REALITY BITES – Giugno. Marion affonda nel Nuovo Cinema Inferno.

È successo tutto all’improvviso. Io non sapevo, non credevo. Ero lì, davanti al pc e al vassoio con le polpette. Chi immaginava che stavo inviando la mia ultima mail con la firma di un altro?
Sto seduta su una poltrona con i braccioli barocchi, ho la schiena sudaticcia e i piedi gonfi per aver attraversato l’Eur con lo sciopero generale. Fuori l’asfalto è morbido, ma l’ufficio è fresco, asettico e quasi impermeabile al clima romano di giugno.
Davanti a me, al di là della scrivania-trono, c’è lo sconosciuto produttore svizzero Croppielle con una viva espressione tra il tonno e un semaforo sulla Tiburtina. Accanto a lui vegeta Anita, una ninfetta procace quasi mia coetanea. In realtà, io sono più vecchia per anagrafe e anatomia, e lei è la donna di Croppielle, nonché archivia fatture nel tempo libero lasciato dai linfodrenaggi.
Anita mi guarda tra la noia e la pietà, con la borsetta Gucci saldata all’avambraccio, anche se non siamo nella folla.
- Mi spiace molto Marion- mugola Anita.
-Anche a me. Eravamo solo noi due in ufficio. Portavo il caffè, guardavamo film saltando le scene, ordinavo i biglietti da visita stratificati nel tempo dentro i cassetti.
- Come è successo?- chiede Croppielle, solo per sentirsi partecipe, ma sapendo già la risposta.
-Così. È caduto dalla finestra mentre cercava una locandina sulla libreria-
-È terribile- interviene Anita con gli occhi sbarrati per far asciugare il rimmel – eravamo una settimana prima a Cannes a brindare-
- E i progetti in corso? Si, insomma, non aveva comprato dei film?- Croppielle ha già negli occhi mire espansionistiche da affarista pettegolo.
-Non so- rispondo. Cala il silenzio nella stanza, e io continuo a sudare, nonostante il potente condizionatore. Osservo le unghie dei piedi di Anita, poi guardo i miei: ho le unghie tagliate sbilenche e tre peli sull’alluce.
Interrompo la quiete per iniziare, senza essere stata interpellata, a promuovere la mia abilità organizzativa e..
-Oh Marion, lo sappiamo! Ci hanno parlato così bene di te!-
“Ah si?” mi chiedo senza aprire bocca e sorridendo ipocrita. Il pc in ufficio era sempre conteso tra me e il vecchio cinematografaro decaduto; per le fotocopie e il caffè pagavo sempre io. La sua scrivania era non da “ordinare” ma da bonificare e, in mezzo ai post it, trovavo cucchiaini di plastica e stuzzicadenti usati. L’unica nota felice erano i film visti a sbavo, freschi di post produzione, ancora inediti per il mercato, e il download selvaggio dei cazzi miei come unica vendetta morale, divenuto ancora più selvaggio dopo la riduzione della paga.
- Qui puoi iniziare quando vuoi, anche a fine luglio. Ci serve una persona fidata che archivi le fatture, che risponda al telefono quando noi siamo a Los Angeles. Non abbiamo nemmeno messo un annuncio perché, in fondo, se c’è qualcuno che fa questo lavoro o non c’è, per noi è lo stesso!- ride Anita destandomi dai ricordi.
-Quanto eri pagata?- chiede ansioso Croppielle.
Alzo il tiro, fredda e calcolatrice.
L’hanno bevuta.
Esco da una porta a vetri senza maniglie e non scorrevole, è automatica (come alla GS), ma lo scopro tardi, e spero che questa svista non incida sulla nuova assunzione.
Per due settimane tutto tace e proseguo nel mio gozzovigliare estivo. Di tanto in tanto mando e-mail ad Anita in cui esprimo infinita gratitudine e le chiedo, preoccupata, notizie sulla nonna appena operata.
Dopo venti giorni in una Roma ancora invasa dall’afa, dai saldi e dalle zanzare, ricevo una telefonata da Anita che mi chiede se sono pronta e motivata.
-Certo!- rispondo- sono qui in totale dedizione verso il mondo del cinema-. Anita è entusiasta e mi dà appuntamento per il giorno dopo.
L’attesa è lunga nel corridoio. Aspetto in mezzo alle maschere per gli horror di serie c e le foto di Anita e Croppielle, immortalati sui tappeti rossi dei vari festival del mondo. Ahhhhh.
È il primo giorno di lavoro e nella borsa ho due panini al tacchino e un manuale d’uso per mac ( e per dummies). Arrivano Anita e Croppielle, andiamo in ufficio solo io e lei. La ninfetta mi guarda sbalordita e ammette che è estate, fa caldo, la nonna sta in ospedale e -..che farai tu qui? Non c’è molto da fare, in effetti. Forse una produzione a settembre, forse ottobre oppure novembre, chissà. Beh, buone vacanze Marion!-.
Buone vacanze?
Aspetto il 791, rimuginando sulla frase. Se l’avessi saputo, avrei proseguito la mia gita alle terme, avrei risparmiato un etto di tacchino e il biglietto dell’autobus.
Ma, soprattutto, se l’avessi saputo PRIMA o anche POCO PRIMA, non avrei spinto il vecchio dalla sedia verso la strada, per un futuro migliore.
- Che fai Marion, spingi?-
-Si. Addio- ho risposto, sgranando gli occhi un po’ lucidi, come Anita.

SITO WEB: Reality Bites su Taxi Drivers





ohi, ti sei guadagnata un avido lettore, superba
Grazie mille! :)