“Heroes”: il brano di David Bowie sulla Berlino del Muro

16 August 2017

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Un giorno d’estate del 1977, a Berlino, David Bowie si affacciò da una delle finestre degli Hansas Studios, che si trovavano in Koethener Strasse 38.
Aveva chiesto e ottenuto di restare solo per scrivere e lasciava vagare lo sguardo in cerca di ispirazione. Notò allora, vicino al Muro di Berlino, che si trovava proprio di fronte a lui, un uomo e una donna che si baciavano.
In seguito alcuni presunti testimoni dissero che i due erano il produttore di Bowie, Tony Visconti, e la corista, Antonia Maass, ma i due lo negarono tenacemente, per anni.

La scena, tuttavia, attrasse potentemente l’immaginazione di Bowie, perché era troppo bella per non evocare immagini visivamente e concettualmente potentissime. Gli elementi c’erano tutti: i due amanti, stretti in un abbraccio senza tempo, il Muro, simbolo di divisione, le torrette con le guardie, la storia del passato, del presente e del futuro concentrata in pochi metri.
Da quella suggestione nacque uno dei pezzi più belli del Duca Bianco e sicuramente uno dei più conosciuti: “Heroes“. Presente anche nella colonna sonora di “Christiane F., noi i ragazzi dello zoo di Berlino”, il brano si ricorda anche per l caratteristico “effetto eco” e quel misto di elettronica e rock che anticipò la new wave e segnò il tramonto dalla fase glam-rock di Ziggy Stardust.

Il testo è praticamente un “volo descrittivo” nato dall’osservazione dei due amanti e cattura lo spirito della guerra fredda, l’atmosfera della Berlino divisa e la forza liberatoria e rivoluzionaria dell’amore.
In uno dei passaggi, ad esempio, Bowie canta:

E i fucili sparavano sopra le nostre teste
E ci baciammo come se niente potesse accadere
E la vergogna era dall’altra parte
Oh possiamo batterli, ancora e per sempre
Allora potremmo essere Eroi
anche solo per un giorno

Gran parte delle atmosfere del pezzo si devono anche all’intervento di Brian Eno, Iggy Pop e, limitatamente ad alcuni inserti, Robert Fripp, chitarrista dei King Crimson.
Il brano si inserisce inoltre nella cosiddetta “trilogia berlinese” di Bowie, che comprende anche “Low” e “Lodger“.
Dopo gli eccessi di Los Angeles, che avevano lasciato l’artista inglese quasi al verde e devastato dalle droghe e dalla rapacità dello show business, Bowie ritrovò nella capitale tedesca, dove si trasferì insieme ad Iggy Pop, nel quartiere di Schöneberg, sia la serenità che l’ispirazione.
Girava spesso in bicicletta senza essere riconosciuto, cosa che lo faceva sentire a suo agio. La mattina, a colazione, e la sera, quando aveva voglia di whisky, il cantante andava con Iggy Pop in quel locale che oggi è chiamato “Neues Ufer” e all’epoca era chiamato “Anderes Ufer”, l’altra sponda, riferimento neanche troppo velato al fatto che fosse un noto punto di incontro per gay e lesbiche.

A Berlino David Bowie passò due anni, dal 1976 al 1978, ma la capitale tedesca gli rimase nel cuore come il luogo in cui la sua carriera aveva ripreso nuovo slancio e dalle ceneri del precedente periodo era nato un nuovo capitolo del rock, in un poderoso slancio verso il futuro.
E a Berlino, inoltre, Bowie intonò proprio “Heroes” durante il leggendario concerto che ebbe luogo nel giugno del 1987, durante il “Glass spider tour”. Il Muro era ancora in piedi e il concerto si tenne nel lato ovest di Berlino, davanti a circa 140.000 persone e proprio dietro alla porta di Brandeburgo.
Migliaia di berlinesi dell’est, tuttavia, si assieparono lo stesso, numerosi, dall’altra parte del Muro e molte casse furono girate dalla loro parte, per permettere loro di godere del concerto.
Durante l’esecuzione di “Heroes”, che probabilmente fu vissuta e sentita come mai prima, il livello della tensione si alzò, la gente cominciò a gridare “Gorbaciov! Gorbaciov!” e “abbattete il Muro!”, volarono insulti e manganellate e le guardie dell’est arrestarono diverse persone. La cosa non lasciò indifferente l’artista, che in seguito raccontò: “Potevamo sentirli gridare e cantare dall’altra parte. Non lo dimenticherò mai. È stata una delle esibizioni più emozionanti della mia vita. Ero in lacrime”.

Due anni dopo il Muro venne abbattuto e si portò via la guerra fredda e una parte della storia di Berlino, ripristinando una libertà che l’avrebbe caratterizzata per sempre.

Come aveva cantato Bowie, for ever and ever.

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