Essere donna in Siria: la video-intervista a Yasmine Merei, giornalista e femminista

7 April 2017

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di Valentina Risaliti

“Prima della rivoluzione, non sapevo nulla di diritti della donna”.

Nei giorni scorsi ne abbiamo già parlato. Lei è Yasmine Merei, giornalista siriana, 33 anni. Quando la rivoluzione del 2011 esplode, Yasmine, che è una studentessa di linguistica pronta a intraprendere un master, si unisce alle manifestazioni e si avvicina al mondo del giornalismo. Finisce presto per occuparsi di diritti delle donne e di femminismo.

Nel 2014 fonda, assieme al collega Mohammad Mallak, Saiedet Souria (Syrian Lady, ndr), rivista che si occupa di donne in maniera del tutto inedita, cercando di creare un’opinione pubblica femminile capace di contribuire al dibattito politico.

Oggi Yasmine vive a Berlino e lavora al progetto “Women for a common space”, iniziativa dedicata all’integrazione, all’ascolto e all’emancipazione delle rifugiate. Di seguito pubblichiamo alcuni momenti dell’intervista, in cui Yasmine spiega cosa voglia dire essere una donna oggi in Siria.

 

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VALENTINA RISALITI è una editor, video-producer e occasionale film-maker, con la passione per il documentario d’autore, i libri (tutti) e le teorie del complotto.
Nomade per vocazione, negli ultimi anni ha vissuto in diversi Paesi, lavorando come redattrice di viaggi, TV reporter e produttrice audiovisiva, e diventando così una vera poliglotta. Da piccola, però, voleva fare il pirata. Degna discendente di una famiglia di amazzoni, è da sempre legata ai temi del femminismo, della difesa dei diritti delle donne e al rispetto
dell’ambiente. Idealista incallita, viene spesso tacciata da amici e parenti di essere insopportabilmente critica. Ha studiato filosofia e giornalismo e ama riconoscersi nelle parole delle grandi donne del
 assato. Oggi vive a Berlino, dove tra un libro di Patti Smith e uno di Simone de Beauvoir, sta ancora decidendo cosa vuole fare da grande.

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