[Video]: Everyday Berlin, un corto che celebra la vita quotidiana a Berlino

19 December 2015

Share Button
Schermata 2015-12-19 alle 16.40.41

© Everyday Berlin / screenshot

di Mirea Cartabbia

Il 21 luglio 1919, Kurt Tucholsky, poeta, giornalista e scrittore satirico ebreo-tedesco, pubblicò sul giornale Berliner Tageblatt (chiuso nel 1939 dai nazisti), uno dei testi in prosa più belli che siano mai stati scritti su Berlino.

Molto è cambiato dal 1919 ad oggi, eppure alcune caratteristiche della città indicate dall’autore restano invariate e, a distanza di 96 anni, non possiamo che dargli ragione su moltissimi punti.

Ad esempio, quando parla del clima berlinese:

Sopra questa città non c’è cielo. Che vi brilli il sole è cosa opinabile; in ogni caso il sole lo si vede solo quando abbaglia chi vuole attraversare il Damm’. Del clima si dice male, ma in realtà a Berlino non esiste clima.

Oppure quando fa riferimento al famoso atteggiamento chiuso e poco ospitale dei residenti:

I berlinesi non hanno niente a che vedere l’uno con l’altro. Se non si sono presentati da qualche parte, per la strada e sul tram si apostrofano a ringhi, perché proprio hanno poco in comune, l’uno con l’altro. Non vogliono saperne di nessuno e ognuno vive per suo conto.

Schermata 2015-12-19 alle 16.42.35

© Everyday Berlin / screenshot

E ancora rincara la dose sull’individualismo e l’egocentrismo della gente:

Il berlinese non sa conversare. A volte si vedono due persone che parlano insieme, ma non è che conversano, si recitano l’un l’altro il proprio monologo. I berlinesi non sanno nemmeno ascoltare. Stanno solo là tesi ad aspettare che l’altro smetta di parlare e poi attaccano. Molte conversazioni berlinesi vengono condotte in questo modo.

Di sconcertante attualità è anche il passo in cui parla degli scioperi, che tanto spesso rallentano la città ancora oggi:

Perché a Berlino spesso si sciopera. Come mai? Di preciso non si sa. Alcuni sono contrari, altri sono favorevoli. Come mai? Di preciso non si sa.

Oltre alle caratteritiche individuate da Tucholsky, si potrebbe aggiungere qualche parola sul Berliner Schnauze, letteralmente il grugno berlinese, che è un attitudine che si può capire pienamente solo vivendo qui. Si tratta di un umorismo pesante che colpisce e dissacra tutto e tutti: dal semplice cittadino, alla personalità pubblica ad i residenti.

Schermata 2015-12-19 alle 16.41.32

© Everyday Berlin / screenshot

Qualche esempio? La colonna della vittoria, Siegessaeule, si è guadagnata per la sua forma il soprannome di Siegesspargel, che significata l’asparago della vittoria, o anche di Siegesschörnstein, ossia la ciminiera della vittoria. Mentre la Fernsehnturm ad Alexanderplatz è conosciuta, per la sua forma, come Telespargel, cioè Tele-asparago, o è stata anche definita ironicamente come Die Rache des Papstes, letteralmente la vendetta del papa, perché, costruita come simbolo socialista di una società ateistica, quando i raggi del sole battono sulla piattaforma circolare della torre il riflesso produce una croce.

Però, nonostante la scontrosità dei berlinesi e tutti gli altri difetti che si possono trovare a questa città, siamo ancora qui e siamo contenti di esserlo. Il perché ce lo ricorda il corto Everyday Berlin girato da Alex Soloviev.

La telecamera immortala sia i suoni ed i rumori della capitale e delle persone che popolano la capitale tedesca, siano esse turisti o residenti, sia alcuni luoghi che sono considerati simbolo della città. Così vedendo scorrere di fronte a noi immagini della Hauptbahnhof, di Hackescher Markt, dell’Isola dei Musei, del Duomo e di moltissimi altri siti che sono considerati come delle icone cittadine, non possiamo che sorridere.

Perchè Berlino è Berlino anche perchè il clima è grigio e i suoi abitanti sono chiusi e scortesi, oltre che forse un po’ troppo egocentrici e con un umorismo opinabile. Berlino è Berlino anche per i suoi scioperi e per i suoi ritardi. Ma sopratutto, come ricorda Alex Soloviev nel commento al suo corto, Berlino è Berlino perchè si respira uno spirito speciale di libertà e di leggerezza.

E alla fine del corto non possiamo che dire, proprio come il giovanotto protagonista del testo di Tucholsky, “Gott segne diese Stadt.”, Dio benedica questa città!

Share Button