione, osserva come il problema della fuga sia molto più vecchio di quanto possiamo immaginare: “Cristoforo Colombo dovette andare in Spagna per scoprire l’America”.

A conferma delle conclusioni e di come altro, rispetto alla ricerca del lavoro, spinga alla fuga, ha testimoniato con la sua esperienza Alessandro Lamberti, un giovane medico residente a Berlino e considerato il “medico senza frontiere” proprio perché durante il weekend torna a lavorare in Calabria.

Komisch, forse, l’idea che i tedeschi sembrano avere di noi, ma il discorso di Nitti del 1901 non appare poi così vecchio e, forse, quel che si dovrebbe fare è prendere nota: “Perché sacrificare tante migliaia di lire a imparar cose che non si amano? Perchè diventare medici, avvocati, ingegneri, quando forse diventare una di queste cose vuol dire prepararsi ad una vita grama? Perchè non tentare la sorte, perchè non essere piuttosto produttori o trafficanti? I nostri contadini ci danno il mirabile esempio di gente che porta dovunque il suo lavoro: perchè noi non li imitiamo, perchè non ci trasformiamo?

di Oriana Poeta

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