Crescere a Berlino est: la storia di Michael #5

17 January 2017

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Michael è un giovane avvocato nato nel 1975 e cresciuto a Friedrichshain, Berlino est. Dopo la caduta del Muro la sua generazione è stata la prima ad avere un diploma unificato (prima i sistemi scolastici erano ovviamente divisi). Ha studiato giurisprudenza alla Humboldt Universität, a Roma e a Cittá del Capo. Durante il suo praticantato per diventare Volljurist è stato tre mesi presso l’ambasciata tedesca a Pechino, ha quindi lavorato come assistente di ricerca all’universitá di Amburgo ed è stato un funzionario pubblico nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore.
Oggi lavora nell’amministrazione della Freie Universität di Berlino ed è tornato a Friedrichshain, dove vive con il suo ragazzo, i due figli che hanno insieme e la madre dei bimbi.

Michael ha visto crollare il Muro di Berlino quando si preparava a entrare nell’adolescenza e ha deciso di fare con noi una lunga chiacchierata su quel periodo. Ci ha parlato di colori, sapori e sensazioni che non ci sono più, di un’altra Berlino e della storia di una Germania divisa, il tutto alternando la consapevolezza dell’etá adulta alle percezioni che aveva da piccolo.
Vi proponiamo quindi un bellissimo viaggio in un passato che non c’è più, ma che ancora resta saldo nella memoria di chiunque l’abbia vissuto. Lo dividiamo in diversi capitoli, che vi porteranno, passo dopo passo, nel cuore della DDR.

Michael nel salotto di casa, a Capodanno, a metá degli anni ottanta.

Michael nel salotto di casa, a Capodanno, a metá degli anni ottanta.

Come vivevi il divieto di andare all’ovest? Te ne rendevi conto o ti sembrava naturale?

All’inizio non pensavo ci fosse qualcosa di diverso, c’erano parenti di Berlino ovest che ci venivano a trovare quando volevano, diverse volte all’anno, ma a noi non era permesso andare da loro. Quando venivano, preparavamo e offrivamo loro il cibo migliore, perché i miei genitori volevano fare una buona impressione. I nostri parenti dell’ovest erano molto amichevoli ed era sempre bello quando arrivavano, portavano molti regali e odoravano esattamente come gli Intershop che erano all’est e in cui potevi pagare solo con i marchi dell’ovest.
Portavano caffè e calze per i miei genitori e dolci per noi bambini. Il vero caffé e la vera cioccolata non esistevano all’est, c’erano solo dei surrogati che avevano un sapore completamente diverso. Nel presunto caffé c’erano solo pochissimi chicchi di caffé e nel cioccolato una percentuale irrisoria di cacao. Il finto ciocciolato era chiamato Süßtafel. Solo dopo “die Wende” (il passaggio dalla DDR alla democrazia parlamentare e all’economa di mercato tra il 1989 e il 1990, ndr), quando il Muro era caduto già da molto tempo e io potevo tranquillamente andare all’ovest, notai che le cose che i nostri parenti ci portavano un tempo erano quelle più economiche, comprate nei discount. Ma in fondo questo non importa. I dolci che ricevevamo, bon bon Moam, palline colorate di gomma da masticare, orsetti gommosi e diversi tipi di cioccolato, erano presi in consegna da mia madre, messi in punti diversi della nostra casa e divisi per periodi dell’anno, in modo da non essere consumati tutti insieme. Più tardi vennero tenuti in camera da letto dei miei, in alto, nell’armadio. Questa camera poteva essere chiusa a chiave, così da impedire soprattutto a mia sorella maggiore, che in queste cose era molto “indipendente”, di mangiare tutte queste cose da sola.

Intershop photo
A volte, in alcune speciali occasioni, i cittadini della DDR potevano chiedere il permesso di andare all’ovest per ragioni molto urgenti. Queste richieste erano valutate in base a criteri non esattamente trasparenti e perlopiù rifiutate. Si doveva inoltre spiegare per iscritto e dettagliatamente il motivo per cui si voleva andare all’ovest. Una delle ragioni plausibili poteva essere il settantesimo compleanno dei nonni o il fatto che stessero per morire e i nipoti volessero vederli per l’ultima volta. In quest’ultimo caso aiutava la procedura un certificato medico da allegare alla richiesta.
In quel modo i miei genitori furono autorizzati diverse volte a viaggiare all’ovest, ma mai insieme e non sempre quando lo chiedevano. Non furono inoltre mai autorizzati a viaggiare con i loro figli, perché il governo dell’est temeva che in questo caso non sarebbero più tornati indietro. Anche il datore di lavoro di chi voleva andare all’ovest doveva scrivere qualcosa da allegare alla richiesta e i vicini dovevano confermare la sua fedeltà al sistema. Se tutto questo però accadeva e il permesso era accordato, la gioia era grande.
I nostri parenti dell’ovest erano molto felici di dare il benvenuto a chi veniva a trovarli dall’est e come parenti benestanti non erano mai avari quando si trattava di regalare dei soldi, perché i viaggiatori dell’est erano autorizzati a cambiare solo cinque o venti marchi dell’ovest all’anno, presso la banca di Stato della DDR (non lo ricordo più esattamente). A Berlino ovest ricevevi inoltre, una volta all’anno, il cosiddetto Begrüßungsgeld, 100 marchi dell’ovest di benvenuto. Questi soldi venivano normalmente investiti per portare a casa cose “preziose” che all’est non esistevano: yogurt o panna fresca dell’ovest in coppe di plastica che venivano in seguito lavate e riutilizzate come bicchieri, dispositivi elettrici come ad esempio, alla fine degli anni ottanta, dei mangiacassette, oppure, se avevi ricevuto molti soldi, una tv a colori.
Fino al 1987 avevamo solo una vecchia tv in bianco e nero. All’est esisteva solo una fabbrica di televisori a colori e veniva prodotto un solo modello. Costava 7000 marchi dell’est, che era più di sette volte il salario mensile medio. Per il matrimonio di mia sorella con uno studente di medicina dell’ovest, i miei parenti ebbero in regalo dai consuoceri 1000 marchi dell’ovest e li cambiarono in nero con 7000 marchi dell’est, che usarono proprio per comprare una tv a colori.

Quando ricevevo soldi dalla mia bisnonna che viveva all’ovest, spesso li usavo per comprare i puffi all’Intershop. Quello semplice costava due marchi e cinquanta e quelli più elaborati tre marchi e cinquanta. Oppure chiedevo al fidanzato di mia sorella di comprarmi all’ovest i libri di Asterix, che all’est non esistevano, anche se esistevano i cartoni di Asterix e Obelix che venivano trasmessi al cinema e io li adoravo. All’est c’era solo un tipo di fumetto, Mosaik. Era pedagogicamente prezioso e ricco di supense, anche adesso ho l’abbonamento.
E poi c’erano le buste di plastica dell’ovest, coperte da pubblicità colorate che erano molto apprezzate all’est. Chiunque avesse una busta del genere veniva trattato con riguardo e queste buste venivano lavate con cura e persino ostentate per la strada. Oggi posso solo scuotere la testa, pensando che a metà degli ottanta giravamo orgogliosamente per le strade o a scuola con delle buste di Aldi o Kaiser, usate anche in sostituzione delle borse sportive. Ma era cosí, a quel tempo. Portando in giro queste buste potevi mostrare ai tuoi compagni e amici che possedevi qualcosa di splendido, qualcosa dell’ovest, anche se si trattava soltanto di una vecchia busta di plastica.

Crescere a Berlino est

Berlino est, manifestazione in occasione del primo maggio, 1976. Photo by karin fischer©

Raggiunta l’età della pensione, i cittadini della DDR erano autorizzati ad andare all’ovest anche senza richiesta formale. Probabilmente il governo dell’est sperava che non tornassero, perché in questo caso i fuggitivi non avrebbero ricevuto la pensione e sarebbero rimasti a carico del governo dell’ovest. Ma solo pochissime persone scelsero di restare all’ovest, perché donne di sessanta e uomini di sessantacinque anni (questa era l’etá per andare in pensione all’est) non erano più così flessibili e pronti a lasciarsi tutto alle spalle. Ad ogni modo la gioia di aver raggiunto l’età della pensione era sempre grandissima, per le persone della DDR.
Io sapevo che le cose stavano così e che probabilmente non sarei mai stato in grado di viaggiare e vedere qualcosa del mondo o anche solo di Berlino ovest, prima dei sessantacinque anni. Penso che questa sia la ragione principale per cui adesso posso dire di aver avuto un’infanzia triste.

Di seguito i link per chi abbia voglia di leggere i precedenti capitoli della storia di Michael:

Crescere a Berlino est: la storia di Michael #1

Crescere a Berlino est: la storia di Michael #2

Crescere a Berlino est: la storia di Michael #3

Crescere a Berlino est: la storia di Michael #4

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