Germania e nazismo: quel turismo che fa paura

24 August 2016

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di Sara Bolognini

Il termine dark tourism è stato coniato dal professore di Glasgow John Lennon, che lo definisce come “l’attrazione per luoghi che rappresentano la disumanità degli essere umani verso i propri simili. Sono posti che mostrano il lato peggiore della nostra specie e continuano ad attirare turisti”.
La Germania è forse la nazione che meglio rappresenta questo turismo oscuro. Possiamo citare come esempio la Casa della Conferenza di Wannsee: un luogo ameno in un’atmosfera rilassante, in mezzo al verde, che si affaccia sul lago calmo. Eppure è proprio in quel luogo che, nel 1942, i nazisti si radunarono per pianificare l’olocausto. Il contrasto fa venire i brividi. E visitare questa bella villa in un’ambientazione altrettanto piacevole, mentre si riflette su quanto accadde in seguito, è indubbiamente una forma di dark tourism.

La Casa della Conferenza di Wannsee non è l’unica meta di questo tipo, in Germania. Pensiamo per esempio a Vogelsang, dove i nazisti venivano addestrati, oppure al museo costruito dove un tempo sorgeva il Berghof, la casa di Adolf Hitler in Baviera. E per evitare proprio un certo tipo di turismo “deviato” la cittá di Hennigsdorf, nel 2013, si rifiutò di dare sepoltura alla salma dell’ex ufficiale nazista Erich Priebke.
La questione che gli storici ora si pongono è: meglio lasciare che questi siti vengano distrutti o è piuttosto il caso di trasformarli in un museo in cui si racconti la loro storia? I tedeschi sembrano molto aperti riguardo al loro passato, vogliono essere “trasparenti, responsabili e propensi alla documentazione”, ribadisce Lennon.

In un periodo in cui i neo-nazi sembrano crescere di numero, tuttavia, bisogna essere cauti. Come ci si deve comportare quando gruppi di questo tipo compaiono in tali luoghi per commemorarli? La questione è complicata e controversa ed è difficile pianificare il futuro di questi spazi dalle sfumature indubbiamente macabre.
Colin Philpott, autore del volume The Relics of the Third Reich, fa un’interessante riflessione a riguardo. “Albert Speer, l’architetto che ha progettato la maggior parte degli edifici dei nazisti, parlava di teoria della rovina, del fatto che gli edifici sarebbero crollati con dignità”, spiega, “quest’idea si è trasformata in realtà a Norimberga, quando si è dovuto decidere se investire 17 milioni di dollari per evitare che questo tipo di costruzioni crollassero. Tutto ciò è affascinante”.

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