Febbraio a Berlino: il carnevale attraverso i proverbi tedeschi

17 February 2016

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Qualche giorno fa una vicina di casa, dopo i consueti convenevoli, mi ha salutato con un simpatico: der Februar ist, sozusagen, reich an Narren, arm an Tagen – febbraio è, per così dire, ricco di pazzi e povero di giorni.
Rimanendo in tema anch’io ho fatto sfoggio della mia cultura in materia con un: lieber Rosen am Montag als Asche am Mittwoch – meglio rose al lunedì (Rosenmontag, lunedì grasso) che cenere al mercoledì (Aschermittwoch, mercoledì delle ceneri).

In Germania la celebrazione del Carnevale vanta una lunga tradizione anche se con modalità e nomi diversi a seconda delle zone: Fasching, Fastnacht, Karneval.

I termini tedeschi Fasching, Fastnacht o Fasnacht derivano tutti dall’antico tedesco Fasta (quaresima) e Naht (notte, vigilia). In origine il nome descriveva solo il giorno prima dell’inizio della quaresima, successivamente con il passare del tempo ha indicato tutta la settimana che la precede.

Invece la parola Karneval deriva dal latino carnevale carnem levare (togliere la carne) e corrisponde sempre ai giorni che precedono appunto la penitenza della quaresima.

Lo spirito di baldoria del carnevale rivive ogni anno ad ogni latitudine e il proverbio a carnevale ogni scherzo vale è sempre valido e in tedesco si traduce con: im Karneval herrscht Narrenfreiheit (a carnevale regna la pazzia).

Quindi se al periodo del carnevale e’ accordata una speciale licenza a comportarsi in modo stravagante, questo mese, anche i nostri proverbi si sono presi la libertà di raccontarsi in modo alquanto bizzarro….

Vecchi proverbi

– Di notte, – sentenziava un Vecchio Proverbio, – tutti i gatti sono bigi.
– E io son nero, – disse un gatto nero attraversando la strada.
– E’ impossibile: i Vecchi Proverbi hanno sempre ragione.
– Ma io sono nero lo stesso, – ripeté il gatto.
Per la sorpresa e per l’amarezza il Vecchio Proverbio cadde dal tetto e si ruppe una gamba.

Un altro Vecchio Proverbio andò a vedere una partita di calcio, prese da parte un giocatore e gli sussurrò nell’orecchio: – Chi fa da sé fa per tre! Il calciatore si provò a giocare al pallone da solo, ma era una
noia da morire e non poteva vincere mai, perciò fece ritorno in squadra. Il Vecchio Proverbio, per il disappunto, si ammalò e dovettero levargli le tonsille.

Una volta tre Vecchi Proverbi si incontrarono e avevano appena
aperto bocca che cominciarono a litigare:
– Chi bene incomincia è a metà dell’opera, – disse il primo.
– Niente affatto, – disse il secondo, – la virtú sta nel mezzo.
– Gravissimo errore, – esclamò il terzo, – il dolce è in fondo.
Si presero per i capelli e sono ancora là che se le danno.

Poi c’è la storia di quel Vecchio Proverbio che aveva voglia di una pera, e si mise sotto l’albero, e intanto pensava: «Quando la pera è matura casca da sé». Ma la pera cascò soltanto quando fu marcia fradicia, e si spiaccicò sulla zucca del Vecchio Proverbio, che per il dispiacere diede le dimissioni.

sabee lanzSabina Lanzoni: Ancora oggi mia madre ama raccontare che la mia propensione per la lingua tedesca si intuiva già durante le nostre prime vacanze al mare. Pare infatti che, fin da piccola, amassi inventare parole dal suono germanofilo, ma ahimè totalmente incomprensibili anche ai bambini tedeschi della riviera adriatica della metà degli anni ’70. Fortunatamente la maturità linguistica ha supplito tale lacuna e l’estate seguente la caduta del muro ho vissuto il mio primo periodo berlinese. Dagli anni dell’università (Dams, con indirizzo storia del cinema…tedesco, na klar!) ho sempre continuato a frequentare ed amare la città nel suo costante divenire.

Jut, ovvero gut in dialetto berlinese, vuole essere un piccola rubrica per condividere proverbi e modi di dire, nella doppia versione italiano-tedesca, sia per il puro piacere della
conoscenza della lingua e sia per offrire una buona risposta quando serve.
A buon intenditore poche parole… dem Kenner reichen wenige Worte.

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