Golpe in Turchia: una questione spinosa, per Angela Merkel

18 July 2016

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Sono passati appena tre giorni dal tentato colpo di stato subito represso in Turchia ed Angela Merkel si trova giá in una situazione politicamente delicatissima. Il suo supporto al presidente Erdogan, arrivato attraverso il suo portavoce Steffen Seibert e solo dopo la rottura del silenzio da parte della Casa Bianca, ha avuto, esattamente come la dichiarazione di Barack Obama, più una connotazione formale che di vero sostegno. L’occidente ha in generale reagito in modo tiepido alle dichiarazione del presidente turco in pericolo e perlopiù quando è apperso evidente il fallimento del golpe. Tuttavia è altamente probabile che il successo del colpo di mano dei militari avrebbe creato alla Merkel più di un problema, considerando il ruolo chiave che Erdogan ricopre nella gestione del flusso migratorio dei richiedenti asilo verso il nord Europa e verso la Germania.
Intanto resta alta la tensione con gli Stati Uniti, ai quali il presidente turco ha chiesto l’estradizione di Fethullah Gülen, ritenuto ispiratore del tentato colpo di stato. Washington chiede invece delle prove concrete, anche perché Gülen si dichiara estraneo ai fatti e rilancia accusando Erdogan di aver orchestrato una simulazione per eliminare i suoi oppositori. Probabile conseguenza di questo congelamento temporaneo dei rapporti tra i due Paesi è la sospensione dell’energia elettrica che la Turchia avrebbe disattivato nella base di Incirlik, usata nella lotta contro l’Isis dalla coalizione guidata dagli Stati Uniti.
Intanto Erdogan consolida il suo restaurato potere e sostiene di voler fare “pulizia all’interno di tutte le istituzioni dello Stato”. I giudici arrestati sono 2745, seimila gli arresti complessivi e altri seimila quelli annunciati e molti pensano che Erdogan possa tentare di conseguire, ora che ha l’appoggio incondizionato del suo popolo, l’obiettivo della Repubblica presidenziale. Da tempo cerca infatti di ottenere un’investitura costituzionale per quei poteri che comunque esercita di fatto e con la spinta della rivolta popolare delle ultime ore potrebbe forse riuscirci.
Da Berlino si esprime preoccupazione per una possibile degenerazione autoritaria del fenomeno e si auspica che i golpisti arrestati vengano trattati “secondo le regole fondamentali dello Stato di diritto”. È palese che la trasformazione di Erdogan in un “sultano” risulterebbe imbarazzante per una Germania costretta ad avere continui negoziati con la Turchia. Una possibile tensione diplomatica si aggiungerebbe inoltre ai due precedenti che hanno già recentemente creato tensione con Ankara: il caso del comico tedesco Jan Böhmermann, che aveva dedicato ad Erdogan una poesia di insulti, e soprattutto la decisione da parte del Bundestag di riconoscere il genocidio armeno. Una situazione non facile per una Merkel che si prepara alle prossime elezioni tra polemiche e attacchi degli avversari politici.

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