Gli italiani all’estero premiano il centro-sinistra

2 March 2013

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Laura Garavini

di Maura Nardacci

Ancora una volta gli italiani all’estero risultano una preziosa risorsa per la coalizione di centro-sinistra: cinque deputati eletti (due in Europa e uno in ognuna delle altre tre ripartizioni elettorali) su dodici e quattro senatori su sei. Il PD con poco meno di 9 milioni di voti, insomma, sbanca all’estero molto più di quanto non abbia fatto in Italia.

Dato estremamente interessante è, inoltre, la tenuta all’estero dei centristi guidati da Mario Monti i quali, invece, in Italia si accontentano di una magro 9,13% al Senato e 10,56% alla Camera dei Deputati.

Secondo Laura Garavini, deputata del PD in testa nella circoscrizione estero con ben 37.000 preferenze, intervistata da Castagna per l’Unità, questo dato ha una duplice spiegazione. Innanzitutto la stampa europea ha accreditato molto l’immagine di Monti, a differenza di quella italiana che, soprattutto negli ultimi mesi si è scagliata violentemente contro il Premier uscente criticandone le politiche d’austerità.

Gli italiani all’estero, inoltre, hanno reagito votando il il Senatore anche nel tentativo di tutelare l’immagine internazionale del paese, da tempo screditata a causa delle discutibili scelte politiche di Berlusconi.

Il malumore degli italiani residenti all’estero, tuttavia, non è sfuggito nemmeno alla coalizione di centro-destra: i dirigenti del PDL, infatti, hanno deciso di modificare il simbolo del partito per la circoscrizione estero, nel quale non compare il nome di Silvio Berlusconi ma una molto più rassicurante scritta azzurra “Centrodestra nazionale” su sfondo bianco. Il risultato, nonostante tali accorgimenti, resta comunque disastroso: il centro-destra si aggiudica un solo deputato ed un solo senatore.

Il fenomeno del MoVimento 5 stelle non appare poi così fenomenale all’estero dove lungi dall’essere il primo partito, come nei confini nazionali, viene distanziato dal PD di ben 150.000 voti.

Gli studenti Erasmus, infine, nonostante le numerose proteste, pressioni e petizioni lanciate anche e soprattutto via web, non hanno potuto votare per corrispondenza. Questi giovani, futuro e vera spina dorsale dell’Unione Europea, non si sono perduti d’animo ed hanno deciso di organizzare seggi autogestiti tra il 20 e il 23 febbraio in moltissime città europee (Berlino, Amsterdam, Dublino, Bruxelles e molte altre ancora). Lo scrutinio, anche questa volta, ha premiato il PD che risulta il primo partito anche tra la “generazione Scenghen”.

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