Black Christmas: odio il Natale

25 December 2016

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odio il Natale

A Berlino c’è stato un attentato terroristico, un autocarro si è lanciato sulla folla a Kurfürstendamm. In nove sono morti. Una mia amica vive lì dietro, io ho lavorato a pochi metri di distanza dal luogo interessato una decina di giorni fa, degli amici si trovavano proprio lì con la figlia, il giorno prima. Tutte coincidenze e casualità. Mia madre mi ha detto che una ragazza italiana risulta dispersa. Pensate a lei e poi alla famiglia, che è finita essa stessa sotto la furia folle di un fanatico qualunque. Io ascolto ma non voglio sapere. Non voglio vedere. Sappiamo tutti come va la vita e dobbiamo essere pragmatici, ed io lo sono, estremamente, e pure molto emotivo. A volte la vita si estingue e basta, il corpo è una macchina che non risponde più. Lo so e lo accetto, ma tutto ciò mi abbatte terribilmente. This is the last goodbye, I know. Un nuovo testo che ho iniziato a scrivere include la frase I can’t stand the smell of death. È un odore specifico e quell’odore che vuoi ricordare per sempre. Almeno un’altra volta ho riconosciuto un addio.

Non me ne frega niente del Natale
. Odio i regali e non ne faccio. Odio che tutti si sentano in diritto di baciarti e chiederti come vada. Io resto attonito, tante cose sono cambiate da quando avevo cinque, tredici, sedici o anche ventotto anni, come diamine potrei rispondervi! Non esco di casa, mio padre ha cambiato le luci in questa sala che vivo soltanto io, tre termosifoni per cercare di non gelare. Le case antiche sono fredde. Mi meraviglia sempre pensare cose come “il divano sul quale sono seduto si trovava nella casa di campagna di uno zio della nonna”. Roba che magari lui stesso aveva ereditato. Io sono vecchio come tutto questo, e se non si capisce ciò di me, non mi si conoscerà mai.

Il White Trash Fast Food ha chiuso. Sto aiutando degli amici con alcune stronzate tecniche che richiedono un po’ di tedesco. E intanto prendo appuntamenti per altre stronzate mie per le prossime settimane. È tutto un costante work in progress, non importa dove mi trovi. Ho iniziato a leggere “M train” di Patti Smith. Ho alcune nuove bozze di riff, ma sono un po’ troppo melanconici, magari con la drum machine riesco a dare al tutto un tono un po’ più voglio-sempre-romperti-il-culo. Ho lievemente modificato la disposizione dei mobili in camera. Ho sempre modificato la disposizione dei mobili nelle mie camere da letto a Roma, almeno una volta l’anno. Devo cambiare e rinnovare l’interesse nelle cose. Nella casa d’inverno dei miei genitori ho dormito in tre camere da letto diverse, finché non ho più avuto modo di cambiare e sono andato per alcune settimane a vivere nella casa al mare. Avevo sedici anni e andavo a scuola, tecnicamente non è stata la scelta migliore perché dovevo alzarmi al mattino prima del solito per guidare da un paese all’altro col freddo e di sera d’inverno in quel paese non c’è mai nessuno, tenevo le porte sempre chiuse a chiave. Tuttavia la casa è davvero ben illuminata e il mare è poco distante, si sta bene lì. Da adolescente alcuni tratti del mio carattere erano già ben definiti. Dovevo cambiare e dovevo stare da solo. Ciclicamente questa cosa si ripropone. Io odio le visite a sorpresa e odio quando suona il campanello, non sono affatto spontan, per utilizzare un termine tedesco. Mi innervosisce e non voglio rispondere (e difatti in genere non lo faccio). La casa è il mio “luogo privato”, al sicuro, lasciatemi stare da solo.

Oggi devo iniziare alcuni cicli di aerosol, ho posticipato per giorni, pur svegliandomi presto, sono stati giorni molto pieni. Apprezzo l’ordine medio-borghese delle cose, mi piacciono le formalità perché so gestirle bene, tuttavia sono salito su un piedistallo dal quale non scenderò più. Tu non esisti, e nemmeno tu! Risparmiatemi le cortesie, sono tutte stronzate ed io non me ne faccio nulla. Ieri sera, tra un bacio e l’altro, la nonnina si è addormentata tenendomi le mani, una volta eravamo noi i bambini.

1978551_10152332656702884_8991540083716097930_oEin Arschloch è un verme metropolitano che vive soprattutto di notte.
Ama l’anatomia, l’arte e, paradossalmente, la campagna.
Odia i tovaglioli di carta, la plastica e svegliarsi al mattino.
Nightwalker, musicista, post-modern dj, D.I.Y. creative.
Ich bin kein Künstler, ich bin ein Arschloch.

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