TEUTONICHE SCHEGGE – Dizionario aggiornato del WG-Party

19 February 2014

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Prendi una primavera precoce e la pausa fra i semestri e anche Halle si ravviva con un tocco da ridente borgo: Händel scruta il fiume Saale, sperando non gli rovini il festival di maggio, e gli studenti scandiscono il ritmo degli esami a suon di WG-Party.

Con una certa malinconia dei tempi che furono, ne approfitto anche io e mi infilo volentieri nelle stanze di appartamenti condivisi che diventano, all’occorrenza, spazi di socializzazione. Del resto, la durata media di un percorso universitario crucco è clemente con la mia età che avanza, e spesso sono coetanea di chi è ancora alle prese con libretti e bocciature. Il trucco è conoscere uno di quegli studenti che, con gran spirito di condivisione, appena viene invitato ad una festa comincia a spammare l’evento su Facebook ed ogni possibile mezzo di comunicazione. Col tempo, poi, ognuno si seleziona il suo “Party Maus” di fiducia, quello i cui inviti sono una garanzia di qualità, a seconda dei gusti.

Il party Maus è l’alter ego del topo di biblioteca, che però in tedesco è un “verme dei libri” (Bücherwurm), insomma l’amico che saltella da una casa all’altra e poi finisce in qualche locale aperto fino a tardi. Nel caso di Halle, la rosa è limitata, e di solito il festaiolo consuma le sue ultime energie al FlowerPower, discoteca di poche pretese e buttafuori poco meticolosi.

Ogni WG-Party che si rispetti prevede una sincronia dei suoi abitanti, che si danno alle pulizie preventive e poi ad un minimo di predisposizione degli spazi. La stanza più vicina all’entrata funge da guardaroba, un’altra con strategico spostamento di mobilio si improvvisa pista da ballo, in una più appartata si metterà qualche candela e una luce soffusa per chiacchiere distese. I WG più affiatati lanciano anche un tema: ad una festa di studenti di veterinaria ci si veste da animali, al compleanno di un pasionario della Linke è d’obbligo il rosso, ad un house-warming (Einweihungsparty) si metterà solo musica trash.

Conoscere i Party-Schmeißer (gli organizzatori) o la ragione specifica della festa non è fra i requisiti indispensabili. L’enunciato minimo è: indirizzo e “bei XY klingeln“, ovvero sapere a che campanello suonare, anche se spesso un cartello più o meno ironico indica ai viandanti in cerca di spasso le coordinate precise della festa. Non è raro imbattersi in avvisi appesi all’ingresso del palazzo, che chiedono venia (e permesso) ai vicini di far rumore fino a tardi senza l’interferenza di qualcuno in divisa.

Naturalmente fulcro della serata sono bevande e cose da sgranocchiare (zum Knabbern). Vige la norma del “BYOB“, ognuno porta qualcosa e contribuisce al patirmonio collettivo, anche se è carico degli organizzatori fornire una base adeguata di alcool. Di solito la vasca si trasforma in frigorifero, così appena mollate giacca e scarpe, ognuno vi fa pellegrinaggio per depositare la sua bottiglia e prelevarne un’altra. Nel mio WG berlinese, dopo ogni bevuta collettiva degna di nota, si raccoglievano le etichette più disparate per decorare la parete del bagno, così ogni piastrella diveniva una sorta di memoriale alle bionde, orgoglio nazionale.

Il codice deontologico prevede anche il saluto e la stretta di mano con i padroni di casa, che vengono alla porta ad aprire e se non sono ancora sbronzi, si informeranno di chi siete e chi è il vostro gancio per il party. Se si arriva entro le due ore dall’inizio ufficiale delle danze, è incluso un veloce tour dell’appartamento, eventualmente anche un giro di presentazioni con gli astanti.

Il rito prevede poi la vana ricerca di un apribottiglia, che già dopo la prima mezz’ora diventa il Sacro Graal della serata. Ma l’homus teutonicus (e anche la donna) sanno bene come ingegnarsi con forchette, accendini e talvolta perfino a mani nude. Altrimenti basterà adocchiare il MacGyver della situazione, quello che attaccato al portachiavi ha sempre anche un apribottiglie, un coltellino svizzero e un salvavita Beghelli e non vede l’ora di dimostrare la sua abilità manuale.

In cucina biscotti, patatine, salatini restano in attesa che la fame chimica si scateni, sempre che per placarla qualcuno non decida di fare un salto al più vicino kebabbaro, che resta in paziente attesa di frotte di giovani alticci in cerca di qualcosa di grosso e grasso per poter passare alla fase due della serata. Anche per questo, ad Halle c’è un punto di passaggio obbligato: il “Don’t worry, be curry“, un cubicolo in posizione strategica che in piena notte sforna würstel, salsicce, patatine e, mi riferiscono, perfino pasta e forse lasagne. Provare per credere, sotto gli audaci.

Oltre alle birre, incontrastate regine della serata, ogni WG Party prevede una buona dose di altri alcolici, tutti facilitatori della socializzazione in quest’impervie lande dove da sobri si tende a incagliarsi in disquisizioni sul tempo atmosferico o, se va bene, a cercare di indovinare da dove viene chi parla la tua lingua dimenticandosi puntualmente i prefissi dei verbi. (Il mio preferito resta: “Sei per forza del Liechtenstein!).

La mia ultima scoperta in tema di alcool sono stati gli “alkoholische Götterspeise”, “il cibo degli dei alcolico”. Con un nome così, mi aspettavo ambrosia, latte e miele con un tocco di vodka. Ma i teutoni sono un popolo più prosaico, e sotto a tal invitante etichetta si cela nientemeno che della gelatina alcolica.

Difatti questi bicchierini verde ramarro o rosso fuoco sono conosciuti anche come “Wackelpudding“, budino tremolante. Trattasi di polverina gelificante preparata con liquori (Waldmeister o Himbeer vanno per la maggiore) anziché con acqua, servita in bicchierini da shot. Per i numerosi vegertariani e vegani esiste la versione senza derivati animali, così da poter ingollare la massa viscidoalcolica senza sensi di colpa. Si possono comprare già fatti al supermercato, ma prepararli insieme ai coinquilini è un’attività che forgia lo spirito di convivenza.

Convivenza che viene messa alla prova del nove quando si tratta di gestire il dopo party. Alle volte tocca letteralmente buttar fuori chi di tornare a casa sua non ne vuole sapere (a meno che abbia il beneplacito di uno dei coinquilini, che lo ospita in camera sua), altre fare i conti con qualche bicchiere caduto per terra, sempre si tratta di pulire, pulire e ancora pulire per rendere l’appartamento di nuovo abitabile e vivibile dopo la sua notte da leone.

 Ma “es ist die Mühe wert“, e uno dei modi migliori per cercare di entrare in un circuito sociale che per altre vie può risultare arduo.

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