“Diventare grandi ai tempi del Muro”: una testimonianza sugli anni della DDR

9 May 2014

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Dall’archivio di Matthias Priller

di Lucia Conti

Matthias Priller è un promoter, organizzatore di eventi e musicista (suona la batteria nella band Taikonaut). Ha vissuto la sua infanzia ai tempi del Muro e la sua prima adolescenza nel difficile periodo dell’unificazione della Germania e ci racconta la sua esperienza diretta di quegli anni.

Matthias, com’è stata la tua infanzia?
Molto felice. Ricordo in particolare che ogni estate partecipavo a un campo estivo nell’isola di Rügen, nel nord della Germania Est. Lì c’erano molti bambini, almeno cinquanta, di tutte le età. È uno dei ricordi più belli della mia infanzia.

Ti accorgevi, da bambino, che c’era qualcosa di strano intorno a te o non te ne rendevi pienamente conto?
Sì, lo capivo, ricordo che la politica era sempre molto presente, anche nelle banali discussioni di ogni giorno, e quando la famiglia si riuniva non si parlava d’altro. Sapevamo inoltre che c’era la Stasi, la polizia segreta, e che non dovevamo parlare di argomenti “sbagliati”, come per esempio i Paesi capitalisti o la Repubblica Federale Tedesca. Tra l’altro a Berlino Est noi riuscivamo a ricevere la tv dell’Ovest (nel nord o nel sud della Germania dell’Est non era neanche tecnicamente possibile). Anche se era proibito la guardavamo tutti lo stesso e attraverso gli spot pubblicitari scoprivamo l’esistenza di tutti quei prodotti che si vendevano dall’altra parte della città e che da noi invece non arrivavano. E poi, ovviamente, trovavo stranissimo vedere questo muro che sorgeva proprio nel mezzo di Berlino. Non potevamo oltrepassarlo, anche se potevamo sbirciare dall’altra parte dalla cima degli edifici più alti.

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Dall’archivio di Matthias Priller

Come hai reagito a tutto questo? Come ti sentivi?
Avrei tanto voluto avere il cioccolato che vendevano all’Ovest o le macchinine Matchbox e in generale tutti quei prodotti che a Berlino Est non potevamo acquistare e che erano, proprio per questo, doppiamente desiderabili. Mi resi invece conto della nostra condizione di isolamento per via di mio fratello. Era più grande di me di sette anni e desiderava tanto girare il mondo. Durante le vacanze avevamo sempre visitato i Paesi socialisti come l’Ungheria, la Cecoslovacchia o la Polonia, ma lui voleva andare oltre e per questa ragione studiò per diventare un marinaio… ma poi qualcosa rovinò i suoi piani.

Nel 1988, quando c’era ancora il Muro, Michael Jackson venne a suonare a Berlino. Il concerto si teneva dal lato occidentale della porta di Brandeburgo, quindi i tedeschi dell’Est potevano solo ascoltare, ma non assistere. Cominciò a montare la rabbia e quindi una protesta, che fu subito violentemente repressa. La polizia aprì gli idranti e cominciò a picchiare la folla. Vennero anche fatte diverse foto allo scopo di identificare i presunti facinorosi e mio fratello comparve in alcuni scatti. Fu così che la sua carriera di marinaio finì, ma io sentivo che probabilmente avrei avuto la stessa voglia di andarmene, quando fossi cresciuto.

Cosa puoi dirmi della Stasi?
Avevano tantissimi agenti che cercavano di ottenere informazioni in ogni modo, anche infiltrandosi nella società e creando finti rapporti di amicizia.

Intendi dire che fingevano di essere amici delle persone che controllavano?
Sì.

Hai mai avuto un’esperienza diretta di questo?
Sapevo che potevano investigare sulla gente, ma non erano davvero pericolosi per me o per la mia famiglia, anche perché i miei genitori erano membri del partito (SED), quindi non erano percepiti come una minaccia per il sistema.

Quanti anni avevi quando è caduto il Muro e quale fu la tua reazione?
Avevo tredici anni ed ero a casa, facevo i compiti. Il 9 novembre 1989 la televisione annunciò che era finalmente possibile superare il confine. Mia madre mi propose di andare a dare un’occhiata, ma io rifiutai, sostenendo di voler finire i compiti. In realtà avevo paura che se avessimo passato il confine non ci avrebbero fatto tornare indietro. Tutto stava accadendo così velocemente ed era tutto così nuovo… nessuno poteva crederci! Tra l’altro l’annuncio fu trasmesso in tv subito dopo la conferenza stampa in cui venne presa la storica decisione, ma le guardie di confine non vennero tempestivamente avvisate. Di conseguenza una folla impaziente di passare dall’altra parte del Muro cominciò a intasare i checkpoints e sulle prime i soldati cercarono di resistere, ma non durò a lungo. Le persone erano troppe e presto non fu più possibile fermarle. L’unificazione della Germania divenne ufficiale il 3 ottobre 1990. Nel settembre del 1989 mia madre era andata in Ungheria per lavoro e su un giornale aveva letto a caratteri cubitali che Erich Honecker, leader della RDT, sarebbe stato destituito un mese dopo, in ottobre. L’evento si sarebbe inoltre verificato il giorno del compleanno di mia madre, il 18 ottobre 1989, e lei ce lo preannunciò scherzandoci sopra.

Cosa accadde dopo la caduta del Muro?
Cambiò tutto e per le vecchie generazioni fu anche tragico, perché quello che avevano costruito in tanti anni venne distrutto e quasi tutti persero il lavoro. Ovviamente molte compagnie pubbliche, che formalmente appartenevano al “popolo”, chiusero o vennero vendute. In diversi Paesi socialisti, come ad esempio la Cecoslovacchia, i soldi ricavati in questo modo vennero distribuiti alla popolazione, ma nella Germania dell’Est questo non accadde. In ogni caso moltissime persone si trovarono nella necessità di cercare una nuova occupazione, cosa che non era affatto semplice. La prima fase fu di caos totale. Certamente avevamo guadagnato la libertà, ma fu davvero dura ricominciare.

In quel periodo tu eri un adolescente.
Esatto, sono nato nel 1976. Negli anni novanta cambiai scuola e notai subito la differenza rispetto al passato. Quando c’era ancora la RDT, per esempio, non era consigliabile mostrarsi troppo brillanti negli studi, perché si rischiava di essere tacciati di “individualismo” e quindi di entrare in contrasto con gli insegnamenti di una società che ci insegnava a funzionare solo collettivamente, non ad emergere singolarmente. Dopo il crollo del Muro anche questo cambiò. Inoltre era finalmente consentito avere delle opinioni personali, cosa che mi stupì moltissimo. Ricordo ancora questo nuovo insegnante di letteratura tedesca che veniva dalla Germania dell’Ovest. Una volta ci assegnò un libro da leggere e in seguito ne parlammo tutti insieme. Io non facevo che aspettare il momento in cui ci avrebbe comunicato la giusta interpretazione del testo, cosa che avveniva regolarmente, in precedenza, ma lui non lo fece e ci lasciò invece esporre liberamente le nostre opinioni, che erano molte e differenti.

[© Ulrich Joho / Flickr / CC BY SA 2.0]

DDR Jugend, 1983 [© Ulrich Joho / Flickr / CC BY SA 2.0]

Hai avuto modo di notare altri cambiamenti, all’interno della società?
Prima si parlava moltissimo di politica. Persino alle elementari era previsto un dibattito settimanale che eravamo tenuti ad organizzare. Dovevamo farlo tutti, a rotazione. Capitò anche a me.
E poi ricordo quando i prodotti provenienti dall’Ovest arrivarono finalmente anche nei nostri supermercati. All’inizio avevamo ancora il Marco tedesco dell’Est e potevamo comprare prodotti dell’Ovest, come per esempio la Coca Cola, al doppio del prezzo, perché il cambio era 1 a 2, vale a dire che potevi comprare nella Germania dell’Est per due Marchi della RDT quello che potevi comprare nella Germania dell’Ovest per un Marco Tedesco. Questo ovviamente accadeva prima del 1990, l’anno dell’unificazione monetaria.

Altri ricordi?
Un anno prima della caduta del Muro avevo desiderato, per il mio compleanno, di poter camminare lungo il Kudamm, senza sapere che il mio desiderio si sarebbe presto avverato. Comunque anche prima del 1989 le persone più anziane potevano lasciare il settore orientale, normalmente quando andavano in pensione. E una volta all’anno ricevevano cento Marchi Tedeschi dalla Germania dell’Ovest. Potevano prenderli direttamente in banca e così avevano la possibilità di comprare all’interno della Repubblica Federale prodotti da portare in dono ai familiari. Anche i miei nonni lo fecero e in questo modo finalmente riuscii ad avere le macchinine Match Box!

Michael Jackson tornò a suonare?
Non lo so, ma ci fu un grande concerto dei Pink Floyd a Potsdamer Platz, che al tempo era un grandissimo spazio completamente vuoto nel centro di Berlino, considerato una sorta di “terra di nessuno” tra l’Est e l’Ovest. Io ero più vicino al circuito punk, a quel tempo, quindi non ci andai… per me era tutto troppo mainstream!

Muro

DDR Jugend, 1985 [© Ulrich Joho / Flickr / CC BY SA 2.0]

C’erano molti musicisti punk a quel tempo, a Berlino?
Sì e il punk era molto più politico e aveva un significato più profondo di quanto ne abbia ora. Le band della Germania dell’Est erano anti-sistema e protestavano criticando le migliori condizioni dei tedeschi dell’Ovest, che avevano più soldi e più possibilità. Avevano sperato che dopo la caduta del Muro avrebbero avuto più libertà e una vita più felice, ma erano rimasti delusi dal nuovo assetto e dagli effetti collaterali del capitalismo selvaggio. Ad ogni modo non erano solo i punk a dichiararsi scontenti, ma anche molti tedeschi dell’Est in generale. Invece di costruire un nuovo modello capace di unire i lati migliori del socialismo (in primis un solido sistema di protezione sociale) e del capitalismo (libertà politica e sistemi di produzione più moderni), tutto era stato mutuato integralmente dall’esempio della Germania dell’Ovest.

Ricordi qualche band che era attiva a quel tempo e in quel tipo di circuito?
Ricordo i Sandow (un mio amico ha scritto un libro su di loro), che scrissero una bella canzone chiamata “Born in the Gdr”, gli Slime, i Feeling B (in cui militavano anche Christian “Flake” Lorenz e Paul Landers, futuri membri dei Rammstein), gli Inchtabokatables e molti altri. Il circuito era incredibilmente vivo e queste persone credevano davvero nei valori e nello stile di vita che promuovevano nelle loro canzoni. Negli anni novanta c’erano molte case occupate e gli stessi Feeling B ne occupavano una, vicino a Rosa Luxemburg Platz. L’edificio occupato più famoso a quel tempo era sicuramente il Tacheles. Molti artisti hanno lavorato e vissuto lì per anni, producendo cultura e rappresentando un modello di vita alternativo e straordinariamente stimolante fino a quando la polizia ha dato il via allo sgombero, nel 2012. Adesso è solo un’attrazione per turisti e anche il volto dell’intera area circostante è cambiato profondamente. Al posto del Tacheles vogliono costruire un nuovo centro commerciale.

Dove sono le persone che a quel tempo lottavano per un mondo migliore?
Non lo so, guarda i Rammstein. Sono una rock band commerciale, adesso. Voglio dire… amo quello che fanno, hanno creato qualcosa di nuovo e fatto conoscere al mondo un certo tipo di rock tedesco e di spirito berlinese, ma puoi renderti conto facilmente del fatto che qualcosa sia definitivamente cambiato dai tempi in cui i suoi membri erano ragazzi “punk oriented” che combattevano il sistema…

Quindi non si sfugge al capitalismo…
Forse no… ma come ti dicevo i tedeschi dell’Est avevano la possibilità di scegliere: un’unificazione rapida (cosa che accadde) o un’unificazione più lenta, ma fondata sull’evoluzione di un nostro modello e sulla modernizzazione delle nostre compagnie e che includesse la nostra influenza politica nell’ambito del nuovo assetto nazionale. Credo che invece la gente abbia semplicemente scelto il denaro…

Dopo tutti questi anni ravvisi ancora delle differenze tra berlinesi dell’Est e quelli dell’Ovest?
Percepisco una differenza, ma non la saprei definire… forse potrei dirti che generalmente i berlinesi dell’Ovest sanno “presentarsi” meglio. Tendono anche ad aspettare più a lungo, prima di avere figli, perché sono spesso preoccupati dalla possibilità che possa non essere il momento giusto. I berlinesi dell’Est vivono la cosa con maggiore spensieratezza e tendono a diventare genitori prima.

Ti piace la nuova Berlino?
È una città creativa e relativamente economica, dove è ancora possibile essere un artista e vivere di stimoli affascinanti, ma è anche diventata molto più commerciale che negli anni novanta. Tutto cambia continuamente e molto velocemente. Ad ogni modo io amo Berlino… è davvero la città migliore del mondo.

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