Dopo la Brexit Berlino potrebbe diventare la cittá più potente d’Europa

3 July 2016

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di Annika Kreusch

É passata una settimana da quando il Regno Unito ha deciso, con una lieve maggioranza del 51.9%, di lasciare l’Unione Europea. Quello che Nigel Farage aveva ripetutamente annunciato come l’Independence day della nazione, sembra essere giá molto lontano da quella che si prospetta la realtá del Regno Unito. In una parola: il caos, su moltissimi livelli.

Lo scorso venerdì David Cameron si è dimesso, terminando in questo modo improvviso un premierato di sei anni. Lascerá ufficialmente ogni incarico in ottobre, cercando di fare del suo meglio per, citando le sue esatte parole, “stabilizzare la nave” nei prossimi mesi. Ha annunciato anche che sarà il suo successore a negoziare i termini del distacco del Regno Unito e a dare il via alle procedure previste dall’articolo 50 del trattato di Lisbona, che determineranno l’uscita definitiva dall’Unione Europea. Da Bruxelles sono invece giunte reazioni immediate e contrarie. L’Unione ritiene infatti non necessario questo periodo di latenza e vuole attuare la Brexit prima possibile.

Ma chi dovrebbe essere il successore di Cameron? Chi vuole assumersi questo compito inglorioso? Boris Johnson, il possibile erede politico di Cameron, si è improvvisamente chiamato fuori rinunciando alla leadership dei conservatori, neanche una settimana dopo aver guidato il Regno Unito fuori dall’EU. Accolto da decine di contestatori all’esterno della sua casa londinese, è stato posto sotto stretta sorveglianza da parte della polizia e la sua popolaritá è in forte calo, anche per il fatto che la sterlina sia precipitata al livello più basso registrato negli ultimi trent’anni. “Non c’è un piano dietro tutto questo” ha commentato il giornalista Jakob Augstein, fondatore del settimanale “Der Freitag”, “non c’è un piano B e non c’è un piano C. E certamente non c’è un piano A”. Sta diventando sempre più chiaro che i promotori della campagna per l’uscita avevano forse la segreta speranza di perdere, magari per passare da martiri e guadagnare così una popolarità da sfruttare alle prossime elezioni. Questo prospetterebbe uno scenario inquietante, dove conseguenze radicali potrebbero essere state innescate da alcuni leader politici per rilanciare la loro carriera e perseguire interessi personali.

Grandi proteste stanno avendo luogo in Scozia e nel nord dell’Irlanda, che hanno votato entrambe per restare nell’UE. Il primo ministro scozzese, Nicola Sturgeon, ha dichiarato nell’ambito di una conferenza stampa che farà “qualunque cosa per proteggere la Scozia dal fatto di dover lasciare l’Unione Europea”. Ha quindi aggiunto che il referendum dovrebbe essere ripetuto.

Davanti a questo scenario, le eminenze dell’Unione Europea, inclusi Jean-Claude Juncker, Martin SchulzAngela Merkel, si sono dette dispiaciute, ma anche pragmatiche e rispettose della decisione dei cittadini britannici. Uno sviluppo rapido della situazione è, tuttavia, urgentemente richiesto. Bruxelles e Berlino vogliono infatti fare chiarezza e andare avanti, anche per una forma di autotutela. Perchè è ormai chiaro che anche l’Unione Europea abbia un disperato bisogno di riformare la sua politica e le sue prospettive.

La Merkel ha detto che si assicurerá che le negoziazioni non seguano il criterio del “cherry-picking”. “Ci sará necessariamente una differenza tra le nazioni che vorranno essere membri della famiglia  dell’Unione Europea e quelle che non lo saranno” ha detto testualmente la cancelliera, per poi aggiungere “chi vuole uscire da questa famiglia non può aspettarsi di disfarsi degli oneri continuando però a godere di ogni privilegio”.

Una cosa è certa: l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea aumenta il potere e l’importanza di Berlino. “Chiunque governerà la Germania riceverà un surplus di potere dalla Brexit, che lo voglia o no” ha scritto il Time Magazine. La precisazione si lega al fatto che in genere i leader politici tedeschi tendano a non volersi mostrare troppo potenti, in Europa, al fine di non rendersi invisi. In futuro però la Germania non potrá più scegliere o evitare di avere un ruolo di primo piano. E queste sono le grandi sfide che riguarderanno il Paese ed Angela Merkel.

Manfred Weber, presidente dell’EVP, compagine di centro destra del parlamento europeo, descrive la Merkel come un’ancora in un contesto burrascoso. “Dopo la Brexit avrà un grosso ruolo di leadership. Garantisce la coesione interna”, ha commentato.

Su posizioni opposte Beatrix von Storch, segretaria dell’AFD di Berlino, che ha espresso la sua gioia per la Brexit e incoraggiato anche altri Paesi europei a seguirne l’esempio, promuovendo un referendum. I social media sembrano mostrare un forte consenso popolare in questa direzione. Anche Die Linke critica la politica dell’UE, anche se da una prospettiva totalmente diversa. “Trovo giusto che i cittadini europei abbiano la possibilità di votare in caso di questioni molto importanti come il TTIP o i contratti all’interno dellUE” ha detto a “Die Welt” Sahra Wagenknecht, leader dell’opposizione del Bundestag. “Noi vogliamo cambiare l’Europa in un modo le impedisca di cadere a pezzi. Le persone dovrebbero essere libere di scegliere in quale tipo di Europa vogliono vivere”, ha precisato.

Le voci critiche sull’Unione europea stanno diventando sempre più forti, in tutto il continente. Arrivano dai partiti nazionalisti che vogliono incrementare il loro potere, fomentando la xenofobia, ma arrivano anche dai partiti e dai movimenti socialisti, che vogliono che l’Europa garantisca sicurezza e prosperità per i suoi popoli e non solo per le grandi societá di capitali. Per quanto triste possa sembrare, insomma, questa disaffezione verso l’Unione Europea non è del tutto incomprensibile, nè può essere più ignorata da Bruxelles e Strasburgo.

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