I only come out at night: butta via ogni ricordo.

28 November 2016

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ricordo

Io ho sempre scritto. Conservo ancora i diari di quando ero piccolo. Ammetto di aver smesso durante gli ultimi anni di università, forse non ne ho più “avuto bisogno”. A volte comunque ne sento la necessità, scrivo velocemente e sputo tutto fuori. Non voglio più rileggere cosa ho buttato giù, non è necessario.
Ascolto i Kills. Anni fa, quando ancora si lavorava su myspace e c’era un interesse diverso nei confronti della musica, delle bands e tutto era un po’ più difficile in termini di comunicazione, ma forse più efficace, mi sono scritto con Alison Mosshart. Ricordo un particolare sulle sigarette che fumava e uno su un suo orsacchiotto.

Nelle ultime settimane ho lavorato tantissimo. Sono uno sveglio a lavoro, tendo a trovare soluzioni facilmente e non mi stanco con poco. Ho mantenuto un certo controllo sulla mia alimentazione per evitare di mangiare poco o male, anche se ho avuto appena un paio d’ore libere all’interno della giornata. Il mio corpo ha comunque reagito non benissimo a tutto questo sforzo e questo stress. Sono stato malato, e lo sono ancora parzialmente, in tre diverse parti del corpo. Fra un mese circa ho un appuntamento dal medico per un esame dettagliato circa un disturbo all’orecchio sinistro. Qualche settimana fa, un martedì, sono uscito di casa con grande difficoltà per andare a lavoro, ma non riuscivo a mantenere l’equilibrio. Le vertigini mi hanno trascinato a letto, dove sono rimasto in stand-by per alcuni giorni. Sono andato da un medico, “dottoressa, mentre le parlo mi sto per caso muovendo?“, “no”, “io non la vedo come una figura immobile”.

Sto leggendo “The Children Act” di Ian McEwan. Ho letto diversi libri di quest’autore, e continua a piacermi. Non porto più il lettore mp3 con me, in giro, in questo modo non ho “distrazioni” e posso dedicarmi alla lettura durante gli spostamenti con i mezzi pubblici. Quando leggo mi sento una persona migliore, più completa.
Lo scorso weekend sono stato ad un party. Ho avuto bisogno di tanto tempo per organizzarmi, ero parecchio stanco e avevo lavorato fino al pomeriggio. Verso le due e trenta di notte è venuto a trovarmi a casa un amico e abbiamo bevuto un gin tonic, lui vive a Colonia, così dobbiamo ritagliare dei quadratini di tempo quando possibile. Verso le quattro di notte sono uscito di casa. La fila all’ingresso era ancora lunga, ma avendo un appuntamento con delle persone lì fuori, unendomi a loro mi sono risparmiato almeno cinquanta minuti di attesa.

Hieronymus Bosch photo

Hieronymus Bosch, “Il giardino delle delizie”, dettaglio. Photo by Cea.©

Negli ultimi due giorni ho sentito un freddo terribile. Indossare latex è come stare nudi. Il party è stato carino, avevo bisogno di randomness. Ho anche incontrato qualcuno di cui ho un paio di mutande a casa, è stato utile perché adesso so che non mi devo nemmeno preoccupare se possa o meno essere il caso di vederci per un caffè. Come se non ti avessi mai conosciuto, ho troppo da fare e poco tempo disponibile per ulteriore drama.
I miei compagni di viaggio sono andati via piuttosto presto, ma ho come la sensazione di non essere mai stato da solo. Sono uscito poco prima di mezzogiorno e sono andato da alcuni amici per colazione. Sono rimasto a casa loro fino alle nove di sera ed è stata una domenica deliziosa. Oggi ho fatto colazione con alcuni muffin preparati dalla padrona di casa.
Questa settimana è abbastanza piena, avremo diversi ospiti a casa e alcune cene, ma cercherò ad ogni modo di organizzarmi per andare alla mostra su Bosch all’Alte Münze. Questo è per lo meno quello che abbiamo stabilito all’alba di sabato.

C’è un tempo per tutto ma non c’è abbastanza tempo. Idealmente sono d’accordo sul concetto del “fare ciò che si può”, ma nei fatti non basta. Viviamo in un tipo di sistema in cui le priorità saranno sempre rivolte a servirlo. Lavorare è gran parte del gioco, perché soltanto così potremo permetterci le cose che ci rendono felici (che sia il tempo libero, o degli oggetti, etc). Nei fatti, non avremo abbastanza tempo libero per fare ciò che realmente vogliamo. Non tutti si chiedono cosa vogliono avere e anche se non invidio davvero chi non se ne preoccupa, penso alcuni di loro siano più felici di me. Sono soddisfatti di un qualunque lavoro perché permette loro di pagare l’affitto di un appartamento mediocre, arredato Ikea, due o tre figli da tirare su e il tempo scorre veloce e non è importante cosa si vuole, ma cosa si deve fare. Tutto ciò è deprimente tanto quanto non avere un obiettivo ed essere sempre insoddisfatti.

Step one.

 

1978551_10152332656702884_8991540083716097930_oEin Arschloch è un verme metropolitano che vive soprattutto di notte.
Ama l’anatomia, l’arte e, paradossalmente, la campagna.
Odia i tovaglioli di carta, la plastica e svegliarsi al mattino.
Nightwalker, musicista, post-modern dj, D.I.Y. creative.
Ich bin kein Künstler, ich bin ein Arschloch.

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