Berlino, una petizione per salvare dal proibizionismo gli Späti

11 June 2015

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Photo © Tobias Herzfeld

Di Emanuela Barbiroglio

Una firma qui, prego.
Se la causa dei cosiddetti “Späti” vi sta a cuore, è arrivato il momento di fare sentire la vostra voce. E non cercate scuse: c’è anche in inglese.

Perché sempre sia benedetto il tizio sotto casa che vende pasta e latte (sovrapprezzo, fair enough) quando il frigo piange, ricariche per il cellulare quando il mondo vi ha isolato, non manca mai di fornirvi tutta la birra che volete e magari vi stampa pure il check-in per il volo all’ultimo minuto perché le stampanti di casa sono fatte per essere sempre in qualche modo rotte.
Porte aperte tutta la notte, lo dice il nome, e persino di domenica, come le chiese.

La fama da stacanovisti ha fatto di questi posti una vera istituzione. Tanto che c’è chi ha scritto una guida per sapere sempre dove si trova il più vicino, chi ha realizzato una mappa online e chi ha fatto la loro pagina di Wikipedia.

Non va dimenticato uno scomodo dettaglio: gli orari di apertura degli Spätkauf sono illegali. Come fanno i negozianti nelle stazioni o i benzinai, nei festivi si potrebbero vendere solamente giornali, cartoline, pane e fiori. Ma sappiamo tutti che è proprio mentre gli altri si attengono obbedienti alla regola che gli Späti fanno gli incassi migliori. E gira voce che a nessuno importi niente.

Non fosse che i politici hanno deciso di intervenire e la Cdu (Christlich Demokratische Union Deutschlands, Unione Cristiano-Democratica di Germania) ha minacciato il proibizionismo: gli alcolici non potranno essere venduti oltre le 22 e nessun negozio potrà tenere aperto dopo le 16 di domenica. Ne avevamo già parlato tempo fa, chiedendoci come la prenderebbero i cittadini di Berlino.

Ecco, non l’hanno presa bene e si sono messi in moto. «Dove siamo? A Monaco di Baviera?», inveisce Christina Jurgeit, la ragazza che ha organizzato sul sito change.org la petizione per salvare gli Spätkauf berlinesi.
Il guadagno di questi ultimi dipende, infatti, quasi ed esclusivamente dal lavoro domenicale, quando nessuna grande catena può fare loro concorrenza. E per Christina non è solo una questione di soldi, ma anche di cultura e di libertà.

Ora una delle cose che fanno amare Berlino così profondamente è messa a repentaglio e forse i cittadini  posso avere voce in capitolo.

“Der Tagesspiegel” si domanda se l’azione sia in effetti legale e constata che in fin dei conti non sarebbe la prima volta che un’iniziativa modesta porta a grandi cambiamenti.
Se non bastasse, God save the Spätkauf.

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