Berlino, la “Mecca” delle donne digitali

2 July 2012

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© Forbes

Sono giovani, sono donne e stanno cambiando il volto della tecnologia. Che cos’hanno in comune? Beh, semplice: vivono a Berlino. Forbes, la nota rivista americana che si occupa di economia e di finanza, ha incoronato la capitale tedesca come nuova Mecca delle giovani informatiche di tutto il mondo. É qui, infatti, che si sono trasferite decine di appassionate di codici e software, affascinate dalla città e dal suo fermento creativo. Tutte con un obiettivo ben chiaro in mente: trasformare la loro start-up da esperimenti a realtà imprenditoriali di successo.

Anche prima che Forbes se ne accorgesse, comunque, non era mistero che Berlino fosse davvero un punto di contatto importante nella scena creativa digitale in rosa. A testimonianza della crescita di una comunità sempre più folta, infatti, è nato già da qualche mese in città Berlin Geekettes, un portale creato per dare visibilità e creare un network di tutte le forze femminili appassionate di tecnologia della Hauptstadt. La fondatrice delle Geekettes, l’americana Jess Erickson, è da diversi anni una delle protagoniste della scena delle start-up locale. Tra le intervistate come “Geekette of the week” spunta anche qualche italiana, come l’italo-berlinese Silvia Foglia, country manager di Twago.

 «A Berlino c’è davvero questa sorta di incubatore per creativi», ha spiegato a Forbes Stefanie Hoffman, 34enne sviluppatrice di Gabi, una app per iPhone che seleziona il meglio dei newsfeed di Facebook.  Mossa dall’amore per le infografiche e per il racconto, Stefanie ha dato vita ad un’applicazione di successo, dopo un processo di sviluppo e testing durato sette mesi. Del resto, lei nella tecnologia ci è nata: «Uno dei miei primi regali di compleanno fu una calcolatrice scientifica… amavo schiacciare i bottoni».

Una delle veterane della scena delle start-up berlinesi è Zoe Adamovicz, 33enne originaria della Polonia. Dal ’99 ad oggi, Zoe ha lanciato sei diverse aziende. Il suo ultimo progetto, di grande successo, si chiama Xyologic ed è un software che permette una ricerca dati “intelligente”, combinando un database proveniente da applicazioni di trenta Paesi diversi: una sorta di Google delle app, per il cui sviluppo è stato necessario un lavoro di oltre due anni.«Nascono più app oggi che siti internet negli anni ’90”, ha raccontato Adamovicz a Forbes. Per lei, però, sono ancora troppo poche le donne coinvolte nella scena digitale: «Dovunque io vada, vedo pochissime donne, in particolare nelle posizioni lavorative di comando».

Una disparità che lei analizza così: «Quando sei una delle pochissime ragazze in un corso di laurea in informatica composto soltanto da uomini, allora sei costantemente sotto i riflettori. É una cosa positiva e negativa, che si riflette anche in ambito lavorativo». Per Zoe, la colpa della scarsa presenza femminile non è solo degli uomini. «Credo che, in qualche maniera, le donne si sentano intimidite. Ma il blocco è in loro stesse. Con il mio lavoro voglio cercare di ispirare queste ragazze, in modo che possano diventare più coraggiose».

Una situazione in cui sono ancora radicati molti pregiudizi: «Siamo nel 2012 ma penso che molti, pur senza rendersene conto, pensano ancora per stereotipi», spiega a Forbes Daniela Schiffer, co-fondatrice di Changers, una compagnia che ottimizza la produzione di energia pulita. «Se sei una donna e lavori nel mondo della moda nessuno ti dice nulla, se invece fai parte di una start-up devi convincere i colleghi ed i clienti di essere in grado di fare il tuo lavoro». Una cosa che a lei è riuscita molto bene: «Credo di essere nata con la mentalità imprenditoriale», conclude Schiffer. «Penso sia una caratteristica innata». E indipendente – aggiungiamo noi – dal genere sessuale.

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