Dall’Italia a Potsdam per la ricerca neuroscientifica: l’esperienza di Claudia Gianelli

21 February 2014

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«Dimmi come agisci e ti dirò chi sei». Nel settore delle neuroscienze l’azione “visibile” è davvero molto importante: il sistema nervoso, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non si studia soltanto “dall’interno”.

La stretta interconnessione tra movimenti corporei, esperienza ed utilizzo del linguaggio sono oggi l’oggetto di studio del laboratorio d’avanguardia dell’Università di Potsdam, il Potsdam Embodied Cognition Group (PECoG), coordinato dal professor Martin Fischer.

All’interno del team che compone il laboratorio, c’è anche un’italiana: è Claudia Gianelli, 32 anni, ricercatrice che dal 2012 è stata chiamata a sviluppare la parte più strettamente neuroscientifica del laboratorio. La abbiamo incontrata per farci raccontare la sua esperienza di ricerca in Germania.

Claudia, come ti sei avvicinata allo studio delle sistema nervoso?
In realtà, quasi per caso. Io vengo da una formazione diversa, mi sono laureata in semiotica. Dopo aver ottenuto la laurea, però, ho cominciato a collaborare prima con un gruppo di ricerca a Bologna, poi con il laboratorio di neuroscienze dell’Università di Parma dove sono stati scoperti i neuroni specchio. Lì ho iniziato un dottorato di ricerca internazionale dividendomi prima fra Parma e Bologna, e per un anno Lione.

Dopo la Francia e l’Italia, la Germania. Com’è nato il contatto con Potsdam?
Ancora una volta, in modo inaspettato. È cominciato tutto leggendo un annuncio di Martin Fischer, il direttore di PECoG, che cercava ricercatori post-doc per il suo nuovo laboratorio. Ho risposto e dopo poco mi hanno offerto il lavoro, con l’incarico di collaborare alla creazione della parte più neuroscientifica del laboratorio. Ci ho riflettuto un po’ prima di accettare, ma la tentazione di Potsdam e di Berlino era troppo grande.

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Il laboratorio si occupa di Embodied Cognition. Di che cosa si tratta?
La Embodied Cognition è una linea teorica e sperimentale che attraversa i campi della psicologia e delle neuroscienze. Secondo questo approccio, ognuno di noi sviluppa un’esperienza del mondo fortemente legata al corpo, ai sensi e agli aspetti motori che si riattiva quando affrontiamo le diverse situazioni della quotidianità. In pratica, la Embodied Cognition sostiene che la natura della mente umana sia determinata in larga parte dalla forma del corpo umano. Le strutture percettive, dunque, plasmerebbero le nostre strutture cognitive e linguistiche.

Al momento, lavorate su due filoni di ricerca principali. Quali sono?
Il primo filone affronta il tema dei numeri. Esplora come il nostro cervello risponde quando dobbiamo riconoscere un numero, quando dobbiamo dire se è maggiore o minore di un altro, quando dobbiamo contare con le dita: se cominciamo dalla mano destra oppure dalla sinistra, per farti un esempio. L’idea di base è che l’esperienza dei numero non sia un concetto puramente astratto, ma si basi anche sulle nostre esperienze motorie con quantità e numeri, come appunto contare con le dita quando siamo bambini.

E il secondo filone?
Il secondo è quello che porto avanti in prima persona, e riguarda l’azione. Indago, attraverso esperimenti pratici, in che modo l’esecuzione di semplici azioni si modifica a seconda del compito che bisogna eseguire. Ad esempio, posso chiederti di afferrare una palla; a te sembrerà di compiere esattamente la stessa azione ogni volta. In realtà, sarai influenzato da quello che accade attorno a te.

In che modo?
Ad esempio, se ti chiedo di afferrare la palla e qualcuno ti osserva, il tuo modo di agire cambierà. Oppure se ti chiedo di afferrare la palla e poi di passarla a qualcuno, il tuo corpo si muoverà in un modo ancora diverso. Ci sono differenze cinematiche, talvolta quasi impercettibili all’occhio umano, che determinano lo svolgimento dell’intera azione e hanno un ruolo nella gestione delle interazioni sociali. A questo tipo di osservazione, uniamo l’utilizzo della Stimolazione Magnetica Transcranica.

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Ci spieghi cos’è?
Non bisogna farsi trarre in inganno dal nome spaventoso: in realtà, la TMS è una tecnica assolutamente sicura e non invasiva che ci permette di andare a stimolare varie zone della corteccia cerebrale attraverso l’utilizzo di un campo magnetico. Ad esempio, se ti stimolo l’area della corteccia che controlla la mano, la mano si muove e posso registrare i movimenti evocati in singoli muscoli. Questa stimolazione può essere usata per fare ricerca di base, come avviene da noi, ma anche per il trattamento della depressione e altre patologie.

Qual è stata la più grande soddisfazione da quando sei arrivata al PECOG?
Sicuramente la creazione fisica del laboratorio di TMS, dal momento che sono stata assunta proprio per questo. Certamente rispetto all’Italia ho potuto gestire un budget molto elevato , ma seguendo i meccanismi della burocrazia tedesca: non sono lenti in sé, ma sono estremamente rigidi. Ora il laboratorio è a regime, può gestire diversi progetti e puntiamo ad allargarlo ulteriormente.

A proposito di progetti, ce n’è uno che può interessare i nostri lettori italiani. Di che cosa si tratta?
Sì, proprio in questi giorni abbiamo iniziato un esperimento di TMS in collaborazione con l’Università di Catanzaro. Il nostro scopo è utilizzare la stimolazione magnetica per chiarire I meccanismi per cui comprendere semplici frasi di azione (“Mario calciava la palla”) coinvolge il nostro sistema motorio. Per questo studio testeremo solo partecipanti italiani – al momento solo maschi – quindi invito tutti i lettori interessati a mettersi in contatto con me (claudia.gianelli@uni-potsdam.de).

Potsdam Embodied Cognition Group
Karl-Liebknecht-Str. 24-25
14476 Potsdam OT Golm

– Contenuto sponsorizzato da Potsdam Embodied Cognition Group –

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