Il destino del Raw: cosa rimarrà dell’anima di Berlino?

27 June 2016

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di Sara Bolognini e Letizia Chetta

Revaler Straße 99, anche chiamata Raw Gelände. Tutti noi conosciamo questo simbolo di Berlino, situato nel quartiere di Friedrichshain e punto di riferimento della vita notturna della città, ma non solo. Più dei due terzi della superficie del Raw (51000 metri quadrati) sono di proprietà del giovanissimo imprenditore Lauritz Kurth, che ha in mente un piano ben preciso di edificazione e rinnovo, che potrebbe sconvolgere la configurazione del luogo. A dispetto delle possibili reazioni negative di disapprovazione e rifiuto l’imprenditore ha infatti presentato, alla fine di maggio di quest’anno, i progetti relativi al rinnovamento dell’area identificata dall’acronimo Reichsbahnausbesserungswerks (cioè le vecchie officine per le riparazioni ferroviarie).
È da qualche mese che se ne parla, dunque, e già la “Neue Heimat” ha chiuso i battenti, rendendo un ricordo le fredde domeniche pomeriggio trascorse a sorseggiare un Glühwein tra le bancarelle.

Il piano di Kurth è quello di rendere redditizia questa superficie e fare della zona est di Berlino (Wahrschauerstraße e dintorni) un nuovo polo vitale capace di garantire affitti più convenienti a progetti culturali alternativi e imprese, senza rendere però il luogo troppo “piccolo borghese e sterile”. Potrebbe venire eretto un palazzo di quattordici piani, con uffici, centri di attività creative, negozi di commercio al dettaglio, ambulatori, gallerie d’arte, asili, attività dedicate allo sport e al tempo libero, garage interrati. Non si esclude la possibilità di favorire attività legate alla gastronomia, un supermercato di prodotti Bio o un Kaiser’s. La creazione di ampi spazi verdi è da escludere per evitare di agevolare la criminalità, già molto attiva in quel tipo di contesto, all’interno dell’area interessata.

“Vogliamo e dobbiamo costruire”, ha ribadito Kurth, sostenendo di voler utilizzare la superficie del Raw in modo intelligente e offrire immobili con affitti ragionevoli. Per fare questo dovrà tuttavia sfruttare i numerosi spazi che al momento ritiene usati in modo improduttivo. “Senza affitti non posso vivere”, ha aggiunto l’imprenditore, che già è costretto a pagare 85000 Euro al mese per mantenere il servizio di sicurezza e le telecamere di sorveglianza. Con la riqualificazione dell’ex officina per treni, Kurth promette di riuscire a proporre 40 contratti d’affitto per 3,50 Euro per metro quadrato, più 1,50 Euro di spese addizionali.
Verranno probabilmente mantenuti i palazzi di valore storico di Revalerstraße e la Skatehalle con la torre per l’arrampicata. Verranno invece demoliti locali come l’Astra, il Suicide Circus, il Bar Zum Schmutzigen Hobby e la Urban Spree Gallery, giudicati semplicemente antiestetici. L’imprenditore non escluderebbe però di voler proporre location alternative per quelli che sono stati per anni centri di interesse per la Berlino “alternativa”. Hans Panhoff, assessore dei Verdi del distretto di Friedrichshain, ha dichiarato che questo è comunque “un primo tentativo di trasferire il progetto su carta e di avere qualcosa su cui discutere”.

Che questi piani siano valutabili positivamente o negativamente, potrà dircelo solo il tempo. Possiamo però individuare nei Raw Gelände un’ulteriore “vittima” della gentrificazione, che sta pian piano mutando il volto di Berlino dall’interno. Tutti vogliono vivere nella capitale tedesca, la domanda aumenta, ma gli spazi sono sempre gli stessi e i prezzi lievitano. Le stanze a 280 Euro al mese sono ormai una leggenda e ora anche i luoghi che hanno fatto la storia della città sembrano scomparire lentamente. Anche il fatto che sulla superficie del Raw verranno costruite gallerie d’arte suona come un tentativo di compensazione non del tutto soddisfacente, considerando il fatto che parliamo di nuovi circuiti costosi ed esclusivi e non del rilancio di quei luoghi-simbolo che con il tempo hanno costruito l’unicità di una certa Berlino, mattone per mattone. La domanda che molti si pongono è: chi vorrà ancora rimanere in una metropoli in cui i punti d’interesse amati dagli abitanti vengono distrutti? In cui non viene posto un limite ad una gentrificazione che trasforma una cittá dall’anima alternativa in una capitale sempre più spießig?

Non si può che aspettare e assistere all’ennesima trasformazione della capitale tedesca, luogo fluido e forse, in ultima istanza, geograficamente e filosoficamente interessante anche per i suoi costanti conflitti costruttivi. Ciò che è certo è che il suo destino è sempre stato il cambiamento, la trasformazione, il movimento. Come disse Scheffler, in fondo Berlino è una città “destinata a divenire, mai ad essere”.

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