Carmen Bachmann, docente universitaria che non vede “rifugiati” ma “capitale umano”

25 February 2017

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Bachmann

 

di Arianna Tomaelo

Carmen Bachmann è docente universitaria presso la facoltà di finanza e contabilità di Lipsia. Da diversi mesi sta lavorando a un progetto che pone il focus sui rifugiati, ma non si tratta di una raccolta di abiti usati o di generi alimentari: la dottoressa Bachmann, infatti, si è posta come obiettivo il riscatto del capitale umano e intellettuale che queste persone sono costrette a obliare per la loro situzione politica, una volta abbandonato il Paese d’origine.
Secondo le stime dell’Agenzia per i Rifugiati delle Nazioni Unite, ogni giorno più di 30 mila persone sono costrette ad abbandonare la propria terra per fuggire da guerre, persecuzioni e terrorismo. Lipsia accoglie circa 6 mila fuggitivi, e tra questi approssimativamente un quarto possiede una laurea, un master o addiruttura un PhD in discipline scientifiche o sociali.
La riflessione di Bachmann è partita dal presupposto che un ricercatore che sospende gli studi sia una grande perdita, sia per la persona stessa ma soprattutto per la società, cui viene meno il prezioso contributo apportato dallo scienziato. Dopo aver appurato presso l’Agenzia Federale per l’Impiego di Lipsia che non esistono offerte lavorative per i rifugiati altamente specializzati, Bachmann ha deciso di far prendere al progetto una nuova piega, per creare una connessione tra questo “capitale umano e intellettuale” e le università. Praticamente, l’idea era di creare una pagina web dove i rifugiati potessero registrarsi e creare il proprio profilo professionale, in modo da rendersi visibili agli enti di ricerca che necessitassero personale specializzato.

Il sito nacque dopo 4 settimane, grazie alla collaborazione di uno studente della docente, che la aiutò a creare la pagina Chance for Science.
All’inizio la partecipazione fu pari a zero, e Bachmann pensò di aver fatto un buco nell’acqua. La svolta si ebbe quando decise di farsi conoscere dai rifugiati: recandosi personalmente nel campo profughi di Lipsia potè entrare in contatto con loro e spiegare l’entità e l’importanza del progetto.
Queste persone, che sfidano mille avversità per sopravvivere e raggiunere l’Europa, possono portare con loro durante la traversata solo poche cose essenziali e, per molti dei rifugiati, il titolo di sudio è una di queste. La dottoressa Bachmann è rimasta impressionata dalla tenacia e dalla perseveranza di queste persone. Ad oggi, più di 500 rifugiati sono registrati sul sito, e Bachmann ha già ricevuto un invito da parte dell’Unione Europea per discutere il suo progetto.

Secondo uno studio del 2015 promosso dall’Ufficio Federale che si occupa di migranti e rifugiati, la maggioranza degli immigrati qualificati proviene da Siria e Iran e si tratta quasi esclusivamente di maschi. Le testimonianze di chi “ce l’ha fatta” evidenziano, inoltre, che per i ragazzi tra i 20 e i 35 anni è molto più facile che per i colleghi più adulti mettersi in gioco in un Paese straniero e raggiungere dei buoni risultati. Ciò è dovuto, non per ultimo, alla lingua, il cui studio può rappresentare un ostacolo per coloro che si sono allontanati dagli studi da diverso tempo.
Tante storie quindi, ognuna delle quali è la dimostrazione che la cultura è, ancora una volta, quel filo rosso che unisce le persone e allontana l’ignoranza.

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