Disoccupazione giovanile: ai due estremi ci sono Germania e Italia

4 February 2017

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disoccupazione giovaniledi Arianna Tomaelo

Che la disoccupazione giovanile rappresenti un problema grave non è certo un segreto. Ciò che è interessante è vedere di quali numeri reali si sta parlando: cosa significa davvero “disoccupazione giovanile”?
Un’indagine effettuata da PricewaterhouseCoopers UK ha analizzato la situazione dei 35 Paesi facenti parte dell’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) e ha rivelato che se in ogni Paese venissero impiegati tutti i giovani senza lavoro o non attualmente studenti, il guadagno complessivo sarebbe esponenziale. Tanto per fare un esempio, secondo i dati riportati da PwC in Italia la crescita sarebbe quasi del 10% del PIL, vale a dire 156.000 milioni di dollari. L’indagine ha inoltre preso in esame i Paesi che fanno parte contemporaneamente dell’OCSE e dell’UE e ha registrato un divario davvero notevole.

Sul podio ci sono Germania, Austria e Svizzera, con una percentuale di giovani NEET (not in education, employment or training – ovvero che non stono studenti, lavoratori o tirocinanti) che si aggira attorno al 10%. A breve distanza ci sono i Paesi della Penisola Scandinava. Una situazione decisamente positiva, che individua un tasso di disoccupazione assolutamente non preoccupante.
Decisamente diversa è la situazione del Sud Europa, martoriato dalla crisi economica e finanziaria dei singoli Paesi e dove gli ultimi cinque posti della classifica sono occupati da Turchia, Portogallo, Spagna, Grecia e Italia. Con il suo 35% di NEET, il nostro Paese si è guadaganto addirittura l’ultimo posto. Secondo lo stesso studio un italiano al di sotto dei 34 anni su dieci, inoltre, vivrebbe sotto la soglia di povertà.

A seguito dei risultati dell’indagine, lo studio ha preso ad esame le nazioni agli estremi, e in particolare i relativi sitemi educativi, considerandoli in qualche modo la radice e la possibile soluzione del problema.
Ciò che è emerso è che il sistema scolastico dei Paesi germanofoni, chiamato anche “Dual Educational System”, sarebbe migliore dal punto di vista della preparazione rapida ed efficace dei giovani al lavoro.
In particolare si è preso in considerazione un tipo di formazione aziendale denominata “Ausbildung, finalizzata a preparare lavorativamente il giovane grazie all’inserimento all’interno di un’azienda o di una scuola professionale. Chi decide di intraprendere un’Ausbildung può scegliere tra una rosa di 356 professioni, con criteri di apprendimento e orientamento stabiliti a livello statale, per assicurare omogeneità al progetto.
Al momento nè in Italia, nè nel resto dei Paesi dell’Europa meridionale, viene adoperato un sistema come questo per prevenire la disoccupazione giovanile: già a 16 anni il ragazzo viene infatti lasciato libero se proseguire gli studi o lasciare la scuola, ma nel secondo caso non viene offerta alcuna alternativa.
Alla luce di questi dati, molti hanno suggerito la possibilitá che gli Stati maggiormente colpiti dalla disoccupazione possano rivalutare il proprio sistema educativo, pensando magari di iniziare a considerare i giovani come un investimento e non solo come una spesa.

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