La Gema mette a rischio la movida berlinese

25 June 2012

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© Alex Griffioen

Essere proprietario di un club o di una discoteca non presenta solo lati positivi: bisogna avere a che fare con i cittadini che si lamentano del rumore notturno, con la polizia che arriva all’improvviso per fare i controlli, e con lo Stato, a cui bisogna ovviamente pagare le tasse. Eppure, come se non bastasse, dal primo gennaio 2013 alcune nuove regole – introdotte dalla Gema, l’omologa tedesca dell’italiana Siae – potrebbero rendere questo mestiere ancora meno invidiabile.

Secondo quanto rivelato dalla Berliner Zeitung, delle undici diverse tasse che i locali dovrebbero pagare (in teoria) per la musica che trasmettono, sono solo due ad essere riscosse regolarmente; inoltre, i pagamenti vengono effettuati mensilmente con cifre forfettarie. In futuro, invece, i locali si vedranno costretti a pagare quotidianamente, indipendentemente dalla loro grandezza e dal costo del biglietto d’ingresso, per i diritti d’autore dei brani “suonati” durante la serata.

Giustamente, i gestori e i proprietari dei club berlinesi stanno iniziando a preoccuparsi. Il quotidiano spiega in che modo le nuove regole potrebbero incidere nell’economia dei club: lo Schwuz, ad esempio, si ritroverebbe a pagare 90mila euro anziché 10mila e, nel bilancio del locale, questo costo aggiuntivo comporterebbe un alto rischio di chiusura.

Il proprietario del Watergate, Steffen Hack, ha definito l’intera operazione come “uno strozzinaggio immorale”; nel suo club, infatti, le spese triplicherebbero. Il famoso dj Dr. Motte, fondatore della Loveparade, ha organizzato un’iniziativa di protesta, la “Fair Play – Gemeinsam gegen GEMAinheiten“, in cui invita i berlinesi a dimostrare tutti i lunedì sera davanti al Frannz Club di Prenzlauerberg.

Di fronte alle lamentele, la GEMA si è difesa sostenendo che sino ad ora i club non hanno pagato nulla, o pochissimo, rispetto a quanto realmente dovuto. L’obiettivo della società è quello di destinare il 10% di ogni ingresso agli autori delle canzoni trasmesse.

Anche sotto questo versante, le polemiche non mancano: creatori e produttori musicali riferiscono che non sarà mai dimostrabile quante volte un loro pezzo venga passato. Per tutta risposta, la GEMA sta continuando ad installare le cosiddette “Blackbox”, già presenti in 120 club: sono strumenti che registrano settimanalmente un’ora della musica trasmessa e la inviano per l’analisi al Media Control.

di Oriana Poeta

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