Hanno ammazzato Berlino, Berlino è viva

5 March 2014

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[© bonus1up on Flickr / CC BY 2.0]

La fila fuori dal Berghain durante un’alba qualunque [© bonus1up on Flickr / CC BY 2.0]

di Valerio Bassan
(@valeriobassan)

“Berlino è finita”, titolava provocatoriamente qualche giorno fa Max Read su Gawker, celebre blog americano di gossip e spettacolo. E non è il solo.

Per una buona parte della stampa americana, infatti, pare che la capitale tedesca sia affondata insieme all’autenticità della sua scena musicale; i suoi giorni come Mecca cool sembrano essere ormai agli sgoccioli, il suo regno pare essere stato travolto da gentrificazione e turismo, annientato dalle fondamenta. Così come la techno avrebbe unito Berlino, così la sua deriva ne avrebbe decretato la fine.

Al centro dello “scandalo” c’è (ovviamente) il Berghain, il club electro più famoso di Berlino e del mondo che, come spiega questo articolo pubblicato da Rolling Stone e firmato da Thomas Rogers, «si è trasformato da  fenomeno locale, la cui fama risiedeva nei festini scandalosi e nelle droghe, in una delle attrazioni più conosciute della città», rovinato da «turistizzazione» e «internazionalizzazione».

«Che senso ha definire un club “underground” se il mondo intero vuole ballarci?», si interroga inoltre il giornalista di Rolling Stone, affermando – al termine del lungo reportage, attraverso la voce di un intervistato – di vedere soltanto “due opzioni possibili” per il futuro di un club che «prima o poi smetterà di essere cool»: o «si trasformerà in una istituzione, la filarmonica della musica elettronica» oppure «scivolerà nell’abisso».

Una storia simile è stata raccontata qualche giorno fa anche dal New York Times, che in un articolo racconta come la scena techno berlinese sia stata «invasa dai bohemien di Brooklyn», sottolineando – all’interno di un articolo firmato da Zeke Turner – come, negli ultimi dieci anni, il numero di americani residenti in città sia più che raddoppiato.

Il quotidiano americano spiega anche come l’immigrazione stia “americanizzando” la musica elettronica in città anche in club storici come il Berghain; tuttavia, evidenzia come Berlino sia ancora molto vantaggiosa rispetto ad una città come New York quando si parla di abitudini notturne: quello che è difficile a NYC è facile a Berlino, come ad esempio ballare spendendo poco, divertirsi facilmente, comprare droga senza problemi.

Come il Times, anche Rolling Stone non chiude però definitivamente la porta alla coolness di Berlino. Il perché è presto detto: la città resta «frammentata, lercia e caotica» (il che contribuisce a tenerne vivo il mito underground) e i prezzi rimangono bassi, i locali «grezzi e autentici», ed è più facile vedere «due persone che fanno sesso sul bancone» che «una celebrity».

Berlino è dunque davvero “finita”, deceduta insieme alla sua scena techno, soffocata dalla gentrificazione? Oppure il solo fatto che tre testate americane ne parlino a pochi giorni di distanza dimostra esattamente il contrario?

Hanno ammazzato Berlino, Berlino è viva. Voi cosa ne pensate?

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