I only come out at night: Vuoi un valium?

5 February 2017

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Sarebbe bello credere al destino, tutto avrebbe un senso. Sono stato a Londra per un weekend e quando sono uscito di casa per dirigermi verso la metro per strada non c’era nessuno, solamente un ragazzo vestito di nero ad alcuni metri di distanza da me, capelli cortissimi, quasi rasati, stivali e cappotto lungo. Devo ammettere di aver rallentato il passo, l’altezza e il modo di camminare mi ricordavano un ragazzo in particolare, a quanto ne so al momento vive dietro casa mia, ma il cappotto non rientra nel suo stile, indosserebbe un giubbotto di pelle con le borchie a vista. E poi era rasato a zero, l’ultima volta che ci siamo visti. Ad ogni modo sono felice di aver preso un’altra strada. Dopo tre giorni, al mio ritorno, in tarda serata, rientrando a casa, eravamo solo in due a camminare, io e lo stesso tipo di cui sopra, vestiti allo stesso modo, lui qualche metro davanti a me. Mentre mi trovavo a Londra, il tipo rasato mi ha telefonato, voleva vedermi.

Sono un fottuto city man. Non mi perdo quasi mai e mi piace trovarmi da solo in una capitale davanti ad una mappa. Mi piace l’anonimato e mentre mi guardo attorno penso tra me e me: “eh bimbi, Roma è stata casa mia, ho guidato per mezza Europa, la malinconia è il vero unico dono, adesso Berlino mi tratta benino, eh, che ne sapete voi!”. La mia prima volta a casa di Sua Maestà è stata obiettivamente privilegiata, ero lì per un matrimonio speciale e ho dormito in questa villa spettacolare, abitata da musicisti e con tanto di studio all’interno. Il party di nozze si è tenuto fino al mattino, una serie di interessantissime jam sessions si sono susseguite nello studio. Io sono rimasto l’unico sveglio a discutere con un tipo portoghese che mi aveva chiesto cosa ci fosse dopo la morte e cosa volesse significare la mia risposta: niente. Cosa è niente? Un carinissimo amico greco dello sposo si è alzato proprio mentre il tipo me lo stava chiedendo per la ennesima volta. Mi ha sorriso e ha risposto come me, dicendo “nulla”, con quel gesto con le dita che sta a significare che qualcosa si dissolve. Ho abbracciato il tipo greco e sono andato a letto, erano le 10.30 e io sarei dovuto partire in giornata. Il portoghese ha continuato a parlarmi mentre ero sdraiato. Io ero esausto, avevamo pure litigato qualche ora prima e non ne potevo più.
Ho dormito tre ore, mi sono fatto un caffè, mi sono sputato allo specchio e sono andato in aeroporto. Sono arrivato al gate venti minuti prima della partenza del volo.

Sono stato ad House of the red doors, un fetish party di cui avevo sentito tanto parlare, alcune amiche avevano già performato lì e in quella serata due amici si sarebbero esibiti come dj. Prima ho dovuto lavorare, mi sono liberato intorno all’1.30 am e mi sono diretto a casa per cambiarmi. Al lavoro ho detto per caso dove sarei andato ed è uscito fuori che un collega è il fratello del proprietario del rock’n’roll bar dove Ein Arschloch ogni tanto fa da dj. In uno scambio di battute, abbiamo ricostruito tutto un giro di conoscenze e amicizie in comune. Tutte bene se non fosse che il tipo era un po’ brillo. Siamo arrivati a casa e non mi fidavo davvero di farlo bere oltre, ma dopotutto decidesse lui! Ha preparato due gin tonic e ha subito buttato il suo per terra. Non va bene. Gli ho detto, che a parte il dresscode necessario, era già troppo ubriaco e non va bene. Non ricordo più quando è stata l’ultima volta che ho visto qualcuno barcollare, è roba da ragazzini, dai. Conosci i tuoi limiti.
Usciti di casa abbiamo cominciato a discutere sul fatto che avrei voluto prendere un taxi perché erano già le quattro del mattino, mentre lui proponeva di aspettare il tram intrattenendoci in qualche modo, o meglio ancora, perché non andare a casa sua? Io ho detto che non se ne parlava nemmeno, avevo un appuntamento in quel locale e ci sarei andato. Una volta preso il tram fino a Warschauer Straße, lui ha cominciato a dire che la direzione era errata. Allora sono andato di spocchia e gli chiesto se guidasse, ha risposto di sì, “per cui devi essere un pessimo autista con un terribile senso dell’orientamento”, ho aggiunto. Appena scesi dal tram lui ha cominciato a camminare lentissimamente ed io ero già piuttosto incazzato. Ho deciso di fermare un taxi, fissando una Kurzstrecke.
All’ingresso lui barcollava e i buttafuori hanno detto che non saremmo potuti entrare. Lui  ha cominciato ad inveire contro di loro e a mandarli a quel paese. “Perché non ce ne andiamo a casa?”. Perché io non ti conosco, forse? E non ti reggi in piedi, un po’ di pudore bitte! Fatte un paio di telefonate e incontrato qualcuno alla porta, il deal è diventato: io entro, cerco qualcuno che possa far entrare lui e lo recupero. Non appena dentro, uno dei buttafuori mi ha raggiunto dicendo “per favore manda via il tuo amico perché è davvero importuno e qui finisce male”. Sono andato fuori, gli ho detto che aveva davvero esagerato e che sarebbe dovuto andare via. Ho chiesto, “sai dove ti trovi?”, “sì certo”. Ne dubito, ma non avevamo stabilito che dovessi fare da babysitter.
Ho trovato il party molto noioso. Le intenzioni erano buone, ma alla fine in questi party berlinesi non importa mai granché che ci sia qualcosa di qualità, l’importante è che il posto sia pieno e tutti si godano la situazione tra una pasticchetta e l’altra. Che poi siano stati davvero in pochi ad avere un abbigliamento adatto, o che le performances siano state rilevanti, conta poco.

Io ho perso tutti. Ho incontrato un tipo canadese che voleva essere mio batterista anni fa, non lo avevo riconosciuto, ovviamente. Qualcuno mi ha regalato una sorta di tirapugni, abbiamo anche discusso, ma non ricordo più di cosa esattamente. Un tipo mi si è seduto accanto e si è messo la testa tra le mani, è rimasto così per ore. Gli ho preso dell’acqua e l’ho obbligato a bere un po’. Qualcuno mi si è avvicinato e mi ha chiesto “ketamina eh? É un tuo amico?”. No, non lo conosco, non so cosa abbia preso. Anche in questo caso, non sono il babysitter di nessuno, mi sono alzato, sono andato a fare un giro, e una volta ritornato un ragazzino con la museruola gli stava seduto accanto. Mi sono messo a parlare col tipo, mi ha detto che viene da Malta. Io mi sono posto in modo davvero poco educato e gli ho espresso il mio stupore, non pensavo qualcuno vivesse davvero su quell’isoletta. Dopo un po’, altrove, un infermiere di ottimo umore ha attaccato bottone, è stato probabilmente l’unico scambio sensato all’intero di quel party, fin quando ballando davanti a me ha gridato “you’re beautiful!”.
Quando ricevo complimenti mi sento sempre preso per il culo. Ho preso il cappotto per andare via, l’avevo dato prima ad un dj, dentro ho ritrovato la patente, anche se non so come non l’ho più avuta con me quando sono rientrato a casa. Non prevedo di mettermi alla guida da qui a breve. Sono andato in bagno un’ultima volta prima di lasciare il locale e qualcuno ha bussato alla porta. Subito dietro c’era un tipo portoghese; che stava in piedi davanti all’orinatoio con le mutande calate. Mi ha chiesto perché non riuscisse a fare pipì, ha chiesto “drugs maybe?”. Ho annuito. Mi ha chiesto di riempirgli una bottiglietta con dell’acqua, così che lui potesse metterci dentro un migliolo e provare ancora. Mentre stavo riempiendo la bottiglietta lui mi ha detto che si è fatto circoncidere circa un mese fa ed è stato così doloroso che se ne è quasi pentito. Gli ho portato la bottiglietta, ma non ha funzionato. “Devo andare amico, ciao”.

L’altra notte sono andato in un locale a cercare un lavoro. Non volendo rientrare subito a casa, ho deciso di andare in un rock’n’roll bar di mia conoscenza. Per strada mi dicevo, pensa a quanto ti sarebbe piaciuto un posto così a Roma, quando ci sei venuto la prima volta hanno passato Nick Cave e Bowie e via dicendo, adesso pensa di non esserci mai stato, sei solo e sei nuovo in città. Ho camminato dal primo locale a questo secondo, non sono poi così nuovo in città e so dove mi trovo, una mia amica vive proprio in mezzo, ho pensato che avrei potuto telefonarle. Ho messo il cappuccio, sono arrivato alla porta e mentre sono andato a pagare l’ingresso il buttafuori ha fatto cenno di no con la testa e mi ha invitato ad entrare. Mi sono seduto al bar, ho dato la mano al barista ed ho ordinato un gin tonic. Mi sono voltato e seduto alla mia sinistra c’era il mio ex promoter, gli ho stretto la mano e ho sorriso. Ho visto una sagoma allungata avvicinarsi al dj, una musicista che conosco. Ho preso il mio drink e mi sono nascosto in un angolo. Non volevo parlare con nessuno. Conoscevo ogni singolo pezzo che il dj stava passando, mi stavo annoiando.

1978551_10152332656702884_8991540083716097930_oEin Arschloch è un verme metropolitano che vive soprattutto di notte.
Ama l’anatomia, l’arte e, paradossalmente, la campagna.
Odia i tovaglioli di carta, la plastica e svegliarsi al mattino.
Nightwalker, musicista, post-modern dj, D.I.Y. creative.
Ich bin kein Künstler, ich bin ein Arschloch.

 


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