La GEMA e il black-out di YouTube, senza paragoni

5 February 2013

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youtubegema

Quando si dice GEMA, si inizia a tremare. Si, perché l’istituzione equivalente alla nostra Siae, letteralmente “Società per l’esecuzione musicale e i diritti di riproduzione meccanica”, è tutto fuorché flessibile. Ne abbiamo già parlato in diversi articoli, come in occasione del corteo “gegen GEMA” dello scorso giugno, organizzato a seguito della disputa tra la società per i diritti d’autore e i proprietari dei club berlinesi.

Ma non è necessario gestire una discoteca, o essere un artista, per provare una certa antipatia nei confronti della GEMA. Vivere in Germania è sufficiente per averne a che fare ogni giorno, quando inevitabilmente si tenta invano di guardare il nuovo video musicale che tanto stavamo aspettando.

Leider ist dieses Video in Deutschland nicht verfügbar, da es Musik enthalten könnte, für die die GEMA die erforderlichen Musikrechte nicht eingeräumt hat.” Di seguito, in piccolo, si dicono anche dispiaciuti. Quello di cui la GEMA informa è intuibile: il video non è disponibile in Germania perché potrebbe contenere musica per la quale la società non ha approvato i diritti.

gema

OpenDataCity ha mostrato l’estensione di tale divieto e i dati risultati non si avvicinano neanche lontanamente a quanto è considerato taboo dal Vaticano. In Germania sono bloccati il 61,5% dei top 1.000 video di YouTube, contro il 5% bloccato nell’enclave romana.

La società sembra fare di tutto per rendersi sempre più inflessibile. Il motivo alla base di questo “embargo”? La cifra che GEMA chiede a YouTube ogni volta che un video viene visto, 0,00375€, e che YouTube ha rifiutato, offrendo in cambio le entrate derivanti dalla pubblicità, sostenendo la propria natura, ovvero quella di piattaforma multimediale e non di fornitore di musica.

Ora la GEMA è sul punto di citare in giudizio proprio la piattaforma acquistata da Google nel 2006, per aver derubato gli utenti della loro musica preferita e aver fatto passare la società per colei che ha condannato i tedeschi agli “anni neri del digitale”.

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