I mostri più simpatici di Berlino: intervista ai creatori di Zozoville

12 December 2014

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© rei-san on Flickr / CC BY-NC-SA 2.0

© rei-san on Flickr / CC BY-NC-SA 2.0

di Mirea Cartabbia

Se vi è capitato di passare per Mainzerstraße 12, a Friedrichshain, la sera, non potete non aver notato il graffito di un mostro dal faccino simpatico su di una saracinesca. Proprio lì ha sede una delle gallerie d’arte più simpatiche di Berlino: Zozoville.

La galleria è frutto dell’immaginazione di due giovani artisti: Mateo Dineen, statunitense ormai da undici anni residente a Berlino, e Johan Potma, olandese da ben tredici anni nella capitale tedesca. Il business di questi ragazzi va così bene che, nel 2011, i due hanno aperto insieme un’altra galleria: Onkel Zozo, in Oranienstraße 195. A rendere accessibili i lavori di questi artisti al grande pubblico, è stata l’idea di fare delle stampe di ogni opera.

Nel libro “Make Believe” (consultabile nelle gallerie), Mateo racconta che un giorno un bambino di otto anni passò casualmente alla galleria e sfogliando il portfolio restò affascinato da alcuni suoi lavori, tanto da chiedere di poterne comprare uno. Quando Mateo gli spiegò che non era possibile, perché quei lavori erano già stati venduti da tempo, il bambino rispose deluso che non era giusto e che avrebbe dovuto fare delle copie affinché tutti potessero usufruirne. Fu così che nacque l’idea delle stampe.

Ho avuto l’occasione di incontrare Mateo e Johan e di poter fare due chiacchiere con loro sul loro lavoro.

Perché avete scelto come soggetto principale i mostri?

Mateo: Ho iniziato ad interessarmi ai mostri sin da bambino e il motivo credo sia perché ricordo quanto fosse difficile disegnare oggetti che fossero realistici, come ad esempio persone, per di più in maniera corretta. Con i mostri invece, ciò che disegnavo era sempre al 100% giusto, perché era una mia creazione. Quindi fin da bambino, è stata la libertà il motore che mi ha ispirato e che continua ancora oggi ad ispirarmi. I mostri possono avere molti colori o forme, è una sorta di… i miei mostri riflettono la mente umana ma lo fanno in maniera più divertente e libera.

Johan: Le mie ragioni sono molto simili, anche se in realtà non si trattava necessariamente di voler disegnare in maniera perfetta, quanto del fatto che, fin da bambino, amavo i mostri e tutti i tipi di strane creature. Mi piaceva moltissimo il Muppet Show, gli animali strani e un po’ spaventosi e lo skateboarding. Nonostante io non provenga esattamente da una cultura di questo tipo, la passione per lo skate mi ha permesso di identificarmi con un certo tipo di immagini che influenzano la mia arte ancora oggi. Anche grazie a questa influenza, ho deciso di studiare illustrazione e quindi lo skate mi ha indicato una direzione da seguire, appunto permettendomi di capire che avrei voluto fare l’illustratore. Suppongo per me sia un buon lavoro, dal momento che amo disegnare e piano piano sono riuscito a diventare autonomo e a creare sempre di più lavori personali e sempre meno ciò che mi veniva commissionato.

"One Tooth Three", un'opera di Mateo Dineen

“One Tooth Three”, un’opera di Mateo Dineen

Perché avete scelto di trasferirvi a Berlino?

Mateo: Per le donne tedesche. Mia moglie è tedesca.

Johan: Anche la mia ragazza è tedesca. E personalmente amo Berlino, perché è una città che ti comunica un senso di libertà molto forte, c’è una grande atmosfera artistica e molto spazio. Ti senti a casa immediatamente. Questa sensazione la provo ora e l’ho provata tredici anni fa quando mi sono trasferito.

Mateo: Io non avevo alcuna idea di cosa mi aspettasse perché non ero mai stato qui prima. Quando arrivai, all’inizio rimasi un po’ schioccato per il clima, a San Francisco il clima è decisamente più temperato ma… ho imparato a capirlo, ad adattarmi e anche ad amarlo davvero molto, quindi…

Pensate che, per un artista, Berlino sia il posto giusto in cui trovarsi oggi?

Mateo: Non posso parlare per altri posti perché, ad esempio, non sono mai stato a Boston e forse è lì il luogo migliore dove essere in questo momento. Sicuramente per me e la mia esperienza, Berlino è il posto migliore in cui trovarmi. Certo le cose stanno cambiando, i prezzi degli affitti si stanno alzando, ma quando mi sono trasferito qui undici anni fa la differenza tra gli affitti in questa città e quelli di San Francisco era davvero enorme. Negli USA riuscivo a malapena a coprire il mio affitto, mentre qui in un paio di settimane riuscivo a pagare anche le spese. Finalmente iniziai a sentirmi rilassato e a mio agio. Penso che questo sia fondamentale quando sei un piccolo artista o quando vuoi iniziare un business di qualche tipo. Credo che Berlino possa offrire questo, a differenza di altre città come Parigi o Londra. Comunque ora si dice che stia diventando più difficile.

Johan: Difficile da dire. Posso dire che vivere a Berlino è molto bello ma non so se sia il posto migliore. Ma in fondo, cosa davvero può essere considerato il meglio? Per noi Berlino è ed è stata la scelta migliore. Io pensavo di fermarmi solo per un anno, poi tutto è successo velocemente, la nostra carriera è decollata…

Mateo: Quando venni qui con mia moglie le dissi: «Okay ti do cinque anni», il tempo necessario per completare i suoi studi universitari, «ma se non dovessi trovarmi bene dobbiamo essere aperti alla possibilità di trasferirci altrove.». Ne risultò che, dopo cinque anni, ero io quello che non aveva più assolutamente nessuna intenzione di trasferirsi!

Come vi siete conosciuti?

Johan: Quando arrivai a Berlino, iniziai una piccola impresa e riunii diversi artisti. Tra loro, alcuni lavoravano con Mateo e, dopo aver visto alcuni dei suoi lavori, decisi di contattarlo. Volli subito parlare con lui perché notai immediatamente che le sue opere erano molto simili alle mie. Mi sentì affascinato e curioso di conoscerlo. Ci incontrammo poco dopo e in poco tempo diventammo molto amici, anche perché pensiamo nella stessa maniera e abbiamo stili molto simili. Successivamente, lasciai quell’impresa e pensai che prima di tornare in Olanda (avevo intenzione di restare a Berlino solo per un anno) sarebbe stato bello lavorare nel mercato con lui e così iniziammo.zozoville

Mateo: Iniziammo a vendere i nostri lavori insieme e andò molto bene fin da subito. Il primo giorno di lavoro festeggiammo ma mi resi immediatamente conto che oltre ad un grande amico avevo anche un avversario, un concorrente. Perciò, per bilanciare la competizione, decidemmo di unire le forze e creare un unico grande stand insieme.

Avete entrambi studiato Illustrazione?

Mateo: Io ho studiato Illustrazione a San Francisco.

Johan: Io ho studiato Graphic Design prima e Illustrazione in Olanda poi.

Pensate che una formazione universitaria o di una scuola d’arte sia necessaria?

Mateo: La scuola aiuta.

Johan: Ci sono diversi tipi di scuole che si concentrano su aspetti talvolta anche molto diversi. Dove ho studiato io ci si concentrava molto sullo sviluppo dello stile e non tanto su come promuovere una carriera. Quindi ciò che accadeva è che molte persone alla fine del percorso di studi avevano sviluppato uno stile personale bellissimo, ma non avevano alcuna idea di come funzionasse un mercato o di come ottenere un lavoro da illustratore. Le due cose erano abbastanza sconnesse.

Mateo: La mia scuola, invece, si concentrava maggiormente sugli aspetti di mercato, ma ciò che credo di aver imparato maggiormente dalla mia formazione universitaria è stata la disciplina. Perché è qualcosa che, quando sei il capo di te stesso o quando sei autodidatta, se non hai, il non averla ti può portare al fallimento. Se impari ad essere disciplinato puoi fare molte cose. Ad esempio, con internet oggi puoi imparare molto e poi uscire nel mondo reale e mettere in pratica ciò che hai imparato; io non avevo questo tipo di disciplina prima dell’università. Avevo talento, ma appena ho iniziato la scuola d’arte, ho capito che avere talento non era poi così speciale, perché tutti gli studente di quel tipo di istituti hanno talento. Questo mi ha insegnato che bisogna lavorare sulle nostre capacità. Non puoi semplicemente pensare di disegnare qualcosa e di farlo subito perfetto e poi rilassarti. Devi lavorare duramente e io ho sempre odiato dover lavorare a lungo (ride) ma ho anche realizzato che ne vale la pena.

"Up and Onward" di Johan

“Up and Onward” di Johan Potma

Johan: Ma è anche vero che quando fai ciò che ami, lavorare duramente e a lungo non è davvero poi così male. Si tratta semplicemente di passare più tempo con i tuoi hobby, facendo ciò che ami. Ciò che noi facciamo investe la maggior parte delle nostre giornate, ma amiamo farlo. E, come Mateo ha appena detto, nessuno ama lavoro a lungo in sé e per sé. Ci deve essere un qualche riconoscimento: che può essere il denaro o la soddisfazione o qualsiasi altra cosa. Per noi il processo è già qualcosa di soddisfacente e appagante.

Mateo: È qualcosa che ti completa davvero. Io non credo che le scuole d’arte o le università siano strettamente necessarie, ma credo che ti diano una migliore prospettiva di ciò che ti circonda.

Johan: Inoltre ti danno una prima visione della competizione, che poi dovrai affrontare nel corso della tua vita. Vedi gli altri studenti attorno a te che fanno il tuo stesso percorso con risultati differenti e stai a vedere cosa succedere. Puoi iniziare a capire come le persone, che potenzialmente saranno nel tuo settore pensino, si comportano, è una sorta di metro. È anche un dialogo con i professori. Per me è stato fantastico. Assolutamente utile.

Una domanda per Mateo. La prima volta che entrai a Zozoville, notai subito la stampa «Nietzsche», che ritrae l’omonimo filosofo. Ti interessi di filosofia?

Mateo: Feci questo lavoro per un giornale chiamato “Psycologie Heute”, (ride) parola difficile da dire, nel 2008. Si tratta di un lavoro commissionato. Mi piace la filosofia, ma non sono particolarmente appassionato.

Ora una domanda per Johan. In un’altra tua intervista ho letto che la tua citazione preferita è questa: «Nulla è originale. Ruba ovunque ciò che risuona con la tua inspirazione o alimenta la tua immaginazione. Divora vecchi film, nuovi film, musica, libri, dipinti, fotografie, poesie, sogni, conversazioni casuali, architettura, ponti, segnali stradali, alberi, nuvole, corpi di acqua, luce e ombra. Seleziona solo quelle cose da cui rubare che parlano direttamente alla tua anima. Se lo fai, il tuo lavoro (e furto) sarà autentico. L’autenticità è inestimabile; l’originalità è inesistente. E non ti preoccupare di nascondere la tua ruberia. Celebrala, invece, se ne senti la voglia. In ogni caso, ricordati sempre di ciò che disse Jean-Luc Godard: “Non è da dove prendi le cose, è dove le porti.». Puoi spiegarmi il perché?

Johan: Sì è una citazione del regista Jim Jarmusch. Penso che sia molto interessante il fatto che dica che l’originalità non esiste e che dica apertamente di non aver paura di copiare. Bisogna osservare ciò che ci circonda e rubare da ciò che ci ispira: leggendo libri o fumetti, guardando film… Bisogna immagazzinare tutto ciò che ci sembra interessante e poi campionarlo e fare un proprio mix. Penso che questo sia assolutamente vero. Mi inserisco nel mondo, mi faccio ispirare da esso e poi, a partire da questa esperienza, creo qualcosa di mio. Se non facessi esperienza, non troverei nemmeno un’ispirazione, sarei escluso. Per questo cerco di impegnarmi nel fare molte cose, tra cui lo skating.

Volete dirmi qualcos’altro?
Mateo: Johan ha un grande tatuaggio di un pinguino sulla schiena, ma nessuno sa della sua esistenza.

Avete dei particolari progetti futuri?

Johan: Niente di particolare per il momento. Siamo diventati entrambi padri, a due mesi di distanza l’uno dall’altro.

Mateo: Avere un figlio ti cambia totalmente la vita.

È molto bello che, oltre alla collaborazione artistica, abbiate instaurato un’amicizia così bella.

Mateo: Ci siamo intesi fin da subito. All’inizio della nostra collaborazione eravamo soliti incontrarci la domenica e molto spesso capitava che, quando ci mostravamo i rispettivi disegni, nel corso della settimana avevamo avuto la stessa idea e l’avevamo semplicemente rielaborata in maniera diversa. È successo davvero molte volte.

Johan e Mateo hanno anche le loro gallerie personali, rispettivamente Skallywag Gallery (Neukölln) e The Cheese Mountain Tragedy (Kreuzberg). Chiunque sia interessato ad avere maggiori informazioni, a comprare dei lavori originali o delle stampe, o semplicemente a contattare i due artisti può passare tutti i martedì dalla galleria Onkel ZoZo dove troverà a turni alterni Mateo o Johan

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