REALITY BITES – Febbraio. Marion, onis. Il promontorio delle declinazioni.

Lo strano caso di Aristodemo.
Quello di Aristodemo è il caso più curioso. La madre, in palese stato confusionale, mi chiama una mattina chiedendomi di raggiungerla al più presto. Il suo pargolo, Aristodemo, sta infilzando un quattro dopo l’altro e urge un’iniezione di latino. Quando giungo nel loro bunker in via della Camilluccia l’anamnesi è feroce.
Aristodemo è un ragazzo semichiuso con una zazzera nera e il culone pingue dei ragazzi bene.
Aristodemo ti guarda negli occhi solo se improvvisamente parli in aramaico, e se ti capita di scendere le scale carponi con la testa all’indietro. Per il resto finge di essere miope ed è reattivo quanto un bradipo. La madre parla senza tregua (inizia già al citofono), chiede referenze e si stupisce di fronte ai racconti sul caro vita romano e sulle amarezze del precariato.
- In fondo, Marion – sostiene – dipende da dove fai la spesa, e Milano è sicuramente più cara di Roma.
Un concetto davvero coerente.
- Ringo, dai, stai fermo- sussurro decisa al cane di Aristodemo, che vaga attorno alla scrivania in cerca di cibo, tentando di azzannare la mia borsa.
- Non si chiama Ringo – bofonchia Aristodemo.
- Si chiama Slugma, è il nome di uno dei 386 Pokemon – dice la madre, sbucando dalla cucina con la merenda che divoro solo io, tanto il figlio è in dieta perenne.
Aristodemo è grave: legge la “c” di “ac”come la “c” di cento. Inizio, dunque, ad assegnargli versioni ipersemplificate ma senza successi.
- Hai fatto la versione per oggi?
- No, l’ho lasciata nel cassetto.
Così per settimane. Spesso la madre mi chiama dieci minuti prima che io prenda la metro per disdire la lezione a causa di una importante interrogazione di educazione fisica del giorno dopo.
Aristodemo ha un potere narcolettico così intenso che al confronto la ketamina per cavalli è nesquik: in questo stato traduciamo fino alle 16.30.
- Ci vediamo martedì prossimo?
- Non so.. – risponde Aristodemo.
- …Hai da fare?
- Potrei avere da fare.
La madre ride. Il cane mi ringhia, tirando con i denti la cinghia della borsa.
Aristodemo ora sta bene. È stato promosso con sei in latino ed ha iniziato un corso di chitarra. Slugma è morto per indigestione.
Il curioso caso della Sig.ra Diletta.
Una metro, un tram e un autobus. Questo è il percorso più breve per arrivare dalla Sig.ra Diletta e da suo figlio Pier Francesco, detto Pigi (Moccia non mente: tra di loro i ragazzotti della Roma bene si chiamano così: Didi, Pigi, Bibi).
Appena sento al telefono la voce della Sig.ra Diletta sussulto: io quella voce l’ho già sentita. Ma dove?
- Sig.na Marion? Sono la sorella della Sig. ra Carla, si ricorda?
Eccerto che mi ricordo.
La Sig.ra Carla, disperata e depressa, la cui voce rauca e lagnosa è identica a quella della sorella, mi chiese mesi prima di dare ripetizioni ai due figli. Ma questi erano talmente capricciosi e fintamente mediocri nello studio, che la madre stessa giunse a supplicarmi di fare i compiti con lei. In seguito, promise, avrebbe avuto premura di trasmettere il sapere ai figli.
-Può aiutare mio figlio Pigi in greco? C’ha tre…
-Ma ceeeeerto, Sig.ra Diletta.
Madre e figlio vivono in un attico con balcone sulla Flaminia Nuova. Assieme a loro vive un alano infinito, Dino, che fa le feste a tutti e tenta di sodomizzarmi in tutte le salse.
Pigi è sveglio e abbastanza diligente. Grazie a lui ho imparato un modo di dire tra i ggiovani d’oggi: scialla. Questo neologismo significa tranquillo, positivo, facile. Ovviamente con le dovute sfumature contestuali.
- Marion, quanto le devo?
- 25 Euro, grazie.
- Come 25?
- Si: un’ora 15 Euro, un’ora e mezza 25 Euro.
- Non è esatta la suddivisione, Marion.
- Pazienza.
- Marion, tenga queste monetine. Mi spiace, ma io non ho molti soldi. Venga mercoledì, perché martedì prossimo la casa è invasa da questi – dice la Sig.ra Diletta, indicando una coppia di filippini chini su lavello e stoviglie.
Ho saputo che Pigi ha ancora tre in greco e Dino si è finalmente accoppiato. La Sig.ra Carla si è risposata con un imprenditore macedone e sua sorella Diletta è indagata per sfruttamento immigrazione clandestina.
Epilogo.
Balduina Cape Town, Italy.
h. 11.30 a.m.
- Pronto, parlo con Marion?
- Si, chi parla?
- Salve, senta io ho letto l’annuncio su internet, per le ripetizioni…
- Prego, mi dica.
- Ehm…so che è una richiesta insolita…ma mia figlia ora è a scuola, e sta facendo un compito di latino a sorpresa. Se io le mando la versione per e-mail, potrebbe tradurla e io dopo la rimando a mia figlia con l’I-phone?
- Eh?..senta scusi ma io non la conosco. Mi chiama e mi chiede questa cosa assurda…
- Lo so. Lo so. Comunque si può fidare: mi chiamo Domitilla Benincasa, ho 45 anni, una bella famiglia e una bella casa. Mio padre era ingegnere e mia madre casalinga. Abito in via…
- Si, vabbè. Potrebbe dileguarsi appena le invio la traduzione..-
- No, no, glielo giuro-.
h.12.00 a.m
- Marion, ha fatto? Da scuola mi stanno martellando.
- Un attimo. Le è arrivata l’e-mail con la prima parte?
- Si. Oddio, come si apre l’e-mail? Ah, ecco.
h.13.00 a.m
- Le ho inviato tutto.
- Grazie! Le faccio un bonifico…
- Mmm no…dove abita?
- Balduina…
- Ah, perfetto. Oggi devo proprio passare da quelle parti-.
Fuori dalla stazione di Roma Nord, livida e umida, aspettavo la mia complice. Ero stretta nel trench con una sigaretta storta tra le dita. I minuti si rincorrevano e il cielo era espressivo quanto una fetta di ghisa. Finalmente arrivò. Era una bionda tisica a bordo di un motorino ricoperto di adesivi di orsacchiotti. Ci fu lo scambio di danaro e ognuno andò per la sua strada.

SITO WEB: Reality Bites su Taxi Drivers





Commossa dalle vicende, ormai seguo le avventure di Marion con fedeltà e venerazione!
Marion ringrazia!