I only come out at night: oltre lo stereotipo

11 March 2017

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stereotipo

La Rehab dice che devo fare gli sciacqui con il bicarbonato, dopo aver fatto le inalazioni con l’aerosol.  Ogniqualvolta ricordo di fare l’aerosol, eseguo. Lo dimentico troppo spesso e la cura non ha apportato alcun miglioramento. Le orecchie mi fanno male, parlare ad un volume di voce decente in posti rumorosi mi viene difficile e sento tutto con un rumore di sottofondo. Io me ne accorgo che gli altri hanno difficoltà a sentire cosa dico, a volte la gente risponde cose a caso per non offendermi. A volte non parlo nemmeno, troppa fatica, tanto non mi sente nessuno. Qualche settimana fa, mentre stavo rispondendo ad una domanda a casa di un’amica, per uno o due secondi non ho sentito più nulla, solamento l’eco della mia voce.

A volte, quando ho davvero tanta fame, mi viene da vomitare, ma non può essere questo il caso, ultimamente ho mangiato bene e tanto. Ho peccato due giorni soltanto, sono stato così poco a casa che ho persino dimenticato di mangiare. Venerdì scorso ho lavorato di sera, poi sono stato in giro fino al mattino successivo, ho dormito da un’amica ma lei non sapeva fossi da lei. Ci siamo incontrati per caso alle quattro di pomeriggio in corridoio e siamo usciti insieme. Lei è andata a lavoro e io l’ho raggiunta tre ore dopo. Ne è seguita un’altra sera di lavoro e una notte trascorsa a raggiungere gente in ogni locale possibile e come conseguenza a essere cacciati via da tutti i locali, perché in chiusura, con un gruppo sempre più numeroso. Verso le otto del mattino, un bar a Prenzlauer Berg ha aperto per noi. Aveva già le imposte chiuse, siamo entrati da una porta di servizio, hanno messo della musica e abbiamo continuato a festeggiare il compleanno di questa stage kitten che tutti mi hanno detto essere adorabile.
Ci eravamo aggregati al suo gruppo un paio d’ore prima in un altro locale che aveva già chiuso, ma ci avevano comunque fatto entrare per un paio di drink. Trascorro le mie notti a presentarmi con una marea di gente, non ricordo un solo nome.  In quest’ultimo posto dove siamo arrivati, ho discusso per ore con un amico francese della festeggiata sulle prossime elezioni presidenziali in Francia. Il ragazzino, appena ventenne, probabilmente non voterà perché si troverà in India per uno di questi work and travel che a volte allettano i giovani intraprendenti. Povero Cristo, quante gliene ho dette! “Sarà colpa TUA se quella merda fascista della Le Pen vincerà! Vai pure a cercare te stesso affanculo, non troverai nulla, bello mio”. I miei toni erano sostenuti, certo, però non ero davvero aggressivo.

Mi piace far polemica, non so come mi sia ritrovato in questo posto dove non conoscevo in realtà nessuno, e allora mi sono un po’ divertito. L’amica che era seduta accanto a lui si è voltata con gli occhi di fuori, quando ha sentito una delle mie accuse. Ha chiesto cosa stesse succedendo e quando lui ha spiegato la cosa ha aggiunto che forse avrebbe votato al primo round, ma non al secondo, se si fossero trovati a scontrarsi Le Pen e Fillon. Lui ha detto che piuttosto che i “meno peggio”, trovandosi di fronte a due scelte che ritenesse entrambe inaccettabili, avrebbe preferito non votare nessuno. Io mi sono opposto dicendo ancora una volta che in questo caso sarebbe responsabile anche lui, se dopo la May e Trump ci ritrovassimo Le Pen come vicina di casa.
L’amica si è trovata d’accordo aggiungendo che senza dubbio lei voterà, e se dovesse dover scegliere, sceglierà Fillon! Ne è seguita una breve parentesi tra i due in francese, io ho ordinato una birra e ho promesso che non avrei ripreso il discorso, mi ero divertito abbastanza. Dell’Italia ho detto che per fortuna lo schifo in cui viviamo non è pericoloso a livello europeo: la Raggi, Grillo, Salvini, un patetico disastro politico, uno dopo l’altro, tutto merito dei miei ex concittadini. Indignatevi perché gli “eroi” che hanno ucciso Amri non sono stati onorati! Certo, se non fosse stato tunisino, forse nemmeno l’avrebbero fermato, oder?

L’evasione mi ha sempre attratto, semplifica tutto perché lo annulla momentaneamente. Sono una persona piuttosto responsabile e mi do da fare cercando di non chiedere aiuto ad amici, a mammina, o allo stato (ach du lieber Jobcenter!). Oltretutto tutti i miei problemi dipendono da me soltanto, e per questo motivo non mi piace quando si cerca di aiutarmi proponendomi soluzioni. Galleggiare non è ciò a cui ambisco, sono troppo ambizioso, per cui mi darò da fare. Ho apprezzato molto le parole che un batterista di mia conoscenza, un paio di settimane fa, ha utilizzato per giustificarsi con me, in quanto coinvolto in una situazione apparentemente ambigua. Come dire che “non voleva farmi un torto”, ma io non ero arrabbiato con lui. In realtà non ero arrabbiato con nessuno, qui nessuno mi deve nulla, ma ho apprezzato questa sua presa di posizione, mi ha in un certo qual modo inorgoglito. Ci sono relazioni che prescindono da tutta questa noia e questo pseudo-drama costante, si ritorna alle origini e si parla di musica. Ho ordinato una nuova chitarra acustica.

La notte si sussegue seguendo un pattern fin troppo consolidato. Alle gig degli amici è tutto un delirio, ci si diverte ma il corpo non regge più nulla. Mi sono dato un intero giorno di ripresa, ma non è bastato, ho trascorso la notte a sudare tra i conati di vomito, apparentemente febbre. Sono stato ad un party lo scorso venerdì e avrei dovuto evitarlo, sono fin troppo friendly. Ho incontrato due ex amanti di cui, almeno in un caso, non ricordo il nome. Mi sono spinto come sempre un po’ oltre con gente che rivedrò tramite amicizie comuni, e a dire il vero per me non è un problema, potrebbero comunque crearsi situazioni di imbarazzo. A un certo punto ero così esausto che non riuscivo più a parlare o a dire nulla di sensato. Dall’esterno devo essere sembrato del tutto creepy, “è un problema se siedo qui con te? Dovrei dire qualcosa ma non ci riesco. Forse dovrei alzarmi ed andare via, ma non mi va”.
E da lì il KitKat era in chiusura e col mio nuovo gruppo di amici sono andato ad un after in un posto davvero buio. Appena entrati non abbiamo visto nulla per almeno un paio di minuti, poi abbiamo cominciato a intravedere qualcosa, le luci erano rosse e bassissime. Io trovo divertente come in questa città non ci sia un limite a nulla e inventino di tutto pur di continuare a divertirsi, anche se non accetterò i complimenti al trucco, venti ore a quelle temperature sono troppo anche per una mano ferma. E seppure odio trascinarmi, continuo a farlo. Ho apprezzato la compagnia, tra cui un fotografo israeliano con un bel portfolio online che, chissà, forse incontrerò alla Berlin Alternative Fashion WeekSono stato invitato da un altro fotografo, e se avrò modo, andrò.

Un amico che vive qui da molti anni mi ha chiesto come abbia fatto ad arrivare ed entrare subito nel “giro giusto”. Nello specifico si riferiva a musicisti/locali/etc.. Sono un city-man, è quasi naturale che mi muova in questo ambiente, ma non è abbastanza, baby.

1978551_10152332656702884_8991540083716097930_oEin Arschloch è un verme metropolitano che vive soprattutto di notte.
Ama l’anatomia, l’arte e, paradossalmente, la campagna.
Odia i tovaglioli di carta, la plastica e svegliarsi al mattino.
Nightwalker, musicista, post-modern dj, D.I.Y. creative.
Ich bin kein Künstler, ich bin ein Arschloch.

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