La commedia grottesca del “nuovo” aeroporto di Berlino

26 June 2014

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di Valerio Bassan
(@valeriobassan)

Grottesca come una commedia di Dürrenmatt, o come un film di Woody Allen, ma senza rifugiarsi nei cliché. Anzi. La vicenda di BER sta riscrivendo uno dei luoghi comuni più radicati, il mito – immortale, o almeno così sembrava – dell’efficienza tedesca.

Non c’è necessità di ripercorrere interamente in questa sede le tortuose vicissitudini che hanno condotto allo stato attuale: quello di un aeroporto che, a due anni dall’apertura prevista nel giugno 2012, è ancora un edificio fantasma, i cui i muri sono fatti di carte (giudiziarie, per un recente scandalo di corruzione) e le cui fondamenta poggiano sui nomi dei tanti funzionari preposti alla sua sovrintendenza e che, uno dopo l’altro, sono stati costretti alle dimissioni dall’evidenza dei fatti.

Ci sono due avvenimenti, risalenti entrambi agli ultimi sette giorni, che meglio delle parole possono spiegare lo stato delle cose. Il primo è una notizia di ieri: il magazine Stern ha riportato che Alfredo di Mauro, ingegnere deputato alla progettazione dell’impianto antincendio dell’aeroporto e licenziato a maggio, non era in realtà un vero ingegnere.

Parlando a Spreeradio, Di Mauro ha ammesso di non avere detto a nessuno della sua falsa qualifica: «Nessuno me l’ha chiesto, non era necessario per il lavoro che stavamo facendo», ha spiegato, candidamente. Sarà: eppure, guarda caso, il malfunzionamento dell’impianto antincendio è stato proprio il problema scatenante della debakel di BER, l’impedimento che ne ha impedito l’apertura nel 2012 e di cui, ancora oggi, non si è venuti a capo.

La confusione che regna attorno alla realizzazione del nuovo aeroporto, però, è esemplificata ancora meglio da un altro avvenimento risalente a pochi giorni fa. In un cassonetto della spazzatura situato in Marktstraße, a Lichtenberg – ben lontano, dunque, da Schönefeld – alcuni passanti hanno ritrovato decine di scatoloni ricolmi di documenti segreti riguardanti i piani di costruzione di BER.

I fogli, marchiati con il logo dell’aeroporto, fluttuavano sui marciapiedi, sospinti dal vento. La polizia è dovuta intervenire per sequestrare i materiali, su cui ora sarà aperta un’indagine. Il portavoce Ralf Kunkel si è detto sorpreso di come i preziosi atti possano essere finiti nella pattumiera: «L’incidente deve essere chiarito», ha spiegato.

Il già citato caso di corruzione di Jochen Großmann, un uffciale «di alto rango» impegnato nella sovrintendenza dei lavori, venuto alla luce alla fine di maggio e su cui la procura di Berlino sta ora indagando, chiude il cerchio: il suo posto è stato preso da Jörg Marks, in arrivo da Siemens, nominato nei giorni scorsi nuovo direttore tecnico del progetto. Marks, perlomeno, è davvero un ingegnere.

Intanto però il tempo scorre rapido, e una nuova data di apertura non è ancora stata annunciata. Si procederà passo dopo passo, nel tentativo di districare una matassa ingarbugliata da nodi vecchi di anni.

Sul cielo dell’aeroporto che sarebbe dovuto essere il trionfo del sindaco Klaus Wowereit, e che ne sta rappresentando invece la pietra tombale, incombe una coltre di nubi sempre più fitte. Di quelle che non fanno volare gli aerei.

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