Berlino, Pride 2017: l’orgoglio e la lotta

25 July 2017

Share Button

Il Christopher Street Day 2017, il Pride di Berlino, ha avuto luogo con la consueta e festosa allegria, nonostante il tempo incerto. La parata si è snodata da Charlottenburg quasi fino alla Siegessäule sotto un sole deciso e un caldo che sembrava dovesse durare per sempre. Molti gli intervenuti, moltissime le bandiere arcobaleno appese alle finestre delle case in segno di solidarietà e molti i cittadini fermi ai lati della strada o fuori dai negozi, a salutare i carri.
L’arrivo alla porta di Brandeburgo e la relativa adunata, tuttavia, sono state compromesse da un acquazzone che ha selvaggiamente bersagliato i partecipanti, ma non ne ha compromesso lo spirito.

Photo by David Vendryes

Abbiamo partecipato all’evento insieme al fotografo David Vendryes, che ha catturato innumerevoli immagini della giornata, di cui vi presentiamo una piccola selezione.

Ancora una volta lo spirito che da sempre accompagna il Pride ha avuto anche una connotazione di forte impegno sociale, come testimoniato dal carro degli attivisti che cercano di sensibilizzare la comunità sul problema dell’HIV e su come fare per prevenirlo o per adottare un corretto stile di vita, una volta contratto il virus.
Di tanto in tanto i militanti lanciavano sulla folla flyer che ricordavano che il test è gratuito e che è quindi facile e niente affatto costoso seguire una corretta profilassi.

Photo by David Vendryes

La parata è stata aperta, tra gli altri, da Volker Beck, politico tedesco dichiaratamente omosessuale, membro del Bundestag con i Verdi e impegnato da sempre nella promozione dei diritti civili e delle minoranze. Famosa è la foto che lo mostra applaudire felice, festeggiando l’approvazione del matrimonio egualitario in parlamento.
Qui sotto potete invece vedere un’evidente parodia del presidente americano Trump e dei suoi slogan.
Trump ha da sempre mostrato un atteggiamento di decisa chiusura verso la comunità lgbt e il suo vicepresidente, Mike Pence, è dichiaratamente contrario al matrimonio egualitario e favorevole, invece, alle terapie riparative.

Photo by David Vendryes

Photo by David Vendryes

All’interno del corteo, era presente anche una nutrita rappresentanza di attivisti venezuelani.
Il Venezuela sta attraversando una drammatica crisi legata al fatto che molte persone sieropositive o malate di Aids si trovino a dover fronteggiare una preoccupante carenza di farmaci necessari alla loro sopravvivenza.
In tutto questo, i farmaci inviati dall’estero vengono regolarmente confiscati dal governo del presidente Maduro e diverse organizzazioni che hanno cercato di agire per risolvere il problema hanno ricevuto minacce di morte. Abbiamo intervistato Stor Dubiné, artista che ha contribuito alla campagna di sensibilizzazione sul tema, a e ci ha parlato di una situazione al collasso e di un’emergenza sanitaria drammatica.

Photo by David Vendryes

Photo by David Vendryes

Presenti alla parata omosessuali, lesbiche, bisessuali, asessuali (inclusa Irina, a cui abbiamo riferito il grande successo riscontrato dalla sua intervista), famiglie arcobaleno, ma anche tanti eterosessuali solidali e attivisti dei diritti civili.
Tra le note di colore un gruppo di anziani omosessuali bavaresi in lederhosen, uno dei quali si aggirava in bicicletta cantando la sigla di “Heidi” in tedesco e uno sparuto gruppo di supporter della legalizzazione della marijuana. Forse non avevano ben chiaro il tema della parata, ma se al mondo esiste qualcosa di inclusivo, quello è il Christopher Street Day di Berlino.

Photo by David Vendryes

Il Pride di quest’anno è stato sicuramente caratterizzato da un entusiasmo nuovo, legato all’approvazione della nuova legge sul matrimonio egualitario. In Germania infatti, è stato ormai colmato quel divario che divideva i cittadini, escludendone una parte dall’esercizio di un fondamentali diritto civile, come la libertà di contrarre matrimonio.

All’interno del corteo, però, hanno marciato anche moltissimi omosessuali di altri Paesi del mondo e che non sono altrettanto fortunati in quanto discriminati, attaccati o addirittura resi oggetto di violenze di ogni tipo. Sono ancora 78 i Paesi in cui l’omosessualità è reato e le pene previste vanno dal carcere alla pena capitale, passando per mutilazioni, frustate, lavori forzati, internamento in cliniche psichiatriche, stupri correttivi e deportazione.
Senza contare i Paesi europei in cui le conquiste che la comunità lgbt ha ottenuto in Germania, sono ancora un’utopia.

Anche per questo ha senso il Pride, perché ricorda ai singoli, ovunque vivano e qualunque sia la loro storia, che sono parte di una comunità globale che continua a lottare per tutti.

Photo by David Vendryes

Share Button